IL SIMBOLISMO DELLO SWASTIKA E L’UOMO UNIVERSALE

di Francesco Centineo

«Swastika è una parola sanscrita. Questo termine maschile, contrariamente alla nostra pronuncia italiana che lo vuole femminile, è composto dal prefisso sw- che significa “bene” e -asti che è coniugazione del verbo essere, il suffisso -ka starebbe a indicare un diminutivo, quindi letteralmente lo swastika sarebbe “un piccolo portafortuna”, qualcosa di estremamente positivo. Tutt’oggi non sarà difficile trovarlo inciso sulle porte delle case o sui muri, passeggiando per le vie di Bali o in Lituania: si tratta di una croce con quattro bracci di uguale lunghezza, ognuno terminante con “un uncino”, o una curvatura, rivolta verso destra o sinistra (in India, tradizionalmente, verso destra).» – https://www.geopop.it/che-cose-la-svastica-la-storia-e-il-significato-del-simbolo-demonizzato-dopo-il-nazismo/ 

Molti associano questo simbolo al nazismo, ma lo swastika accompagna l’essere umano fin dai primordi della nostra umanità; sin dal paleolitico i nostri antenati l’hanno tracciato e contemplato. Lo swastika rappresenta la «croce in movimento», il movimento generato per Volontà dello Spirito, dall’energia cosmica: i bracci piegati simboleggiano il moto rotatorio tramite cui s’ingenera l’Universo. 

Ab origine vi era il caos, poi venne il cosmos: l’Uomo Universale si separa, si sacrifica, si squarta e tramite tal movimento rotatorio da vita all’effetto universo. Questo moto è vibratorio e ciclico, rappresentabile tramite un continuo propagarsi di cerchi concentrici di energia. Lo swastika nella sua semplicità ed essenzialità simboleggia il flusso perpetuo del divenire cosmico. La croce in movimento può essere associata al simbolo della spirale.

Nei suoi studi il matematico e metafisico Guénon si peritava di ricordarci che tal movimento si svolge tanto in maniera centrifuga quanto in maniera centripeta, tramite l’azione espansiva del Cielo e la reazione contrattiva della Terra. Tal significato simbolico è forse ancor più chiaro nel simbolismo dello yin-yang, laddove le due metà sinuose l’una nera e l’altra bianca sono associabili a due spirali ed anche al numero 6 ed al numero 9 che sono anch’essi segni simbolici, dei quali l’uno, il 9 (soluzione), è associabile al moto centrifugo e l’altro, il 6 (coagulazione), è associabile al moto centripeto; questi due movimenti, o meglio sarebbe dire, lo sdoppiamento del movimento rotatorio compiuto dall’Uomo Universale genera questo vortice perpetuo tramite cui si effettua la manifestazione ben simboleggiata dai corpi celesti (stelle: poli attivi e pianeti: poli passivi)* che compiono il loro percorso nello spazio-tempo, espandendo e contraendo il corpo universale. Nello studio su La Grande Triade, il Guénon scriveva:

«Crediamo che non sia privo di interesse fare una digressione, almeno apparente, a proposito di un simbolo strettente connesso con quello dello yin-yang: questo simbolo è la doppia spirale che ha un posto estremamente importante nell’arte tradizionale dei più svariati paesi, e in particolare in quella della Grecia arcaica. Come molto giustamente è stato detto, la doppia spirale, «che può essere vista come la proiezione piana dei due emisferi dell’Androgino, offre l’immagine del ritmo alterno dell’evoluzione e dell’involuzione, della nascita e della morte, in altre parole rappresenta la manifestazione nel su duplice aspetto.» […], possiamo considerare le due spirali come l’indicazione di una forza cosmica che agisce in senso inverso nei due emisferi, i quali nella loro più larga applicazione, sono naturalmente le  due metà dell’«Uovo del Mondo», mentre i punti intorno ai quali si avvolgono le due spirali sono i due poli. Si può subito notare che ciò si trova in stretta relazione con i due sensi di rotazione dello swastika, dato che questi ultimi rappresentano in ultima analisi la stessa rivoluzione del mondo intorno al suo asse, ma vista rispettivamente dall’uno e dall’altro  dei due poli; e i due sensi di rotazione esprimono effettivamente la duplice azione della forza cosmica di cui stiamo parlando, duplice azione che si identifica sotto tutti i suoi aspetti con la dualità dello yin e dello yang. È facile rendersi conto come nel simbolo dello yin-yang le  due semicirconferenze che formano la linea delimitante internamente le due parti chiara e scura corrispondano esattamente alle due spirali, e come i loro punti centrali, scuro nella parte chiara e chiaro nella parte scura corrispondano ai due poli.»*

Considerando lo swastika ed i suoi quattro uncini, potremmo passare per analogia dal simbolismo della doppia spirale, a quello della quadrupla spirale.

Nel simbolo della quadrupla spirale possiamo notare che l’azione del Cielo si svolge tanto dall’alto (Nord) verso il basso (Sud), quanto da destra (Est) verso sinistra (Ovest); inquadrando ed immaginando il simbolo dello swastika in tal senso possiamo affermare in accordo con il Guénon che «la realizzazione dell’«Uomo Universale viene simboleggiata […] con un segno che è dappertutto il medesimo […], si tratta del segno della croce, che rappresenta perfettamente come tale realizzazione sia raggiunta mediante la comunione perfetta della totalità degli stati dell’essere, ordinati in una gerarchia armonica e conforme, nell’espansione integrale secondo i due sensi dell’«ampiezza» e dell’«esaltazione».»**

Nella tradizione indù l’Anno, lo Yaina, viene diviso in due periodi di 6 mesi: il Pitrijana (la via degli uomini) e il Devajana (la via degli iddei). Il Devajana può essere associato tanto al periodo che va dal solstizio d’inverno al solstizio d’estate quanto al periodo che va dall’equinozio di primavera all’equinozio d’autunno. Il Pitrijana può essere associato tanto al periodo che va dal solstizio d’estate al solstizio d’inverno quanto al periodo che va dall’equinozio d’autunno all’equinozio di primavera. I due punti di vista sono complementari, si conciliano non si oppongono. Dal giorno del solstizio d’inverno la luce inizia a risalire, le giornate che fino a quel momento s’accorciavano adesso s’allungano; ciò simbolicamente rappresenta la vittoria degli iddei (Deva) sulle tenebre (Asura), ma durante l’inverno, la terra non è fertile e non può essere lavorata, invece, in primavera la natura sboccia, s’eccita, diviene fertile e inizia a dare i suoi frutti; questo periodo d’abbondanza dura solitamente fino all’autunno, per tal ragione gli antichi indù associavano l’initium del Devajana sia al solstizio d’inverno che all’equinozio di primavera. Nella tradizione cattolica, che è figlia di quella greco-romana si celebra il capodanno a Gennaio, Jauna Coeli, la porta dei cieli, è l’equivalente simbolico del Devajana, la via degli iddei; nella tradizione dell’Iran islamico che è figlia della tradizione dell’Avesta o persiana, anch’essa d’origine indoeuropea, l’Anno inizia all’equinozio di primavera.

Yaina è un sostantivo speculare a Janus. Secondo l’antica dottrina indoaria l’Anno è il Tempo ed è anche il Sacrificio; ogni anno il Tempo (Janus) si sacrifica rinnovando il tempo; un anno finisce ed un nuovo anno subentra; la virtù è una solo quando si squarta. Lo squartamento dell’Anno simboleggia chiaramente l’azione del Principio che s’irradia per tutto il cosmo; l’effetto universo, il Logos, si rinnova costantemente diffondendo la propria energia per i quattro punti cardinali, quest’azione rituale viene simboleggiata, appunto, dalla croce in movimento. 

Secondo tutte le tradizioni ariane il calendario era lunisolare. L’anno lunare durava 354 giorni sicché ogni 29 giorni cambia la posizione della luna rispetto alle case zodiacali: ogni 29 giorni la luna si trova in prossimità di una stazione zodiacale differente. L’anno solare, invece, secondo gli antichi durava 366 giorni; vi erano perciò 12 giorni intercalari ben simboleggiati dal riallineamento astronomico della luna e del sole rispetto alle stazioni zodiacali. L’anno solare era legato ai solstizi, quello lunare agli equinozi. Nell’antica tradizione romana nonostante prevalga il punto di vista solstiziale, che è certamente più evidente, sicché Janus è il signore delle porte solstiziali, dello Zenit (tropico del capricorno) e del Nadir (tropico del cancro), di Jauna Coeli e di Jauna Inferi, il punto equinoziale è anch’esso presente; di particolare rilievo, infatti, era certamente la celebrazione sacra delle Idi di Marzo: le Idi di Marzo (15 marzo) nell’antica Roma avevano un significato religioso legato al dio Marte, essendo il mese a lui dedicato, e segnavano la prima luna piena dell’anno, spesso associata alla festa di Anna Perenna. Marzo era il primo mese dell’antico calendario romano, sacro a Marte, dio della guerra e protettore dell’agricoltura. Nell’antica tradizione della Roma arcaica è infatti presente un simbolo che è chiarificatore rispetto a tal questione ed è quello dello Janus Quadrifrons 

che rappresenta Giano con quattro volti, simboleggiante il controllo sulle quattro direzioni cardinali, le quattro stagioni e la totalità del ciclo spazio-temporale. Giano è il custode delle porte dello spazio e del tempo (solstizi ed equinozi); questo simbolo è legato ad un altro simbolo che è sopravvissuto fino ai nostri giorni all’interno della tradizione cattolica ed è quello dello swastika clavigero

Lo swastika, spesso definito crux gammata o “croce clavigera” (perché le braccia ricordano la forma di chiavi o chiavistelli), era considerato un simbolo di buon auspicio, di luce e di vita eterna. Nei primi secoli del cristianesimo, lo swastika era frequentemente inciso nelle catacombe cristiane, come ad esempio nella catacomba di Priscilla a Roma. In questo contesto, veniva utilizzato in alternativa al monogramma di Cristo (XP)*** o alla croce tradizionale, spesso come segno di speranza nella resurrezione. Il termine “clavigero” nella tradizione vaticana moderna si riferisce al custode delle chiavi dei Musei Vaticani.

Janus è Signore del tempo e dello spazio; la croce lo simboleggia; Cristo esattamente come Janus è il Tempo, è l’Anno ed è il Sacrificio; Cristo è il Logos, l’agente di movimento che si sacrifica per l’umanità: il Cristo s’inchioda sulla Croce e con il Suo sacrificio vivifica il cosmo. Il Cristo è l’Uomo Universale, Colui che sintetizza in Sé tutta la manifestazione. 

Un altro simbolo che forse può rendere ancor meglio l’idea che stiamo cercando di esporre è quello della triplice spirale, ovvero, del triskelion.

Il triskelion è un simbolo d’origine antichissima ed è sopravvissuto grazie alla tradizione celtica, anch’essa d’origine ariana: rappresenta il movimento perpetuo e la triplicità del tempo (passato-presente-futuro) e dello spazio (larghezza, lunghezza, altezza). L’espansione dell’Uomo Universale, l’irradiamento della Virtù Celeste, riempie tutto lo spazio e tutto il tempo tramite questo vortice energetico che è simboleggiato tanto dallo swastika quanto dalla spirale che come abbiamo chiaramente dimostrato sono simboli speculari, i quali entrambi rappresentano la forza energetica che genera il movimento perpetuo dell’effetto universo, del divenire cosmico; nello studio sul Simbolismo della Croce il saggio Guénon descriveva perfettamente questo vorticoso movimento che si dipana dal centro della Croce e che dona corpo all’Universo:

«[…] lo sviluppo che ha luogo a partire dal centro può essere considerato sferico o meglio sferoidale: il volume totale [..] è uno sferoide che si estende indefinitamente in tutti i sensi e la cui superficie non si chiude […]; del resto la spirale piana, considerata simultaneamente in tutte le sue posizioni non è altro che una sezione di questa superficie ottenuta mediante un piano passante per il centro. […] in definitiva lo sviluppo di questo sferoide non è altro che la propagazione indefinita di un movimento vibratorio (o ondulatorio, dato che i due termini sono in fondo sinonimi), non più soltanto in un piano orizzontale, ma in tutta l’estensione a tre dimensioni, e il punto di partenza di questo movimento può essere attualmente considerato il centro dell’estensione. Se si interpreta questa estensione come un simbolo geometrico, cioè spaziale, della Possibilità totale […], la rappresentazione a cui siamo così giunti, sarà la raffigurazione, nella misura in cui è possibile, del vortice sferico universale in base al quale si compie la realizzazione di tutte le cose, che la tradizione metafisica dell’Estremo Oriente chiama Tao, ovvero la «Via»*

Il simbolismo dello swastika nella sua semplicità rappresenta questo vortice universale attraverso cui l’uomo nel momento in cui ne afferra il significato metafisico può realizzare la sua vera natura che è eminentemente «universale» proprio come lo è il simbolo della croce gammata o uncinata.

Se il simbolo della doppia Spirale o del doppio Swastika o del Giano Bifronte ci restituisce precisamente l’idea di una sezione diametrale** dello sferoide universale e perciò dell’Androgino primordiale, i simbolismi della triplice Spirale, della quadruplice Spirale, del Giano Quadrifronte e quello dello Swastika Clavigero ci restituiscono perfettamente l’idea dello sferoide universale e dell’Uomo Universale, di Colui che sintetizza in Sè tutti i gradi possibili della manifestazione universale. 

Francesco Centineo

*Nota bene: bisogna sempre considerare le stelle ed i pianeti come simboli; il valore metafisico di tali simboli è sempre analogico. I pianeti ruotando intornio al Sole, circoscrivono uno spazio delimitandolo; se da un punto di vista fisico, perciò, i pianeti ruotando intorno al sole determinano e «misurano» lo spazio del sistema solare, da un punto di vista metafisico la Terra (Natura o Sostanza) delimita, determina, «misura» [dal latino, metiri**, dal sanscrito matra***, e in italiano il sostantivo metro ed anche il sostantivo metrica derivano dallo stesso radicale] il Cielo (Spirito o Essenza): la Natura è la sostanza attraverso cui lo Spirito, l’essenza, si manifesta dando vita al Corpo Universale (https://sfero.me/article/-simbolismo-3-mondi-spiritus-anima)

**Nota bene: il termine misura deriva dal latino mensura, che a sua volta proviene da mensus, participio passato del verbo metiri, che significa “misurare”, “distribuire” o “dividere”

***Nota bene: Mātrā (मात्रा) in sanscrito significa “misura”, “quantità” o “unità di tempo”. 

*René Guénon, La Grande Triade pag.47, pag.48 Gli Adelphi edizioni

** https://sfero.me/article/-simbolismo-croce-uomo-universale- 

***Nota bene: abbiamo già trattato del monogramma del Cristo e della croce a 6 braccia in un precedente articolo. Come già abbiamo spiegato la croce a 6 direzioni rende molto più comprensibile la differenza che intercorre tra il piano dell’ampiezza, che corrisponde alla realizzazione delle possibilità dell’individuo che si riferiscono alla sfera psico-fisica o microcosmica, ed il piano dell’esaltazione spirituale o macrocosmica.

*René Guénon, Il Simbolismo della Croce, pag.120, pag. 121 Gli Adelphi edizioni 

**Nota bene: La sezione diametrale di una sfera è un cerchio massimo, ottenuto tagliando la sfera con un piano passante per il suo centro

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