MANU: IL SIMBOLISMO DELL’UOMO UNIVERSALE

di Francesco Centineo

Nell’antica tradizione indù, la quale è d’origine borea ed è perciò veramente primordiale, risalente all’initium  del nostro ciclo o Manvantara, l’Uomo universale viene appellato con il nome di Manu. Il sostantivo Manu proviene dall’antico radicale indoeuropeo Man ; nell’antica lingua sanscrita tale radicale è legato e riferito principalmente all’atto di pensare, riflettere, immaginare, ovvero, a quell’attività che è peculiare e caratterizzante l’essere umano nella sua essenza, gli indù la chiamano Manas che si traduce con la locuzione potere mentale, i latini la definivano Vis Mentis, ove Vis significa potere e Mentis significa «mente» (mens, mentis); nella lingua inglese il sostantivo Men indica tanto l’«uomo» inteso come maschio adulto quanto l’umanità in senso generico ed «individuale», ogni individuo è un «uomo». L’atto di riflettere la luce divina e solare (l’Intelletto, lo Spirito) è spesso associato al simbolismo lunare; Aristotele collega l’essere umano, intendendolo come principio animico, o individuale, al mondo lunare; questo mondo è al centro tra quello solare e quello terrestre; l’uomo di Aristotele è psyché, principio vitale ed organizzatore del cosmo, per Aristotele «l’anima è l’essenza o forma sostanziale del vivente»; nella tradizione indù Manu è associato alla coscienza cosmica. Nella lingua inglese vi è il sostantivo Moon (Luna) che  proviene sempre dal radicale Man

Se Aristotele (secondo gli accademici) considerava l’Anima essente parte dell’uomo corporeo, sicché ne è il principio vivente, Platone (secondo gli accademici), invece, considerava l’Anima essere separata dall’uomo corporeo. La Verità come al solito sta nel mezzo: l’Anima è tanto parte dell’essere umano corporeo quanto superiore ad esso. L’Anima si situa al centro tra Spirito Materia; nella lingua sanscrita vi sono due termini che sono in tal senso chiarificatori e sono precisamente il sostantivo Atman ed il sostantivo JivatmanAtman è il Sé eterno, immutabile e universale (essenza divina), mentre il Jivatman è l’anima individuale, l’Atman incarnato.

L’Atman, il Sé, e il Jivatman, l’Io, che ne è il riflesso, sono legati da un filo invisibile che per l’appunto gli indù definiscono con il nome di sutratma e che possiamo tradurre con  la locuzione di filo-anima . Nella Bhagavad Gita Krsna rivolgendosi ad Arjuna esclama, «sappi per certo che Io sono la fonte e la dissoluzione di tutto ciò che di materiale e di spirituale esiste in questo mondo. Tutto su di Me riposa come perle su di un filo.»; il simbolismo indoàrio è chiaramente intellegibile: il Sé è al di sopra sia dei mondi materiali che dei mondi spirituali, ovvero, sia di ciò che vi è al di sopra, sia di ciò che vi è al di sotto del nostro mondo (stato d’esistenza). L’Universo si compone di una catena di mondi e il nostro si trova al centro di questa catena; l’Atman, lo Spirito puro e libero da ogni condizione, è il principio da cui tutto dipende e Manu ne è il riflesso primo (il filo invisibile) ed è anch’esso un principio poiché così va inteso. Manu è il Re del Mondo, Signore Universale della Ruota Cosmica, Colui che detta la Legge; nel saggio Introduzione generale allo studio delle dottrine indù il metafisico René Guénon spiegava:

«In linea di principio, la «legge» può essere considerata un «volere universale» […]. L’espressione di questo volere in ogni stato dell’esistenza manifestata è designata come Prajapati o il «Signore degli esseri prodotti»; e in ogni ciclo cosmico  particolare questo stesso volere si manifesta come Manu che dà a tale ciclo la legge che gli è propria […]; esso designa propriamente un principio che si potrebbe definire secondo il significato della radice verbale man, come «intelligenza cosmica» o «pensiero riflesso dell’ordine universale». Questo principio è d’altra parte visto come il prototipo dell’uomo, il quale è chiamato manava in quanto è considerato essenzialmente un «essere pensante» caratterizzato dal possesso del manas, elemento mentale o razionale, la concezione del Manu è dunque equivalente, almeno per certi aspetti, a quello che altre tradizioni, in particolare la cabala ebraica e l’esoterismo musulmano, designano come l’«Uomo universale», e che il, taoismo chiama il «Re». […] Insomma, la legge del Manu per un ciclo o una collettività qualsivoglia, non è altro che l’osservanza dei rapporti gerarchici naturali che esistono negli esseri sottoposti alle condizioni specifiche dei quel ciclo.»

Manu è tanto il Signore del nostro mondo quanto dell’intero Universo; un Kalpa (giorno di Brahma o «creazione universale») si compone di 14 Manvantara; ogni Manvantara è retto da un differente Rex Sacrorum o Manu ; ogni Manu non è nient’altro che un differente aspetto dello stesso Manu primordialeManu è «Uno» ma molteplici sono i suoi volti; come ha ben spiegato il Guénon «diversi Manu» sono subordinati «all’Adi Manu Manu primordiale; ma in ragione della coesistenza delle «sette terre», esercitano sotto un certo aspetto, le loro funzioni in modo permanente e simultaneo.»**; se da un punto di vista umano questi mondi vanno considerati come «successivi» (cronologicamente passati [mondi inferiori], presente [mondo umano] e futuri [mondi superiori]) dal punto di vista dell’Adi Manu vanno considerati come «simultanei»; il nostro è il settimo ed è «centrale» poiché si «situa» alla fine dei 7 mondi celesti e all’inizio dei 7 mondi terrestri; la sfera superiore della serie inferiore è analogicamente connessa con la sfera inferiore della serie superiore poiché ne è il «riflesso»; il nostro mondo sublunare dipende dal mondo lunare; il settimo Manu, è il Signore, il legislatore o reggitore, della nostra sfera o mondo; dal nostro punto di vista possiamo quindi considerare il nostro mondo essere presente, i 6 mondi inferiori come già passati o percorsi, ed i 7 mondi superiori, compresa la sfera lunare, successivi o futuri rispetto al nostro; alla «sfera lunare» avranno accesso coloro i quali saranno salvati che godranno della beatitudine divina fino alla fine dei tempi; delle altre sfere celesti non possiamo occuparcene; diremo solo che chi è «salvo» è già virtualmente in comunicazione con gli «stati superiori dell’Essere» e quindi con l’Adi Manu poiché i giusti una volta morti si liberano della carne e trasmutano in pura Anima, situandosi al centro della nostra sfera, e quindi, al di sopra di essa: il punto centrale del piano orizzontale dello sferoide universale oltre ad essere il punto d’intersezione della croce a quattro braccia, ovvero del disco che taglia in due tale sferoide, stabilisce anche il punto di comunicazione con gli stati superiori ed inferiori dell’Essere, ovvero con le altre sezioni di cui si compone lo sferoide: il punto centrale dello stato umano è il punto d’intersezione tra il piano orizzontale e l’asse verticale; il centro dello stato umano è virtualmente in comunicazione con tutti gli altri stati dell’Essere ed è perciò il punto di partenza da cui realizzare gli stati superiori dell’Essere. In tutte le tradizioni si parla di uno stato primordiale o edenico in cui viveva l’uomo in illo tempore.***

Al simbolismo lunare è strettamente legato il numero 7; la settimana è determinata dal ciclo lunare; la settimana inizia di lune-dì, Moon-day ; sette sono i giorni della settimana così come sette sono le direzioni spaziali (il centro viene considerato il cuore delle 6 direzioni e perciò viene considerato anch’esso una direzione, o meglio sarebbe definirlo essere la direzione delle direzioni, il punto, il «centro», in cui ogni opposizione si risolve*); il 7 è anche il quarto numero nella serie dei numeri maschili che sono numeri indivisibili**; il numero 4 ed il numero 7 sono intrinsecamente legati l’uno all’altro; entrambi rappresentano e simboleggiano la «Croce»; se il 4 simboleggia il generatore del movimento, il motore immobile, principio di ogni manifestazione, il numero 7 rappresenta il compimento del movimento, ovvero, l’effetto universo : lo squartamento, il sacrificio dell’Uomo universale genera l’espansione dell’Universo (spazio-tempo) che si estende per le 6 direzioni, il monogramma del Cristo Re e il Sigillo di Salomone rendono «precisamente» l’idea del numero «7»; nel libro della Genesi leggiamo che «Dio creò i cieli e la terra in sei periodi di tempo che Egli chiamò «giorni»: «Il settimo giorno, Iddio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò»

Il 7 simboleggia il ritorno al «centro» che l’Essere compie dopo aver creato l’Universo: il numero 7 simboleggia il compimento dell’atto della creazione. L’agente di movimento che opera per Volontà del Padre è il Figlio, ovvero, il Logos, l’Uomo universale; Il Cristo è tanto il numero 4 quanto il numero 7: 

«Clemente d’Alessandria dice che da Dio, “Cuore dell’Universo” prendono origine le estensioni indefinite che si dirigono l’una in alto, l’altra in basso, questa a destra, quella a sinistra, l’una davanti e l’altra indietro; dirigendo il suo sguardo verso queste sei estensioni come verso un numero sempre uguale, egli completa il mondo; egli è l’inizio e la fine (l’alpha e l’omega); in lui terminano le sei fasi del tempo, ed è da lui che ricevono la loro estensioni indefinita, questo è il segreto del numero sette». Lo stesso simbolismo si trova anche nella Qabbalah ebraica, in cui si parla del «Santo Palazzo» o «Palazzo interiore» situato al centro delle sei direzioni dello spazio. Le tre lettere de nome divino Jehovah con la loro sestuplice permutazione secondo le sei direzioni, indicano l’immanenza di Dio in seno al mondo, cioè la manifestazione del Logos al centro di tutte le cose, nel punto primordiale di cui le estensioni indefinite non sono che l’espansione o lo sviluppo: «Egli formò dal Thohu (il vuoto) qualche cosa e fece da ciò che non era ciò che è. Egli intagliò delle grandi colonne dall’etere inafferrabile. Egli rifletté e la Parola (Memra) produsse ogni oggetto con il suo Nome Uno».***

Manu è Colui che ordina il tempo (suono) e lo spazio (luce); l’Uomo universale è misura d’ogni cosa: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era con Dio*.


Nel simbolismo indoàrio vi è un sostantivo, «Mantra», che rimanda chiaramente sia all’idea di Verbo che all’idea di misura: «il Mantra è un suono, sillaba, parola o frase sacra in sanscrito, ripetuta per favorire la meditazione, la concentrazione e la trasformazione della coscienza. Etimologicamente deriva dalle radici sanscrite man- (“mente”, “pensare”) e -tra (“strumento” o “proteggere”, “liberare”), significando “strumento del pensiero” o “ciò che libera/protegge la mente.»; inoltre vi è un altro sostantivo, matra (मात्रा), che in sanscrito significa “misura”, “quantità” o “unità di tempo”. In latino il verbo metiri che deriva chiaramente dallo stesso radicale da cui deriva matra significa anch’esso misurare ma si riferisce più precisamente ad una misura spaziale invece che temporale ma come possiamo notare in italiano vi sono due termini, metrica e metro, che rimandano, l’uno, all’idea di misura temporale e l’altro all’idea di misura spaziale. 

«Man» questo arcaico radicale della tradizione indoeuropea è sacro e potente, così importante poiché l’essere u-man-o attraverso il potere delle proprie mani e della propria mente, man-ipola la materia ed ordina il mondo: Manu è Logos, parola e pensiero in atto, causa efficiente d’ogni cosa che vi è nell’Universo; Manu è il Cristo Re, Signore di Pace e di Giustizia e che sempre sia lodato!

Francesco Centineo

** René Guénon, Forme Tradizionali e Cicli Cosmici pag. 13, edizioni Mediterranee

***https://sfero.me/article/-simbolismo-croce-uomo-universale- 

*Nota bene: La somma del 3 spirituale e del 4 materiale è 7. Nell’educazione medievale , gli studenti studiavano il trivio (grammatica, retorica e logica) e il quadrivio (musica, aritmetica, geometria e astronomia), per un totale di sette materie, collettivamente note come arti liberali . L’interesse pitagorico per gli schemi matematici nella musica attribuisce al 7 un ruolo privilegiato.

**Nota bene: il 2 è anch’esso un numero «indivisibile» poiché è un numero primo ma esso è un numero femminile sicché pari e non dispari; il 2 nella scienza tradizionale dei numeri viene considerato essere il segno che rappresenta il principio del femminino sacro o della sostanza universale: la radice oscura di ogni manifestazione. 

*** René Guénon, citazione tratta da «Il Simbolismo della Croce»

*https://www.augustinus.it/italiano/genesi_lettera/index2.htm 

IL SIMBOLISMO DELLO SWASTIKA E L’UOMO UNIVERSALE

di Francesco Centineo

«Swastika è una parola sanscrita. Questo termine maschile, contrariamente alla nostra pronuncia italiana che lo vuole femminile, è composto dal prefisso sw- che significa “bene” e -asti che è coniugazione del verbo essere, il suffisso -ka starebbe a indicare un diminutivo, quindi letteralmente lo swastika sarebbe “un piccolo portafortuna”, qualcosa di estremamente positivo. Tutt’oggi non sarà difficile trovarlo inciso sulle porte delle case o sui muri, passeggiando per le vie di Bali o in Lituania: si tratta di una croce con quattro bracci di uguale lunghezza, ognuno terminante con “un uncino”, o una curvatura, rivolta verso destra o sinistra (in India, tradizionalmente, verso destra).» – https://www.geopop.it/che-cose-la-svastica-la-storia-e-il-significato-del-simbolo-demonizzato-dopo-il-nazismo/ 

Molti associano questo simbolo al nazismo, ma lo swastika accompagna l’essere umano fin dai primordi della nostra umanità; sin dal paleolitico i nostri antenati l’hanno tracciato e contemplato. Lo swastika rappresenta la «croce in movimento», il movimento generato per Volontà dello Spirito, dall’energia cosmica: i bracci piegati simboleggiano il moto rotatorio tramite cui s’ingenera l’Universo. 

Ab origine vi era il caos, poi venne il cosmos: l’Uomo Universale si separa, si sacrifica, si squarta e tramite tal movimento rotatorio da vita all’effetto universo. Questo moto è vibratorio e ciclico, rappresentabile tramite un continuo propagarsi di cerchi concentrici di energia. Lo swastika nella sua semplicità ed essenzialità simboleggia il flusso perpetuo del divenire cosmico. La croce in movimento può essere associata al simbolo della spirale.

Nei suoi studi il matematico e metafisico Guénon si peritava di ricordarci che tal movimento si svolge tanto in maniera centrifuga quanto in maniera centripeta, tramite l’azione espansiva del Cielo e la reazione contrattiva della Terra. Tal significato simbolico è forse ancor più chiaro nel simbolismo dello yin-yang, laddove le due metà sinuose l’una nera e l’altra bianca sono associabili a due spirali ed anche al numero 6 ed al numero 9 che sono anch’essi segni simbolici, dei quali l’uno, il 9 (soluzione), è associabile al moto centrifugo e l’altro, il 6 (coagulazione), è associabile al moto centripeto; questi due movimenti, o meglio sarebbe dire, lo sdoppiamento del movimento rotatorio compiuto dall’Uomo Universale genera questo vortice perpetuo tramite cui si effettua la manifestazione ben simboleggiata dai corpi celesti (stelle: poli attivi e pianeti: poli passivi)* che compiono il loro percorso nello spazio-tempo, espandendo e contraendo il corpo universale. Nello studio su La Grande Triade, il Guénon scriveva:

«Crediamo che non sia privo di interesse fare una digressione, almeno apparente, a proposito di un simbolo strettente connesso con quello dello yin-yang: questo simbolo è la doppia spirale che ha un posto estremamente importante nell’arte tradizionale dei più svariati paesi, e in particolare in quella della Grecia arcaica. Come molto giustamente è stato detto, la doppia spirale, «che può essere vista come la proiezione piana dei due emisferi dell’Androgino, offre l’immagine del ritmo alterno dell’evoluzione e dell’involuzione, della nascita e della morte, in altre parole rappresenta la manifestazione nel su duplice aspetto.» […], possiamo considerare le due spirali come l’indicazione di una forza cosmica che agisce in senso inverso nei due emisferi, i quali nella loro più larga applicazione, sono naturalmente le  due metà dell’«Uovo del Mondo», mentre i punti intorno ai quali si avvolgono le due spirali sono i due poli. Si può subito notare che ciò si trova in stretta relazione con i due sensi di rotazione dello swastika, dato che questi ultimi rappresentano in ultima analisi la stessa rivoluzione del mondo intorno al suo asse, ma vista rispettivamente dall’uno e dall’altro  dei due poli; e i due sensi di rotazione esprimono effettivamente la duplice azione della forza cosmica di cui stiamo parlando, duplice azione che si identifica sotto tutti i suoi aspetti con la dualità dello yin e dello yang. È facile rendersi conto come nel simbolo dello yin-yang le  due semicirconferenze che formano la linea delimitante internamente le due parti chiara e scura corrispondano esattamente alle due spirali, e come i loro punti centrali, scuro nella parte chiara e chiaro nella parte scura corrispondano ai due poli.»*

Considerando lo swastika ed i suoi quattro uncini, potremmo passare per analogia dal simbolismo della doppia spirale, a quello della quadrupla spirale.

Nel simbolo della quadrupla spirale possiamo notare che l’azione del Cielo si svolge tanto dall’alto (Nord) verso il basso (Sud), quanto da destra (Est) verso sinistra (Ovest); inquadrando ed immaginando il simbolo dello swastika in tal senso possiamo affermare in accordo con il Guénon che «la realizzazione dell’«Uomo Universale viene simboleggiata […] con un segno che è dappertutto il medesimo […], si tratta del segno della croce, che rappresenta perfettamente come tale realizzazione sia raggiunta mediante la comunione perfetta della totalità degli stati dell’essere, ordinati in una gerarchia armonica e conforme, nell’espansione integrale secondo i due sensi dell’«ampiezza» e dell’«esaltazione».»**

Nella tradizione indù l’Anno, lo Yaina, viene diviso in due periodi di 6 mesi: il Pitrijana (la via degli uomini) e il Devajana (la via degli iddei). Il Devajana può essere associato tanto al periodo che va dal solstizio d’inverno al solstizio d’estate quanto al periodo che va dall’equinozio di primavera all’equinozio d’autunno. Il Pitrijana può essere associato tanto al periodo che va dal solstizio d’estate al solstizio d’inverno quanto al periodo che va dall’equinozio d’autunno all’equinozio di primavera. I due punti di vista sono complementari, si conciliano non si oppongono. Dal giorno del solstizio d’inverno la luce inizia a risalire, le giornate che fino a quel momento s’accorciavano adesso s’allungano; ciò simbolicamente rappresenta la vittoria degli iddei (Deva) sulle tenebre (Asura), ma durante l’inverno, la terra non è fertile e non può essere lavorata, invece, in primavera la natura sboccia, s’eccita, diviene fertile e inizia a dare i suoi frutti; questo periodo d’abbondanza dura solitamente fino all’autunno, per tal ragione gli antichi indù associavano l’initium del Devajana sia al solstizio d’inverno che all’equinozio di primavera. Nella tradizione cattolica, che è figlia di quella greco-romana si celebra il capodanno a Gennaio, Jauna Coeli, la porta dei cieli, è l’equivalente simbolico del Devajana, la via degli iddei; nella tradizione dell’Iran islamico che è figlia della tradizione dell’Avesta o persiana, anch’essa d’origine indoeuropea, l’Anno inizia all’equinozio di primavera.

Yaina è un sostantivo speculare a Janus. Secondo l’antica dottrina indoaria l’Anno è il Tempo ed è anche il Sacrificio; ogni anno il Tempo (Janus) si sacrifica rinnovando il tempo; un anno finisce ed un nuovo anno subentra; la virtù è una solo quando si squarta. Lo squartamento dell’Anno simboleggia chiaramente l’azione del Principio che s’irradia per tutto il cosmo; l’effetto universo, il Logos, si rinnova costantemente diffondendo la propria energia per i quattro punti cardinali, quest’azione rituale viene simboleggiata, appunto, dalla croce in movimento. 

Secondo tutte le tradizioni ariane il calendario era lunisolare. L’anno lunare durava 354 giorni sicché ogni 29 giorni cambia la posizione della luna rispetto alle case zodiacali: ogni 29 giorni la luna si trova in prossimità di una stazione zodiacale differente. L’anno solare, invece, secondo gli antichi durava 366 giorni; vi erano perciò 12 giorni intercalari ben simboleggiati dal riallineamento astronomico della luna e del sole rispetto alle stazioni zodiacali. L’anno solare era legato ai solstizi, quello lunare agli equinozi. Nell’antica tradizione romana nonostante prevalga il punto di vista solstiziale, che è certamente più evidente, sicché Janus è il signore delle porte solstiziali, dello Zenit (tropico del capricorno) e del Nadir (tropico del cancro), di Jauna Coeli e di Jauna Inferi, il punto equinoziale è anch’esso presente; di particolare rilievo, infatti, era certamente la celebrazione sacra delle Idi di Marzo: le Idi di Marzo (15 marzo) nell’antica Roma avevano un significato religioso legato al dio Marte, essendo il mese a lui dedicato, e segnavano la prima luna piena dell’anno, spesso associata alla festa di Anna Perenna. Marzo era il primo mese dell’antico calendario romano, sacro a Marte, dio della guerra e protettore dell’agricoltura. Nell’antica tradizione della Roma arcaica è infatti presente un simbolo che è chiarificatore rispetto a tal questione ed è quello dello Janus Quadrifrons 

che rappresenta Giano con quattro volti, simboleggiante il controllo sulle quattro direzioni cardinali, le quattro stagioni e la totalità del ciclo spazio-temporale. Giano è il custode delle porte dello spazio e del tempo (solstizi ed equinozi); questo simbolo è legato ad un altro simbolo che è sopravvissuto fino ai nostri giorni all’interno della tradizione cattolica ed è quello dello swastika clavigero

Lo swastika, spesso definito crux gammata o “croce clavigera” (perché le braccia ricordano la forma di chiavi o chiavistelli), era considerato un simbolo di buon auspicio, di luce e di vita eterna. Nei primi secoli del cristianesimo, lo swastika era frequentemente inciso nelle catacombe cristiane, come ad esempio nella catacomba di Priscilla a Roma. In questo contesto, veniva utilizzato in alternativa al monogramma di Cristo (XP)*** o alla croce tradizionale, spesso come segno di speranza nella resurrezione. Il termine “clavigero” nella tradizione vaticana moderna si riferisce al custode delle chiavi dei Musei Vaticani.

Janus è Signore del tempo e dello spazio; la croce lo simboleggia; Cristo esattamente come Janus è il Tempo, è l’Anno ed è il Sacrificio; Cristo è il Logos, l’agente di movimento che si sacrifica per l’umanità: il Cristo s’inchioda sulla Croce e con il Suo sacrificio vivifica il cosmo. Il Cristo è l’Uomo Universale, Colui che sintetizza in Sé tutta la manifestazione. 

Un altro simbolo che forse può rendere ancor meglio l’idea che stiamo cercando di esporre è quello della triplice spirale, ovvero, del triskelion.

Il triskelion è un simbolo d’origine antichissima ed è sopravvissuto grazie alla tradizione celtica, anch’essa d’origine ariana: rappresenta il movimento perpetuo e la triplicità del tempo (passato-presente-futuro) e dello spazio (larghezza, lunghezza, altezza). L’espansione dell’Uomo Universale, l’irradiamento della Virtù Celeste, riempie tutto lo spazio e tutto il tempo tramite questo vortice energetico che è simboleggiato tanto dallo swastika quanto dalla spirale che come abbiamo chiaramente dimostrato sono simboli speculari, i quali entrambi rappresentano la forza energetica che genera il movimento perpetuo dell’effetto universo, del divenire cosmico; nello studio sul Simbolismo della Croce il saggio Guénon descriveva perfettamente questo vorticoso movimento che si dipana dal centro della Croce e che dona corpo all’Universo:

«[…] lo sviluppo che ha luogo a partire dal centro può essere considerato sferico o meglio sferoidale: il volume totale [..] è uno sferoide che si estende indefinitamente in tutti i sensi e la cui superficie non si chiude […]; del resto la spirale piana, considerata simultaneamente in tutte le sue posizioni non è altro che una sezione di questa superficie ottenuta mediante un piano passante per il centro. […] in definitiva lo sviluppo di questo sferoide non è altro che la propagazione indefinita di un movimento vibratorio (o ondulatorio, dato che i due termini sono in fondo sinonimi), non più soltanto in un piano orizzontale, ma in tutta l’estensione a tre dimensioni, e il punto di partenza di questo movimento può essere attualmente considerato il centro dell’estensione. Se si interpreta questa estensione come un simbolo geometrico, cioè spaziale, della Possibilità totale […], la rappresentazione a cui siamo così giunti, sarà la raffigurazione, nella misura in cui è possibile, del vortice sferico universale in base al quale si compie la realizzazione di tutte le cose, che la tradizione metafisica dell’Estremo Oriente chiama Tao, ovvero la «Via»*

Il simbolismo dello swastika nella sua semplicità rappresenta questo vortice universale attraverso cui l’uomo nel momento in cui ne afferra il significato metafisico può realizzare la sua vera natura che è eminentemente «universale» proprio come lo è il simbolo della croce gammata o uncinata.

Se il simbolo della doppia Spirale o del doppio Swastika o del Giano Bifronte ci restituisce precisamente l’idea di una sezione diametrale** dello sferoide universale e perciò dell’Androgino primordiale, i simbolismi della triplice Spirale, della quadruplice Spirale, del Giano Quadrifronte e quello dello Swastika Clavigero ci restituiscono perfettamente l’idea dello sferoide universale e dell’Uomo Universale, di Colui che sintetizza in Sè tutti i gradi possibili della manifestazione universale. 

Francesco Centineo

*Nota bene: bisogna sempre considerare le stelle ed i pianeti come simboli; il valore metafisico di tali simboli è sempre analogico. I pianeti ruotando intornio al Sole, circoscrivono uno spazio delimitandolo; se da un punto di vista fisico, perciò, i pianeti ruotando intorno al sole determinano e «misurano» lo spazio del sistema solare, da un punto di vista metafisico la Terra (Natura o Sostanza) delimita, determina, «misura» [dal latino, metiri**, dal sanscrito matra***, e in italiano il sostantivo metro ed anche il sostantivo metrica derivano dallo stesso radicale] il Cielo (Spirito o Essenza): la Natura è la sostanza attraverso cui lo Spirito, l’essenza, si manifesta dando vita al Corpo Universale (https://sfero.me/article/-simbolismo-3-mondi-spiritus-anima)

**Nota bene: il termine misura deriva dal latino mensura, che a sua volta proviene da mensus, participio passato del verbo metiri, che significa “misurare”, “distribuire” o “dividere”

***Nota bene: Mātrā (मात्रा) in sanscrito significa “misura”, “quantità” o “unità di tempo”. 

*René Guénon, La Grande Triade pag.47, pag.48 Gli Adelphi edizioni

** https://sfero.me/article/-simbolismo-croce-uomo-universale- 

***Nota bene: abbiamo già trattato del monogramma del Cristo e della croce a 6 braccia in un precedente articolo. Come già abbiamo spiegato la croce a 6 direzioni rende molto più comprensibile la differenza che intercorre tra il piano dell’ampiezza, che corrisponde alla realizzazione delle possibilità dell’individuo che si riferiscono alla sfera psico-fisica o microcosmica, ed il piano dell’esaltazione spirituale o macrocosmica.

*René Guénon, Il Simbolismo della Croce, pag.120, pag. 121 Gli Adelphi edizioni 

**Nota bene: La sezione diametrale di una sfera è un cerchio massimo, ottenuto tagliando la sfera con un piano passante per il suo centro

PSICOLOGIA E SATANISMO

di Francesco Centineo

La CIA e le sette sataniche; la mitologia del tardo XX secolo è sorprendentemente coerente, sebbene le maschere cambino da un caso all’altro, dal Bluebird fino all’Artichoke e al MK-ULTRA, sono pubblicamente noti, come pure è nota la sua storia di assassini politici e di rovesciamento di diversi governi esteri. Anche le sette sataniche esistono e sono note a tutti; ugualmente ben documentati e conosciuti sono i loro tentativi di stabilire dei contatti con spiriti superiori medianti arcani rituali.

David Estulin

Il nostro mondo è patologico poiché è psicopatico; la follia soverchia ogni ragione ed il potere lavora oscuramente ed alacremente per renderci pazzi; i nostri padroni ci muovono guerra e questo terribile scontro si gioca all’interno delle nostre menti, il campo da gioco (ksethra) in cui si svolge questa tremenda battaglia è psichico e le armi del potere sono «neurologiche», come ben osserva Estulin «la “scienza della mente” si è trasformata nell’arte di distruggerla. I legittimi approcci terapeutici hanno ceduto il posto a una pseudoscienza sulla modificazione del comportamento, denominata “terapia dell’avversione”.»

Propaganda, neuro-manipalazione, riprogrammazione psicologica, riprogrammazione linguistica, manipolazione emotiva e poi droga, farmaci, sostanze chimiche, tossine, inoltre, normative sociali, norme lavorative, imposizioni comportamentali, controllo pervasivo delle nostre vite. L’élite occidentale è satanista poiché è nemica dell’umanità oltreché di Dio, le sue radici sono antiche, plurisecolari, il suo dominio ormai è sotto gli occhi di tutti, l’occidente crepa per le ferite infertegli nei secoli dei secoli dalla banda di Epstein; nel brillante saggio-inchiesta L’Istituto Tavistok, nel capitolo dedicato a le porte della percezione: la rivoluzione psichedelica della CIA, David Estulin qualche anno addietro documentava:

«Per le finalità dell’intelligence al programma MK-ULTRA si chiedeva di trovare il modo di manipolare la memoria; perciò, occorre mettere da parte quello che i freudiani chiamano il “superego” e permettere al controllore l’accesso diretto alla mente di un agente nemico. Questo era il primo passo, il secondo consisteva nel cancellare specifiche informazioni della memoria del soggetto, per sostituire con ricordi nuovo; questo avrebbe permesso all’agenzia di rimandare l’agente nel suo territorio, senza che egli sapesse di essere stato interrogato e di avere svelato informazioni importanti. Il terzo passo era un potenziale bonus: si poteva programmare un suddetto agente nemico e fargli compiere azioni in nome dell’agenzia, rendendolo inconsapevole su chi aveva dato l’ordine e perché? Questo era, sostanzialmente, il tema del film The Manciurian Candidate, e continua a essere il tema sostanziale nello studio di quella che oggi conosciamo come ipnoterapia e psicanalisi “profonda”, perché lo psichiatra cerca di accedere agli strati del subconscio del paziente, per trarne importanti informazioni – per esempio, un trauma infantile – e neutralizzarne gli effetti, in alcuni casi sostituendo certi schemi di comportamento con schemi nuovi e approcci. Le origini recenti di queste azioni risalgono alla svolta, chiaramente satanica, nel movimento romantico del XIX secolo. «Bisogna sottolineare la relazione esistente tra i britannici H.G Wells e Bertrand Russell e la guida del teosofico Alister Crowley, e il ruolo svolto da Haldous Huxley nella promozione di quella che fu originariamente nota come psicomimetica (“imitazione del pensiero”) o droga psichedelica». Questa relazione chiarisce l’aspetto satanico del lavoro di Aldous Huxley e di altri, nella preparazione di ciò che più avanti risultò essere la “controcultura delle droghe, del sesso e del rock” degli anni Sessanta. «Crowley e Aksel Munthe, che risiedeva a Capri, furono le principali figure della setta satanica-anticristiana del teosofismo, all’inizio del secolo XX. È esemplare la pubblicazione a Vienna della rivista filosatanista Lucifer», che vedeva la partecipazione di Crowley. Il ruolo di Maxim Gorki nella grotta di Capri fu parte dell’attività precedente alla prima guerra mondiale di questi circoli filosatanisti. Il compositore Richard Wagner e il filosofo Friederich Nietzsche furono due figure chiave di questo movimento anti-cristiano.»

Questo lungo brano che abbiamo estrapolato dal saggio di Estulin è molto significativo poiché corrobora le tesi del maestro René Guénon, il quale, nei suoi studi su l’Errore dello Spiritismo, su Il Teosofismo: Storia di una Pseudo-religione e su Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, documentava con meticolosità la deviazione satanista dell’Occidente e, sopratutto, sottolineava il ruolo esercitato da queste sette controiniziatiche nello sviluppo delle scienze moderne, sopratutto della psicologia, scienza profana per eccellenza del Demonio, il quale attraverso il suo potere metapsichico può agire nell’ambito sottile veicolando le influenze del basso astrale, o dello psichismo cosmico inferiore, conducendo l’essere umano alla follia, trascinandolo nella perversione e nella subumanità; il Guénon, nei suoi studi, sottolineava, argomentando meticolosamente, il ruolo ricoperto nella sovversione satanista da tali «scienziati» al servizio delle Tenebre; nello studio Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi nel capito dedicato a i misfatti della psicanalisi il Guénon delineava l’inquietante sovversione contro la tradizione operata da Satana attraverso le mani e le menti degli scienziati della psiche :

«Non è una semplice questione di vocabolario il fatto, assai significativo che la psicologia attuale prenda sempre in considerazione solo il «subconscio» e non il «superconscio», il quale dovrebbe esserne logicamente il correlativo. Senza dubbio il «subconscio» è un termine che indica un’estensione che si operi unicamente dal basso, cioè da quel lato che, sia nell’essere umano sia nell’ambiente cosmico, corrisponde alle «fenditure» attraverso le quali penetrano le influenze più malefiche del mondo sottile, anzi, potremmo dire quelle aventi un carattere veramente infernale. […] Notiamo pure che con i suoi richiami al «subconscio», la psicologia come del resto la «nuova filosofia», tende sempre più a raggiungere le posizioni della «metapsichica»; nella stessa misura si avvicina inevitabilmente allo spiritismo ad altre cose del genere, le quali tutte, in definitiva, si fondano sui medesimi oscuri elementi dello psichismo inferiore. Se queste cose, dall’origine dal carattere più che sospetti, appaiono come movimenti «precursori» ed alleati dell’attuale psicologia, e se questa è giunta, sia pure per un cammino obliquo, ma proprio per ciò più comodo di quello della «metapsichica» […] ad introdurre gli elementi in questione nella scienza «ufficiale», si è costretti a pensare che la vera funzione di questa psicologia, nelle attuali condizioni del mondo, sia stata proprio quella di concorrere attivamente […] all’azione antitradizionale. A questo proposito, la pretesa della psicologia ordinaria […] di annettere, facendole entrare forza nel «subconscio» certe cose che per loro stessa natura le sfuggono completamente, non può spiegarsi, fermo restando il suo carattere nettamente sovversivo, che con quello che potremmo definire il lato infantile di tale funzione, giacché simili spiegazioni […] sono, in fondo, di un’ingenuità «semplicistica» sconfinante talvolta nella pura stupidità. Ma ciò è incomparabilmente meno grave quanto alle conseguenze effettive di quel lato satanico […] della nuova psicologia.»

L’analisi del Guénon incontra quella di Estulin evidenziando la paternità satanica di certe scienze, o meglio sarebbe dire, del pensiero moderno o antitradizionale, convergendo entrambi sul ruolo attivo esercitato da psicologi e psichiatri nella diffusione di tali influenze malefiche sicché tale disciplina è pratica e manipola effettivamente delle forze a differenza della filosofia profana che rimane nient’altro che teoria, inoltre, da Carl Gustav Jung in avanti tale scienza della mente si è interessata al simbolismo, fonte d’ogni conoscenza sovrumana, invertendo ogni normale rapporto e riducendo il simbolismo ad un prodotto dell’inconscio collettivo umano, intendendo con tal locuzione una base psichica comune a cui accederebbero tutti gli uomini, inoltre, Jung ebbe la pretesa di studiare i simboli attraverso l’analisi dei suoi «pazienti», ovvero, attraverso lo studio analitico della mente di persone deboli e disturbate, ed in tutto ciò non si può che denotare quell’inversione d’ogni rapporto che non può essere definita se non come una sovversione satanica, poiché è chiaro che la Scienza sacra del simbolo, al contrario di ciò che con sicumera affermano gli psicologi, non può che essere di natura sovrumana: tutto l’Universo è un simbolo, e non è stato certamente l’uomo ad averlo creato…

Al giorno d’oggi che siamo al culmine di questa sovversione notiamo palesemente tal rovesciamento che si manifesta nel costante tentativo da parte dell’élite pedosatanista che ci comanda di imporre tal ribaltamento di valori e di rapporti, gettandoci così facendo nel nel caos mentale, rendendoci deboli, confusi e sottomessi alla volontà demoniaca dei nostri padroni, i quali sognano una masnada di schiavi felici e contenti delle loro catene… Estulin esattamente come il Guénon ha avuto il merito d’intuire questa profonda verità: le scienze moderne sono sataniche e la metapsichica è la regina di tali scienze; il Diavolo è il Principe delle tenebre, certamente! Ma è anche e sopratutto il Principe di questo mondo in macerie, un mondo in cui la mente dell’uomo viene costantemente frantumata

Al-Houthi: Yemen si prepara per una nuova guerra

a cura della Redazione

02-01-2026

Yemen – Abdul-Malik al-Houthi, leader del movimento yemenita Ansarullah, ha dichiarato la scorsa settimana che sono in corso i preparativi per una nuova guerra, aggiungendo che la Resistenza yemenita sta lavorando 24 ore su 24 in previsione di futuri scontri ed è pienamente consapevole di ciò che i suoi nemici stanno pianificando.

Nel corso di un intervento televisivo, al-Houthi ha avvertito che i futuri scontri con Israele sono inevitabili e ha invitato la popolazione a rimanere vigile, a mantenersi pronta e a sostenere quello che ha descritto come uno spirito di jihad. Ha affermato che la potenza militare statunitense non è riuscita a fermare le operazioni condotte a sostegno dei palestinesi e non ci riuscirà in futuro. Ha anche messo in guardia da una guerra “ingannevole, corruttrice e fuorviante” volta ad allontanare i musulmani dalla loro vera identità, affermando che la sottomissione agli insegnamenti degli oppressori rappresenta un grave pericolo per l’umanità.

Al-Houthi ha affermato che il Corano smaschera le false affermazioni di gruppi che professavano l’Islam pur rimanendo strettamente legati a influenze esterne che ne hanno plasmato la lealtà e le posizioni.
Ha descritto il jihad, in termini coranici, come una misura chiave di autenticità e fede incrollabile, rifiutando le pratiche distorte messe in atto al servizio dei nemici dell’Islam. Jihad, ha affermato, significa impegnarsi in tutti i campi per stabilire i principi divini, affrontare l’ingiustizia e proteggere i popoli oppressi dalle forze criminali.

“Tiranno dell’epoca”

Al-Houthi ha attaccato il “tiranno dell’epoca” – rappresentato dal sionismo globale, dagli Stati Uniti, da Israele, dalla Gran Bretagna e dai loro alleati – affermando che incarna livelli senza precedenti di ingiustizia, corruzione e deviazione morale. Ha affermato che queste forze possiedono capacità e strumenti senza pari, utilizzati per promuovere la corruzione e diffondere il vizio nelle società. Ha evidenziato che l’affiliazione basata sulla fede è essenziale per proteggere le società dall’oppressione e ha avvertito che privare le nazioni della loro identità religiosa consente il dominio e il controllo completi.

Al-Houthi ha affermato che i nemici stanno muovendo guerra a tutte le società cercando di ingannarle e corromperle, sottolineando che prendere di mira l’identità religiosa è la forma di attacco più pericolosa.
Secondo al-Houthi, gli avversari stanno lavorando per seminare divisione tra governi, élite e popolazioni, creando una separazione psicologica e intellettuale dal Corano. Ha affermato che il sionismo globale sta prendendo di mira il Corano perché rappresenta il legame tra il popolo e Dio e rappresenta una minaccia per i poteri oppressivi.

Ha aggiunto che i nemici cercano di mettere alla prova le reazioni musulmane agli insulti o ai crimini contro il Corano e i luoghi santi islamici, affermando che molti governi e leader non sono riusciti ad assumere nemmeno una minima posizione difensiva. Inoltre, gli sforzi educativi, culturali e mediatici vengono utilizzati per distogliere l’attenzione del pubblico dai principi islamici, aggiungendo che alcuni regimi regionali hanno collegato i loro programmi di studio alle narrazioni sioniste.

Al-Houthi e l’importanza della fede

Al-Houthi ha affermato che gli standard americani, occidentali e sionisti sono diventati più importanti del Corano per alcuni regimi, definendo questo un colpo devastante per la fede. Ha affermato che gli avversari stanno rimuovendo i versetti coranici dai programmi scolastici, distorcendone il significato e oscurando i concetti fondamentali dell’Islam, mentre perseguono apertamente piani per rimodellare il Medio Oriente.

Passando agli sviluppi regionali, al-Houthi ha affermato che Israele, con la partecipazione degli Stati Uniti e il sostegno occidentale, continua le sue azioni in Palestina, Libano e Siria. Ha affermato che le uccisioni di palestinesi avvengono quotidianamente, insieme ad arresti, demolizioni di case e violazioni alla moschea di Al-Aqsa. Ha descritto il trattamento dei prigionieri nelle carceri israeliane come brutale e ha condannato le proposte criminali dei funzionari israeliani riguardo ai centri di detenzione.

Al-Houthi condanna crimini in Palestina

Il leader yemenita ha criticato gli sfollamenti in corso nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e ha affermato che le risorse palestinesi vengono saccheggiate, esprimendo rammarico per il fatto che alcuni Stati arabi siano diventati acquirenti di ciò che, a suo dire, Israele ha rubato. Al-Houthi ha anche criticato l’accordo sul gas tra Egitto e Israele, definendolo una grave violazione morale, religiosa e della sicurezza nazionale. Ha affermato che Israele sta cercando di ottenere il controllo sulle risorse regionali, inclusa l’acqua, citando la Giordania come esempio, e che alcuni regimi hanno accettato il dominio e la dipendenza israeliani.

Al-Houthi ha affermato che Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari a Gaza e sta intensificando la pressione sui residenti limitando l’accesso a cibo, medicine ed evacuazioni mediche. Ha messo in guardia dagli sforzi per normalizzare quanto sta accadendo a Gaza e forzare l’accettazione regionale delle relazioni con Israele, affermando che alcuni regimi stanno pagando miliardi di dollari a Israele attraverso accordi con gli Stati Uniti.

Il leader della Resistenza yemenita ha citato il Venezuela come esempio del comportamento degli Stati Uniti, affermando che Washington sta sfruttando le sue risorse petrolifere con il pretesto di combattere il traffico di droga. Ha affermato che gli Stati Uniti stanno cercando il pieno controllo delle riserve energetiche del Venezuela.

Al-Houthi ha anche criticato gli appelli al disarmo di Hezbollah e dei gruppi della Resistenza palestinese, affermando che tali sforzi mirano a privare le nazioni della loro capacità di resistere all’aggressione. Ha affermato che ai gruppi armati allineati con gli interessi statunitensi e israeliani è consentito detenere armi utilizzate per indebolire le società dall’interno.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Al-Houthi: Yemen si prepara per una nuova guerra
Al-Houthi: Yemen si prepara per una nuova guerra

LO SFORZO DELLO STATO INTERIORE

a cura di Giuseppe Aiello

«Occupati più del tuo stato interiore che del tuo stato esteriore, perché è questo che Dio guarda, mentre l’apparenza esteriore è ciò che guardano le persone. Abū Bakr al-Rāzī riferisce che Abū Yaʿqūb al-Ṣūfī disse: “Ci sono uomini che dedicano cinquant’anni di sforzi a vigilare sugli errori della lingua nella recitazione del Corano, ma non prestano attenzione agli scivolamenti che compie il loro essere interiore. Le persone in tale stato sono fuorviate.”»

Sulamī (m. 1021 d.C.), *La via della cavalleria”

LO SFORZO DELLO STATO INTERIORE
LO SFORZO DELLO STATO INTERIORE

Somaliland e gli interessi israeliani

a cura della Redazione

02-01-2026

Il Corno d’Africa è sempre stato un punto strategico negli equilibri globali. Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele e le rivelazioni del quotidiano Ma’ariv sulla creazione di infrastrutture da parte del Mossad in Somaliland, hanno infranto un tabù vecchio di 34 anni e hanno esposto gli equilibri di sicurezza ed economici dell’Africa orientale a un cambiamento.

Le ragioni di questa coraggiosa decisione sono il risultato diretto dei cambiamenti nel contesto di sicurezza del Mar Rosso. Gli attacchi yemeniti a sostegno della Palestina contro navi associate a Israele hanno rivelato la necessità del regime di una base operativa a sud di Bab al-Mandab. La posizione geografica del Somaliland, in particolare le alture che dominano il Golfo di Aden e il porto di Berbera, è ideale per intercettare le comunicazioni di Ansarullah e monitorare i movimenti della Marina iraniana, e può mettere in ombra la rotta di invio di armi dall’Iran ad Ansarullah.

Ci sono state segnalazioni di jet da combattimento israeliani che hanno ottenuto diritti di atterraggio e rifornimento all’aeroporto di Berbera, il che aumenterebbe il raggio operativo del regime contro lo Yemen e persino l’Iran. Esiste anche la possibilità di schierare imbarcazioni leggere e droni navali israeliani nel porto di Berbera per proteggere le navi commerciali provenienti e dirette in Israele.

Somaliland, Emirati Arabi Uniti hanno facilitato la presenza di Israele

Rilanciando la strategia Ben-Gurion, Israele sta cercando alleanze con Stati non arabi, tra cui il Somaliland. Questa mossa potrebbe aprire la strada all’espansione delle relazioni diplomatiche di Israele nel continente africano.

Trasformando il porto di Berbera in un hub commerciale e stabilendo una presenza di sicurezza nella regione, gli Emirati Arabi Uniti hanno di fatto facilitato la presenza di Israele, consentendo al regime di utilizzare Berbera come corridoio commerciale alternativo e via di accesso ai mercati dell’Africa orientale, in particolare all’Etiopia.

Per l’Etiopia, questo sviluppo è di vitale importanza: un Paese senza sbocco sul mare che dipende al 95% dal porto di Gibuti. L’accordo del gennaio 2024 con il Somaliland per l’accesso a una fascia costiera di 20 chilometri acquisterebbe maggiore legittimità con il riconoscimento di Israele e rafforzerebbe le relazioni tra Addis Abeba e Tel Aviv.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Somaliland e gli interessi israeliani
Somaliland e gli interessi israeliani

SULLA BELLEZZA

di Gennaro Scala

“La bellezza salverà il mondo” è un celeberrimo detto di Dostojevskij. Intorno alla bellezza sono strutturati una serie di valori che tengono insieme la collettività. La ricerca della bellezza è da sempre uno degli scopi principali dell’arte. Un’arte che non cercasse la bellezza, ma il contrario, sarebbe come una gastronomia che non ricercasse il piacere del palato, ma volesse invece disgustare. Così come l’uomo in quanto ente naturale avrà sempre bisogno di nutrirsi del cibo, così in quanto ente spirituale avrà bisogno di nutrirsi della bellezza. Così è sempre stato, così sempre sarà. Chi è stanco di questa “ripetitività” è semplicemente stanco della vita. Le civiltà stanche e decadenti perdono di vista questi valori che possiamo dire eterni, in quanto costitutivi della natura umana.

Tuttavia, non bisogna confondere il bello con ciò che è soltanto piacevole. E qui dobbiamo andare oltre la bassa metafora culinaria usata a titolo esemplificativo. Talvolta, l’arte può occuparsi degli aspetti più tragici e dolorosi della vita senza cessare di essere arte che persegue la bellezza. Anzi, qui vi è una delle funzioni specifiche dell’arte, dare un senso, ricercare la bellezza anche negli inevitabili aspetti dolorosi dell’esistenza. In tal modo essa può rappacificare l’essere umano con il senso angoscioso della propria finitudine. Giusto a titolo di esempio, pensiamo al Cristo morto di Mantegna: è una rappresentazione funerea, ma per la particolare prospettiva, e per la forza con cui viene rappresentato il corpo di Cristo, il corpo umano acquisisce un rilievo e una presenza indimenticabile.

Da sempre il potere ha cercato di indirizzare e condizionare l’arte, per la sua particolare influenza sulla collettività: dall’epoca di Augusto e Virgilio, fino alla Chiesa cattolica nei confronti dell’arte pittorica rinascimentale. Ma non per questo l’arte cessava di essere tale. La novità introdotta dal secolo scorso è la nascita di un forte apparato propagandistico che ha il potere di dichiarare che il brutto è bello, costringendo i sottoposti ad adeguarsi attraverso il potere del conformismo. Così, dalla crisi genuina dell’arte a partire dall’inizio del Novecento, è nata un’“arte contemporanea” che non ha niente a che fare con l’arte e la sua storia, che si regge sulla propaganda mediatica e su un sistema di “critici” che vivono e prosperano di questa menzogna. È un modo in cui il potere ha di verificare la propria capacità di affermare la menzogna, fino al sadismo, talvolta fino a pretendere che i sottoposti imparino a gustare la merda, come nell’ultimo terribile film di Pasolini. Ed è manifestazione dell’inconciliabilità dei valori artistici con la bruttezza della vita nella nostra società. In breve, si tratta di una delle manifestazioni della china autodistruttiva della società occidentale.

SULLA BELLEZZA
SULLA BELLEZZA

PLATONE E L’INVERSIONE DEL TEMPO

a cura di Giuseppe Aiello

“Quell’età che ciascuno degli animali viventi aveva, questa per prima fra tutte si fermò, e tutto quanto era mortale cessò di procedere verso la vecchiaia senza avere più i tratti distintivi di questa età, e MUTANDO DIREZIONE in senso contrario, veniva generato più giovane e più tenero: i capelli bianchi dei più vecchi diventavano neri, le guance lisce di coloro che portano la barba portavano di nuovo ciascuno verso la primavera trascorsa, e i corpi dei giovani, diventando ogni giorno e ogni notte lisci e più piccoli, tornavano nuovamente alla natura di neonati, simili ad essi sia nell’anima sia nel corpo. Da questo punto in poi, consumandosi ormai, scomparivano del tutto. D’altro canto, i cadaveri di chi in quel tempo moriva di morte violenta, facendo esperienza di queste stessi eventi, rapidamente scomparivano e in pochi giorni venivano annientati…”

[Politico, 270-271a]

SIMMETRIA TEMPORALE (WIKIPEDIA):

Per esemplificare, si consideri l’inversione del flusso temporale corrispondente all’inversione istantanea delle velocità di tutte le particelle componenti un sistema (chiamiamo tale fenomeno inversione del moto). Dopo tale inversione è ancora possibile studiare l’evoluzione temporale in quanto le leggi della meccanica classica sono ancora valide. È come se osservassimo il sistema che, dopo essersi sviluppato da un ipotetico passato verso un futuro, invertisse il suo cambiamento e ritornasse nello stato passato da cui era partito. Questo tuttavia è possibile se non vi è dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali[1].

Il tempo, come noi lo intendiamo, scorre verso avanti, tuttavia un’altra ipotesi fa riferimento alla cosiddetta simmetria temporale, intendendo come tale l’inversione del flusso del tempo.

L’introduzione della simmetria temporale ad opera di Fred Hoyle, ha rappresentato una grande novità all’interno della Teoria dell’universo in stato stazionario, teoria che si contrappone a quella del Big bang e nella quale i cosmologi si erano limitati a considerare soltanto la simmetria spaziale.

PLATONE E L'INVERSIONE DEL TEMPO
PLATONE E L’INVERSIONE DEL TEMPO

ATHLOS E L’ASCESI DELLO SPIRITO MEDIANTE IL CORPO

di Carlo Weiblingen

L’esercizio fisico, protratto nel tempo in maniera costante e svolto quale duro allenamento nella sua intensità, tanto per cominciare e solo nel caso in cui le finalità siano formative e non quelle di una ricerca del primato, svolge una funzione educativa in quanto rinforza la volontà, il coraggio, la lealtà, lo spirito di sacrificio ma, soprattutto, nella sua impeccabilità, crea una disciplina interiore tesa al superamento della mera sopravvivenza borghese ed all’annullamento dell’importanza personale.

Temprato il corpo, sviluppate tali attitudini caratteriali e supportati da un adeguata conoscenza filosofica potremmo, avendo ampliato gli orizzonti spirituali della nostra esistenza, raggiungere il nostro obiettivo di modifica, intesa come ascesi Guerriera, dell’immagine di noi stessi in perfetta sintonia con l’essenza naturale della propria personalità.

L’ideale “Olimpico” deve essere trasportato all’ideale sportivo contemporaneo se si desidera ottenere una formazione etica per mezzo di una formazione fisica risultante dall’abitudine allo sforzo muscolare intenso, basato sul progresso e che può arrivare fino al rischio.

Lo “Sforzo” atletico finalizzato allo scopo del potenziamento fisico per il tramite degli allenamenti e necessariamente informato di “Rigore” sportivo, nel senso di costanza e precisione nel controllo del movimento durante la ripetizione dell’azione pratica, comporterà la trasfigurazione della semplice pratica nella più Nobile Azione Atletica e lo sviluppo di una capacità “Strategica” fondamentale per la salvaguardia dell’integrità fisica.

Giorno dopo giorno si costruirà un nuovo corpo mentre sul piano psichico si svilupperà la capacità di tenuta alla sofferenza, perseveranza, vittoria sulla pigrizia, abitudine alla organizzazione, impiego e ottimizzazione delle energie, capacità di scegliere, credere e lottare per una meta.

Altra componente fondamentale per un ottima riuscita al voluto risveglio interiore è che l’azione deve essere svolta in maniera “impersonale” cioè libera da desiderio o idea di ricompensa. Quindi vittoria o record devono essere semplici strumenti volti al miglioramento fisico del neofita che deve curare come unico fine quello di divenire “Atleta”.

L’esercizio atletico quale tramite per uno sviluppo interiore dell’uomo.

(rivista Ass. Thule Italia, gen-feb 2009 ,Wolfram)

Ascesi dello Spirito, Ascesi del Corpo

(Ereticamente, settembre 2018, Carlo Giuliano Manfredi)

ATHLOS E L'ASCESI DELLO SPIRITO MEDIANTE IL CORPO
ATHLOS E L’ASCESI DELLO SPIRITO MEDIANTE IL CORPO

LA VERA BENZINA DELLA RIVOLTA IRANIANA

di Franco Marino

1 Gennaio 2026

Uno dei motivi per cui non vale mai la pena leggere la storia recente, dominata dalla propaganda, è che nel descrivere i totalitarismi novecenteschi, si parte sempre dal presupposto che le cose prima andassero bene, poi arriva il Mussolini, l’Hitler o lo Stalin di turno che, da solo, senza il supporto di nessuno, mettono sotto scacco le loro società.

Nella realtà, ovviamente, un tiranno non arriva mai al potere per questo motivo ma sempre e solo perché sfrutta, con grande abilità, un malessere esistente.

Questa è una regola persino banale da ricordare, eppure ogni volta che ci arriva la notizia di una rivolta, commettiamo sempre lo stesso errore di pensare che il problema sia la classe dirigente e non il popolo.

Del resto, i diritti civili in Occidente sono in pericolo perché il ceto medio associa il loro sbandieramento al peggioramento delle proprie condizioni socioeconomiche, facendo un banalissimo sillogismo: quando la società era meno liberale, stavo meglio, ora che lo è di più, sto peggio. E questo riguarda anche la storia dell’Iran.

Quando vi raccontano che prima dell’arrivo degli Ayatollah, la Persia era un paradiso di libertà dove le donne giravano in minigonna, non vi dicono anche il lato B e cioè l’estrema instabilità economica e sociale del regime dello scià. E’ fin troppo ovvio e naturale che quando la gente associa il benessere economico ad una visione più conservatrice sul piano di usi e costumi, tenda ad accettarli con maggiore disponibilità per poi scagliarvisi contro quando quel benessere viene meno.

Del resto, la crisi economica che sta devastando quel Paese non è una questione astratta da economisti, ma una realtà che morde la carne viva di milioni di persone. Il crollo del rial non è un numero che danza sui monitor di qualche trader, ma il dramma quotidiano di chi deve scegliere se comprare il pane o le medicine. Quando la valuta locale perde il 95% del suo valore in pochi anni – dal 2018 il dollaro è passato da 32mila rial a 1,42 milioni – non stiamo parlando di fluttuazioni di mercato ma di un’apocalisse economica che polverizza i risparmi di una vita.

L’inflazione al 42% ufficiale (che nella realtà dei fatti è probabilmente molto più alta) significa che ogni mese chi lavora diventa più povero, anche se il suo stipendio rimane invariato. I generi alimentari aumentati del 72% in un anno non sono una statistica, sono famiglie che cenano con quello che riescono a racimolare. I servizi medici rincarati del 50% significano gente che muore perché non può permettersi le cure. Questa è la benzina vera delle rivolte, non le teorie sulla libertà o i dibattiti costituzionali. E quei cittadini che stanno riempendo le piazze di Teheran, Isfahan, Shiraz, non stanno manifestando per principi astratti ma perché il regime li ha ridotti alla fame mentre continuava a spendere miliardi per finanziare proxy militari in tutto il Medio Oriente. Il paradosso dell’Iran è quello di un paese ricco di petrolio i cui abitanti non riescono a scaldarsi d’inverno, di una nazione che esporta energia mentre i propri uffici pubblici chiudono per mancanza di elettricità. I commercianti del Grande Bazar che hanno iniziato questa ondata di proteste non lo hanno fatto per amor di patria, ma perché non riuscivano più a lavorare con una valuta che cambiava valore ogni ora.

Il regime di Teheran, dal canto suo, reagisce con la solita strategia del bastone e della carota: promette dialogo mentre i Guardiani della Rivoluzione descrivono le proteste come manovre straniere – ed è probabilissimo che sia così, ma nessuna protesta eterodiretta attecchirebbe se non vi fossero dei reali problemi – ed offre aumenti salariali del 20% mentre l’inflazione galoppa al 42%. È la classica risposta di chi sa perfettamente che dietro ogni rivoluzione c’è sempre e soltanto l’economia, ma spera di prendere tempo con qualche briciola e molta repressione.

La situazione attuale rivela tutta la fragilità di un sistema che ha costruito la sua legittimità sulla resistenza all’Occidente ma si è dimenticato di badare al benessere dei propri cittadini. Lo scontro tra governo e manifestanti non è ideologico ma materiale: da una parte chi non riesce più a sopravvivere, dall’altra chi teme di perdere i privilegi. I disordini sociali che si stanno espandendo in tutto il paese seguono la geografia della povertà, non quella delle università o dei centri culturali.

E l’immagine del “Tank Man di Teheran”, quel manifestante seduto davanti alle forze speciali, è potente non per il suo simbolismo astratto ma per quello che rappresenta concretamente: una persona che non ha più nulla da perdere. Quando si arriva a quel punto, quando la disperazione economica supera la paura della repressione, allora le rivolte diventano inevitabili. Non servono intellettuali o teorici della rivoluzione, basta che la gente comune non riesca più a vivere.

Il principe Reza Pahlavi può anche sognare il ritorno della monarchia, ma la verità è che i manifestanti iraniani non stanno scegliendo tra diverse forme di governo: stanno semplicemente chiedendo di poter mangiare. È sempre così, dalle rivolte del pane nell’antica Roma alle primavere arabe, passando per la Rivoluzione francese: prima viene la fame, poi arrivano le ideologie a vestire di nobili principi quello che è sempre e soltanto un grido di pancia vuota.

LA VERA BENZINA DELLA RIVOLTA IRANIANA
LA VERA BENZINA DELLA RIVOLTA IRANIANA