di Francesco Centineo

La metafisica non è argomento né per eruditi né per accademici. La comprensione della metafisica è invece alla portata di tutti quegli uomini extra-ordinari che sono in grado di cogliere la Verità, l’Assoluto, l’infinito, ovvero, la Realtà Suprema… questa Eterna Verità si cela dietro ad ogni apparenza, ad ogni figura e ad ogni forma.
Tutto ciò che appare, tutto ciò che compare, tutto ciò che si manifesta nel creato, nell’atto perpetuo della creazione, esiste (dal latino «ex-stare»: stare fuori, essere in atto, apparire, esistere), ovvero, «trae la propria realtà» da un qualcosa che è al dì fuori e, sopratutto, al dì sopra dell’Universo, ovvero, della creazione, poiché la trascende: se vi è una creazione deve per forza esserci un Creatore, e quel qualcosa, il Creatore, è appunto Dio, l’Unico, quel Principio imperituro ed immutabile, che Aberto Ventura bene ha enunciato ed esposto nel suo studio sull’Esoterismo Islamico.
«L’origine e la fine del tutto, secondo l’esoterismo islamico, è un Principio infinito, incondizionato, immutabile, che per definizione stessa (se mai possiamo parlare di definizione in questo caso) non può essere in alcun modo racchiuso entro i ristretti confini della ragione umana. Nessun elemento della manifestazione, formale o informare che sia, può essere a lui paragonato, perché […] tutti gli stati dell’essere, anche quelli relativamente più elevati, sono esattamente insignificanti in rapporto a Lui. «Non c’è nulla che gli somigli» […] sentenzia il Corano, chiarendo così immediatamente che tutti i simboli o le similitudini[…] che si possono utilizzare nella descrizione di verità metafisiche hanno necessariamente, per la loro stessa natura di rappresentazioni sensibili, un carattere difettoso e imperfetto. Questa essenza divina (al-dat al-ilahiyya) espressione con la quale viene più delle volte designato il Principio, è dunque qualcosa che sovrasta tutte le qualifiche, gli attributi, i nomi e i pensieri, al punto tale che per essa è lecito utilizzare a stretto rigore , soltanto una terminologia di tipo negativo.»
Dio, il Principio è «In-finito». Ciò che è Infinito non può mai essere definito, delimitato, circoscritto, misurato, perciò, non può mai essere sottomesso e subordinato a nessuna affermazione poiché ogni affermazione esclude e nega ciò che tale affermazione non comprende. Se descrivessimo Dio come Pura Luce escluderemmo, per esempio, dalla Sua Essenza, le Tenebre ed entreremmo, perciò, in un conflitto insolubile, in una contraddizione ontologica, e dovremmo, allora, ammettere, che oltre a Dio vi è qualcos’altro, ed a questo punto negheremmo la Sua Infinità.
Per tal ragione tutto ciò che si può dire del Principio è che del Principio non si può dire nulla poiché ogni qualvolta noi Lo definiamo, o meglio, tentiamo di definir-Lo, nel senso che gli attribuiamo un nome, una peculiarità, una qualità, noi, Lo delimitiamo e Lo circoscriviamo.
Ma l’Essere Supremo, Colui che è In-finito (non finito) non può essere soggetto (subiectum) a nessuna definizione poiché non può essere mai e poi mai né delimitato né tantomeno misurato; questa Verità che viene espressa così chiaramente nella dottrina dell’al-dat al-ilahiyya, non è peculiarità e specificità dell’Islam, al contrario, è una Verità «universale»:
«Si tratta della stessa idea che viene enunciata, nella più antica dottrina cristiana, dalla cosiddetta «teologia negativa» o «apofatica» di Dionigi Aeropagita, per il quale «Egli non può essere espresso in parole, non può essere concepito con pensiero»; un’idea che ancor prima era stata sottolineata con estrema chiarezza anche in india e in Cina, e che nel cristianesimo ritroviamo ancora alla fine del Medioevo: «Questo è l’Atman, definibile soltanto in senso negativo»; «il Tao che può esser detto non è l’eterno Tao, il nome che può esser nominato non è l’eterno nome»; Dio è uno, è una negazione della negazione». Tutto ciò che può essere espresso in modo affermativo costituisce infatti una limitazione, e per questo «la negazione di un limite è propriamente la negazione di una negazione, vale a dire, in termini logici ma anche matematici, un’affermazione, sicché la negazione di ogni limite equivale in realtà all’affermazione totale e assoluta.»
Il Principio è In-finito, In-distinto, In-determinato, In-condizionato, In-osservabile, In-attingibile, In-tangibile, In-visibile. Il Principio è oscuro agli occhi, alle orecchie ed alla mente, non può essere né udito né visto né, tantomeno, immaginato, può solamente essere intuito : «nell’Essenza chi parla tace, chi s’agita si quieta e chi osserva si stupisce.» Si può quindi affermare che il Principio, nella sua realtà essenziale, «non ha alcuno dei segni con i quali possa venire riconosciuto: non può essere abbracciato dalla comprensione e nemmeno dalla vista sensibile. Tutte le quantità e le qualità sono originate da Lui, e Lui, è al di là di quantità e qualità. Tutto viene percepito grazie a Lui, e il Sé Egli è al è al di fuori della portata delle percezioni.»
La creatura, l’Universo, è conoscibile sia attraverso i sensi che attraverso la mente. Esiste tanto un Universo psichico, quanto un Universo fisico, e queste sono le due facce dell’Universo, la faccia interna e la faccia esterna di questa grande illusione (Maya) che è la creazione.
Ma colui che proietta da Sè tale imago mundi (l’Universo o creatura), rimane al di là della sua creazione, non viene mai modificato ed intaccato dall’atto della creazione; per Lui nulla mai cambia, nulla in Lui diviene, nulla di Lui nasce e nulla di Lui muore, Lui è Eterno.
«Nell’immutabilità del Principio in se stesso, non vi è assolutamente né nascita né morte, né inizio né fine, ma è lui stesso origine prima e fine ultima di tutte le cose, senza d’altronde che fra questo inizio e questa fine vi sia nella realtà assoluta una distinzione qualsiasi.»
Il rapporto che intercorre tra l’Essere Supremo (il Principio) e l’Universo (la manifestazione del Principio) è evidentemente asimmetrico: la creatura dipende ed è sottomessa al suo Creatore, il Quale, invece, è indipendente dalla propria creazione.
Per la creatura, per l’essere umano, così come per tutti gli esseri viventi (stelle e piante, pesante ed animali), vi è nascita e vi è morte, vi è un passato ed un futuro, una successione di eventi, ma, al contrario, per il Principio non vi può essere nulla che non sia, se così mi è consentito esprimermi, all’«interno» di quell’«Eterno Presente», simultaneo ad esso, e che è tanto al di là del passato e del futuro, quanto della nascita e della morte.
Il Maestro Ventura, citando Ibn ‘Arabi spiega: «Fra Lui e ciò che da Lui trae esistenza non vi è un tempo precedente o successivo che ci permetta di concepire un prima o un dopo.»
Il tempo, che è la prima misura di ogni cosa, giacché ogni cosa che vi è al mondo deve avere un’inizio, anche lo spazio lo deve «avere», esiste solamente dal punto di vista degli esseri contingenti, sicché per Colui che è al di là del tempo non vi può essere alcun tempo, né inizio né fine né passato né presente né futuro.
Per l’Essere vi è solo un Tempo, che non è un tempo ma il «Tempo dell’Eterno Presente», un Tempo che è ben al di sopra di ogni tempo relativo. Citando ancora il Ventura:
«Una celebre tradizione afferma: «Dio era e nulla era con Lui» (kana Allah wa la say’ ma ‘ahu), al che si può aggiungere, come fanno di frequente i maestri dell’esoterismo, ed egli é ora come è sempre stato» (wa hula al-an ‘ala ma ‘allaghi kana). Analogamente, ciò che in questo modo diciamo del tempo può essere applicato anche alla condizione spaziale: «Dio era e non vi era spazio (kana Allah wa la makan); poi ha creato il tempo e lo spazio, ed Egli, è ora così com’era senza tempo e senza spazio. Quando si tratta del Principio, è dunque necessario trascendere le cognizioni del tempo, dello spazio e di ogni altra condizione limitativa della manifestazione perché – ricorrendo ancora una volta alle parole di Ibn ‘Arabi – «Egli è assolutamente indipendente da ciò che al contrario rende noi dipendenti nei Suoi confronti.»
Ci fermiamo qui, con la nostra breve introduzione. Per chi volesse conoscere tutti i segreti dell’esoterismo islamico, consigliamo di acquistare questo bellissimo saggio del compianto Maestro Alberto Ventura che nel 2022 ha abbandonato, una volta per tutte, il ciclo universale, perpetuo ed indefinito della morte e della vita, per ricongiungersi, finalmente, al Principio…
