di Vincenzo Di Maio
Assumere la cittadinanza di un paese per nascita è una caratteristica scelta politica basata sul fatto che si accettano altre etnie e culture diverse da quelle nazionali di una specifica società. Il che può implicare una alterazione della cultura e della identità di una nazione compromessa da una moltitudine di contaminazioni che fanno disperdere le radici storico sociali di un paese e della sua civilizzazione. Questo processo infatti, come dimostrano la diffusione di ghetti etnico razziali negli Stati Uniti d’America, non produce ricchezza sociale ma bensì instabilità sociale e malessere diffuso per la mancanza di un comune senso del vivere, dei rapporti umani che vengono privati di una comunanza di linguaggio, usi, costumi e cultura in genere che non fanno altro che produrre una società aperta alle influenze esterne e quindi in ultima analisi una società danneggiata da invasioni pervasive che alterano gli equilibri sociali di una nazione in ogni campo: politico, economico e culturale. Oggi, in un contesto politico italiano in cui abbiamo un parlamento formato da perfetti incompetenti venduti agli interessi stranieri e a una moltitudine di africani che arrivano sulle coste italiane che non vengono arginate a monte senza neanche rispedire a casa i nullafacenti tenuti in strutture non inclusive, non si fa altro che corrodere ulteriormente la stabilità degli equilibri di un paese come l’Italia. Con l’avvento dei bambini immigrati di seconda generazione non si fa altro che togliere risorse al vero problema italiano che è il basso livello di natalità che possiede implicazioni demografiche in molti settori della società. Quindi queste sono le ragioni fondamentali della generazione di limiti sostenibili al fenomeno sociologico delle immigrazioni a cui si affianca un altro problema che sono le emigrazioni degli italiani all’estero. Discorso fuori discussione sono invece i matrimoni misti di italiani che sposano immigrati che è l’eccezione che si pone a difesa della regola. Premetto che non sono leghista e che non sono di destra ma mi reputo un visionario primordiale al di là della destra e della sinistra, ma mi dispiace dirlo poiché credo ciecamente nelle relazioni interculturali ma solo se esse sono finalizzate a ravvivare e a mantenere gli equilibri sociologici di ogni nazione. Pertanto credo che bisogna accettare questa impostazione per generare un reale fermento interculturale che porti ad una rivoluzione sociale tale che trasformi l’economia capitalista del sistema globalista in una economia umanista di un nuovo sistema planetario fondato sul rispetto delle tradizioni e delle culture di ogni paese e di ogni civiltà. Non si tratta di voler prevalere su qualcun’altro ma si tratta di eliminare totalmente dalla faccia del pianeta terra il fenomeno dell’emigrazione per bisogno e riportare accolti in casa propria nella propria nazione i rispettivi nativi. Una questione che implica la fine del liberalismo capitalista e la fine delle sue nazioni inesistenti su cui si basa la stessa dottrina del liberalismo, come ad esempio gli USA e Israele. Questa è la vera sfida non quella di ottenere una cittadinanza utile soltanto per favorire l’incremento dei votanti e delle forze politiche clientelari della corruzione presente in ogni paese del globo.

