di Lelio Antonio Deganutti
Nel terzo capitolo del Vangelo secondo Giovanni, si svolge un incontro silenzioso e notturno, che ha attraversato i secoli con un’aura di mistero e di profondità: quello tra Gesù e Nicodemo. È un dialogo breve ma vertiginoso, in cui il Maestro non offre formule, ma spalanca l’abisso del Mistero. Al centro di questa conversazione troviamo una frase folgorante:
«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va. Così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8).
L’iniziativa dello Spirito: l’uomo non è il centro
Gesù parla a Nicodemo, dottore della Legge, uomo formato nel rigore della Torah e nella convinzione che l’uomo debba fare qualcosa per ottenere la salvezza. Ma proprio a lui Gesù rivela una verità destabilizzante: la nuova nascita, quella che apre alla vita eterna, non è frutto dello sforzo umano, ma un atto gratuito e imprevedibile dello Spirito.
Come il vento che non può essere controllato né spiegato, lo Spirito di Dio agisce secondo una logica che sfugge alle categorie della legge, del merito, del controllo.
In questo senso, Gesù non sta solo parlando di un nuovo modo di vivere la fede. Sta dichiarando che tutto è grazia. Che il Regno di Dio non si conquista, ma si riceve. E che l’uomo non può programmare il proprio risveglio spirituale, né costruire da sé la propria salvezza. Nulla dipende da noi. Tutto è già pronto.
Nicodemo e la resa al Mistero
La figura di Nicodemo, che ritornerà alla fine del Vangelo portando aromi per la sepoltura di Cristo (Gv 19,39), è emblematica proprio per questo: egli rappresenta l’uomo religioso che, a un certo punto, deve imparare ad arrendersi alla logica della grazia. Deve lasciare le certezze dottrinali per entrare nel mistero del dono.
Nel cuore della notte, davanti a un Gesù che parla in modo spiazzante, Nicodemo non capisce subito. Ma l’incomprensione non è una colpa. È l’inizio dell’umiltà. È lì che può iniziare il lavoro invisibile dello Spirito.
La grazia: realtà già presente, non premio futuro
Tutto è già pronto: è questa la grande notizia. Non bisogna attendere la perfezione per ricevere l’amore di Dio. Non bisogna “essere degni” per essere raggiunti dalla salvezza. Lo Spirito non si lascia imbrigliare dalla morale o dalla dottrina. Il vento soffia dove vuole. La grazia non ha condizioni.
Gesù stesso, nel parlare a Nicodemo, non dice: «Se farai questo, allora nascerai di nuovo». Ma afferma: «Bisogna nascere dall’alto», cioè ricevere qualcosa che viene da Dio e che l’uomo non può procurarsi da sé.
Una teologia della resa e della fiducia
Il dialogo tra Gesù e Nicodemo ci impone una conversione radicale dello sguardo. Non siamo chiamati innanzitutto ad agire, ma a ricevere. Non a costruire, ma ad accogliere. Non a comprendere tutto, ma a fidarci di un Vento che ci precede e ci guida senza chiedere il nostro permesso.
Questa è la via della grazia: l’umile apertura al dono, la rinuncia al controllo, la fiducia nella libertà dell’amore divino.
In un’epoca ossessionata dal risultato, dal merito, dal controllo sulle emozioni e sulle esperienze spirituali, la lezione che Gesù offre a Nicodemo è scandalosa e liberante: la salvezza non si conquista, si accoglie.
Il vento dello Spirito soffia dove vuole. A noi è chiesto solo di ascoltarne la voce e di lasciarci trasportare.
Il resto — tutto ciò che conta davvero — è già pronto. È grazia.
