di Andrea Sartori
25 giugno 1876: battaglia di Little Big Horn
La più grande vittoria indiana contro l’esercito americano fu opera di Toro Seduto dei Sioux Hunkpapa (che però non combatté personalmente fiaccato dalla danza del sole) e soprattutto di Cavallo Pazzo, lo “strano uomo degli Oglala”. Il suo vero nome era Tashunka Witko che in lingua Sioux significa letteralmente “il-suo-cavallo-è-posseduto-dagli-spiriti” banalizzato poi in “Crazy Horse”. È lui il vero condottiero che ha annientato il Settimo Cavalleggeri comandato dal generale George Armstrong Custer a Little Big Horn al grido di “Hoka hey: oggi è un buon giorno per morire”, frase diventata leggendaria e ripresa da tantissimi film e canzoni. Tra l’altro secondo alcuni “Hoka hey” potrebbe essere una delle possibili etimologie per “okay”. Di lui gli indiani raccontavano cose strabilianti: che fosse invulnerabile, che avesse il dono della bilocazione e via dicendo. È la leggenda dell’uomo che sconfisse non una, ma ben due volte le Giacche Blu (prima di Little Big Horn aveva sconfitto il generale Crook a Rosebud).
Un anno dopo era prigioniero in una riserva dopo essersi dovuto arrendere preso per fame: fu pugnalato alle spalle da un soldato mentre il suo vecchio amico Piccolo Grande Uomo, passato alla polizia indiana, lo teneva fermo (Toro Seduto e i suoi invece avevano ottenuto protezione in Canada direttamente dalla regina Vittoria, la “Grande Nonna” come fu sempre ricordata con gratitudine dai Sioux, la quale comandò alle Giacche Rosse di non consegnare i Sioux agli americani).
Non si sa dove sia la sua tomba, e nemmeno abbiamo una sua immagine sicura: di lui esiste un’unica immagine molto discussa. Nemmeno la sua tomba sappiamo dove sia. Il grande stregone convertito al Cattolicesimo (e futuro santo) Alce Nero, che era suo cugino, disse: “non importa dove si trova il suo corpo, perché il corpo è erba; ma dove è il suo spirito là mi piacerebbe essere”
Prima di morire Cavallo Pazzo disse:«Quando morirò dipingetemi tutto di rosso e gettatemi nel fiume: così ritornerò. Se non lo farete ritornerò lo stesso, ma come pietra.» Nel 1940 lo scultore polacco-americano Korczak Ziolkowski iniziò il gigantesco progetto del Crazy Horse Memorial sulle Black Hills, le Paha Sapa sacre ai Lakota. Il monumento non è ancora finito, ma già per grandezza sovrasta le immagini dei presidenti americani sul vicino Monte Rushmore
Su Cavallo Pazzo tre libri sono fondamentali: “Cavallo Pazzo: lo strano uomo degli Oglala” di Mari Sandoz, considerato la biografia classica, il classicissimo “Alce Nero parla” di John G. Neihardt e il sorprendente “Gli spiriti non dimenticano” di Vittorio Zucconi, uno dei migliori libri sui Nativi Americani, che rende benissimo quell’alone di leggenda che spira attorno a questa straordinaria figura della storia americana.

