IL SIMBOLISMO DEI 3 MONDI: SPIRITUS, ANIMA E CORPUS MUNDI

di Francesco Centineo

L’essere umano è un microcosmo perfetto; l’essere umano è una «copia» dell’Universo; l’essere umano contiene in sé stesso la possibilità virtuale di esperire tutti quanti i molteplici stati dell’Essere; l’essere umano è universale poiché partecipa alla realtà universale nella sua integralità per le corrispondenze che intercorrono tra microcosmo (uomo) e macrocosmo (universo); l’essere umano «integrale» o «rigenerato» è un simbolo della divinità; per tutte le tradizioni l’essere umano se sviluppato pienamente può sperimentare tutti i differenti gradi dell’esistenza universale.

In tutte le tradizioni questi stati differenti vengono sinteticamente suddivisi nei «Tre Mondi»: vi sono i mondi degli angeli o delle realtà spirituali che vengono detti superiori; poi vi è il mondo intermedio, delle forme o delle immagini che viene considerato come il «vero mondo» dell’uomo: l’essere umano è quell’individuo tra gli individui dotato del potere mentale e della coscienza individuale, poiché esso può identificarsi naturalmente (conoscersi e riconoscersi) in tutti gli oggetti di cui si compone la manifestazione formale siano essi nell’ambito sottile (oggetti della mente o psichici) o in quello grossolano (oggetti fisici)

«[…] la coscienza, intesa nel suo senso più generale, non è qualcosa che a rigore possa venire considerata peculiare dell’essere umano in quanto tale, in grado di caratterizzarlo rispetto a tutti gli esseri; esiste infatti anche nell’ambito della manifestazione corporea […]. Tale è in varia misura, il caso di tutte le specie animali, che del resto manifestano chiaramente di possedere una coscienza; ci voleva tutta la cecità che lo spirito sistematico può provocare per dare origine a una teoria così contraria a ogni evidenza come la teoria cartesiana degli «animali-macchine». […] Tuttavia, tra tutte le forme che la coscienza può assumere, ne esiste sicuramente una che è propriamente umana, questa forma determinata ([…] coscienza dell’io) è quella inerente alla facoltà che noi definiamo «mentale», cioè precisamente a quel «senso interno» designato in sanscritocon il nome di manas e che è la caratteristica essenziale dell’individualità umana.»*

In fine vi è il mondo dei corpi o degli oggetti fisici che viene considerato il mondo degli esseri «inferi» o «inferiori», poiché decaduti in uno stato in cui la condizione animica o sottile che caratterizza l’essere umano vero è stata dimenticata e l’uomo è così sprofondato e decaduto all’inferno (Adamo ed Eva decadono dal Paradiso Terrestre e sono costretti all’alienazione, alla fatica terrena oltreché a divenire improvvisamente soggetti alla vita e alla morte, alla «corruzione»).

L’uomo è un animale razionale (dotato di ragione: capacità di «riflessione») poiché è un individuo dotato del potere di produrre gli oggetti della conoscenza all’interno della propria mente; questa possibilità lo rende virtualmente in grado di comprendere le realtà divine, ovvero, di trascendere, trasformare e trasfigurare la propria individualità: l’essere umano nel suo pieno sviluppo è un essere spirituale poiché può riconoscersi in Dio, il quale è ovviamente al di sopra dei tre mondi, anche delle sfere spirituali, le quali rimanendo nel dominio dell’esistenza o della manifestazione sono per loro stessa «natura» limitate e soggette ad un inizio e ad una fine poiché prodotte tramite la Sostanza Universale (Materia Prima).**

Il simbolismo dei tre mondi si riferisce infatti all’ambito della manifestazione che è contenuta all’«interno» dei due poli dai quali essa procede ed è prodotta: lo Spirito e la Materia si situano da un punto di vista simbolico, l’uno al di sopra e l’altra al di sotto di ogni manifestazione. I Tre mondi sono parte della manifestazione, lo Spirito e la Materia no, se non nell’accezione di principi da cui la manifestazione viene alla luce. I mondi sono manifesti i due poli della manifestazione non sono manifesti. La manifestazione è il risultato prodotto dalla ierogamia metafisica compiuta dai due poli della manifestazione.

I mondi sono, perciò, da un punto di vista metafisico, dei riflessi dello Spirito e da un punto di vista cosmogonico delle «produzioni» della Materia; l’Intelletto o Spiritus Mundi è la produzione prima o più essenziale ma sempre sostanziale, il riflesso primo dello Spirito; l’Anima Mundi è la produzione seconda o della sostanza sottile e procede per riflesso dallo Spiritus Mundi, il Corpus Mundi è il prodotto finale o della sostanza grossolana della manifestazione e dallo Spirito puro trae tutta la sua realtà, esattamente come lo Spiritus Mundi e l’Amina Mundi. 

Chiarire ciò è molto importante poiché sottolineare l’impermanenza di tutti gli stati dell’Essere significa affermare pienamente la trascendenza del Supremo rispetto ad ogni Sua manifestazione e sopratutto permette di comprendere pienamente che cos’è l’anima. In sanscrito lo Spirito o il Sé si definisce «Atman», l’Anima o l’Io si definisce «Jivatman»***, chiarendo così immediatamente la relazione asimmetrica che intercorre tra il principio «sovra individuale» ed il suo riflesso «individualizzato».

L’Anima è uno specchio attraverso cui le essenze divine (realtà angeliche) prendono forma nella mente umana; queste idee si sostanziano o si realizzano nei manufatti che l’uomo crea, esattamente come i corpi grossolani o corruttibili sono prodotti dalla mente cosmica o demiurgica (produttrice di forme) che opera riflettendo le essenze spirituali, esattamente come la Luna riflette la luce del Sole pur essendo priva nella sua sostanza di ogni essenza luminosa. 

La realtà sottile o mentale separa lo Spiritus Mundi dal corpo, ma in un certo senso li unifica poiché l’uomo purificando o sublimando la propria sostanza sottile potrà poi ambire alla trasformazione finale, ovvero, alla trasfigurazione dell’individualità umana stessa. Il corpo, ribadiamolo, è un prodotto finale, una «base» da cui iniziare la realizzazione spirituale, ma non è mai principio, lo Spiritus Mundi e l’Anima Mundi sono invece tanto prodotti tanto produttori, svolgendo a loro volta la funzione anche se relativa di principi:

«Ciò deriva dal fatto che, quando si tratta dell’ambito dell’esistenza manifesta, ci si trova al di qua della differenza tra Essenza e Sostanza; dal lato «essenziale», lo Spirito e l’Anima sono, a livelli diversi, quasi dei «riflessi» del Principio della manifestazione; dal lato «sostanziale» essi invece appaiono come delle produzioni tratte dalla materia prima, pur determinando a loro volta le sue ulteriori produzioni, in senso discendente; questo perché per situarsi effettivamente nel manifestato, devono diventare anch’essi parte integrante della manifestazione universale. Il rapporto fra questi due punti di vista è rappresentato simbolicamente dal complementarismo del raggio luminoso e del piano di riflessione, che sono entrambi necessari perché si produca un’immagine, talché, da un lato, l’immagine è veramente un riflesso della fonte luminosa stessa e, dall’altro, essa si situa al grado contraddistinto dal piano di riflessione, per usare il linguaggio estremo-orientale, qui il raggio luminoso corrisponde agli influssi celesti e il piano di riflessione agli influssi terrestri, il che coincide perfettamente con la considerazione dell’aspetto «essenziale» e dell’aspetto «sostanziale» della manifestazione. Naturalmente, i rilievi che abbiamo appena formulato circa la costituzione del «macrocosmo» si possono benissimo applicare anche allo spirito e all’anima nell’ambito del «microcosmo»; solo il corpo, propriamente parlando, non può mai essere considerato un «principio» perché essendo il risultato e il termine finale della manifestazione […], è soltanto «prodotto» e non può avere sotto nessun aspetto «produttore».*

Come osservato dal Guénon l’Anima Mundi e lo Spiritus Mundi possono essere associati analogicamente alla Sostanza ed all’Essenza Universali, essendo i principi relativi da cui vengono prodotti i corpi individuali di cui si compone la nostra sfera d’esistenza poiché «il Calamo e la Tavola, o l’Intelletto e l’Anima universali, sono quindi un simbolo dei due poli fra i quali è contenuta l’intera manifestazione […]; in altre parole, l’Anima è ricettiva come la luna che si limita a riflettere la luce solare – assimilabile all’Intelletto -, la quale a sua volta è espressione diretta del sole vero e proprio, che simboleggia il loro comune Creatore […]. L’Intelletto primo […] è la primordiale fra tutte le creature e corrisponde al Calamo supremo […]. La sua capacità di imprimere ciò che Dio vuole produrre è dovuta alla Tavola custodita, che è tratta da lui stesso così come nell’ordine corporeo Eva è tratta da Adamo.»**

Come abbiamo già annotato citando il Guénon lo Spiritus Mundi e l’Anima Mundi possono essere utilizzati per analogia, ricoprendo la stessa funzione anche se su di un solo piano dell’Esistenza (il nostro), come simboli dei principi primi della manifestazione poiché svolgono sul piano della nostra sfera gli stessi ruoli che nell’ambito del’Esistenza totale o universale spettano all’Essenza e alla Sostanza universali.

Nei suoi studi sull’Esoterismo Islamico Alberto Ventura dopo aver utilizzato questo simbolismo per enunciare i giusti rapporti che intercorrono tra l’Essenza, la Sostanza e l’Universo, nell’ottavo capitolo del suo lavoro trattava l’argomento del simbolismo dei «Tre Mondi» e scriveva:

«La costituzione ternaria, sia nel caso dell’insieme dei mondi, sia per un singolo essere, riproduce inoltre a un livello più circostanziale dell’intera esistenza, il frutto dell’azione complementare fra l’essere e la sostanza universali. Abbiamo in precedenza accennato alla ricorrente espressione coranica«i cieli, la terra e quel che è in mezzo», dicendo che essa indica i due poli complementari dell’essenza e della sostanza e la manifestazione che sta nel loro «mezzo», in quanto generata dalla loro reciproca influenza. Ora, questo stesso simbolismo può valere, secondo un’applicazione più ristretta, all’insieme dei tre mondi, dove i «cieli» e la «terra» rappresentano rispettivamente gli stati informali e lo stato corporeo, mentre «quel che è in mezzo allude alle forme sottili. Così il mondo dei puri spiriti e quello dei corpi grossolani possono essere considerati analoghi a ciò che l’essenza e la sostanza rappresentano per la manifestazione nel suo insieme, mentre lo stato sottile, in virtù, della sua situazione intermedia, rappresenterà allora il «prodotto» di questa unione».

La definizione «prodotto di questa unione» che il Ventura da rispetto alla sostanza sottile microcosmica, intendendola come il prodotto dell’unione tra l’essenza relativa e la sostanza grossolana, però, è totalmente errata, sicché come abbiamo già spiegato la sostanza grossolana non può mai, in nessun caso, essere produttrice di nulla, al contrario, nel microcosmo, che viene simboleggiato dal Tribhuvana***  è la sostanza sottile ad essere «produttrice» della sostanza grossolana svolgendo analogicamente il ruolo che la materia prima svolge sul piano macrocosmico nei confronti dell’Uomo Universale, e quest’«Uomo Universale», Colui che sintetizza in Sé tutti gli stati d’esistenza dell’Essere, non può essere assolutamente associato analogicamente nei termini di «prodotto complementare» al termine mediano presente nel simbolo dei «Tre Mondi»:

«Il termine medio del Tribhuvana, almeno, non può essere in alcun modo confuso con quello della Grande Triade, che è l’Uomo, per quanto con questi presenti un certo rapporto che, pur non essendo immediatamente visibile, è non di meno reale e ora indicheremo; però di fatto esso non svolge il suo stesso ruolo da tutti i punti di vista. Infatti, il termine medio della Grande Triade è propriamente il prodotto o la risultante dei due estremi: è quanto esprime la sua designazione tradizionale di «Figlio del Cielo e della Terra», qui, invece, la manifestazione sottile procede solo dalla manifestazione informale, e a sua volta la manifestazione grossolana procede dalla manifestazione sottile, vale a dire che ogni termine, in ordine discendente, ha in quello che lo precede il suo principio immediato. Perciò non è sotto il profilo dell’ordine di produzione che può essere validamente istituita la concordanza fra i due ternari; può esserlo in qualche modo solo «staticamente», quando, una volta che siano stati prodotti i tre termini, i due estremi risultano corrispondere in modo relativo all’essenza e alla sostanza nell’ambito della manifestazione universale presa nel suo insieme[…].»*

L’errore del Ventura è assolutamente incredibile; tale definizione della sostanza grossolana intesa come produttrice della sostanza sottile deve essere perciò smentita con forza, poiché la sostanza grossolana non può produrre alcunché essendo essa stessa il prodotto finale del processo della manifestazione, il quale si cristallizza nella sfera sublunare (della sostanza grossolana), come ben del resto enunciava Aristotele nella propria dottrina chiarendo che la sfera lunare è il confine tra il mondo delle idee, che è solare, eterno ed incorruttibile e quello terrestre che invece è quello dei corpi, imperfetto e corruttibile.

La Luna, perciò, simboleggia quella sostanza sottile produttrice dei corpi corruttibili, grossolani e rappresenta il termine mediano nel simbolo dei Tre Mondi; il terzo termine, invece, quel termine che possiamo chiamare Terra**, non può mai essere null’altro che un «prodotto finale» della manifestazione ed una base per la realizzazione spirituale, ovvero, per un ritorno al non-manifesto, sicché la  realizzazione spirituale si compie sempre dal basso verso l’alto, esattamente nel senso contrario rispetto cui la manifestazione viene prodotta. Non si può perciò mai associare da un punto di vista «genetico» il termine mediano del simbolo della Grande Triade, essendo un prodotto finale generato dai due principi primi, al termine mediano del Tribhuvana che invece è tanto prodotto dallo Spiritus Mundi quanto produttore del Corpus Mundi, se non abusivamente!

*René Guénon, Gli Stati Molteplici dell’Essere pag. 76 e pag. 77

**Nota: «La sostanza universale è dunque solo uno strumento, una «materia» tutta interna alla divinità, nella quale le possibilità di manifestazione vengono plasmate e predisposte all’esistenza.» – citazione tratta da L’Esoterismo Islamico di Alberto Ventura

***Il Jivatman (o Jivatma) è un termine sanscrito che indica l’anima individuale, rappresenta la scintilla divina o il Sé eterno (Atman) che si individualizza e si riveste di un corpo fisico, mente ed emozioni per sperimentare il mondo fisico. Si distingue dal Paramtman (Sé Supremo o universale), rimanendo però ad esso eternamente legato. 

*René Guénon, La Grande Triade pag. 94 e pag. 95

**Alberto Ventutra, L’Esoterismo Islamico pag. 138 e pag. 139

***Nota: tribhuvana è un termine sanscrito, «tri» significa tre, «bhuvana» significa mondi

*René Guénon, La Grande Triade, pag. 88 e pag. 89

** Nota: i Tre Mondi possiamo definirli con i termini simbolici di Sole, Luna e Terra

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