di Andrea Cecchetto
Mentre le scienze naturali indagano il fenomeno con una prospettiva duale, con un osservatore che rileva, analizza e misura il fenomeno oggettivo, il dato di fatto (il quale è sempre «altro da sé»), la fenomenologia di Edmund Husserl segue un’altra strada. Anche il fenomenologo parte dal fenomeno, ma non lo analizza con la logica: semplicemente lo osserva con i sensi sospendendo il giudizio, facendo epoké, ossia non facendo intervenire il proprio io nell’osservazione, e mettendo in dubbio tutto, diffidando di ogni conoscenza acquisita, annullando ogni pregiudizio, lasciandosi accompagnare e coinvolgere dai puri fenomeni. Così facendo, agli riesce in qualche modo ad andare oltre l’apparenza partendo dall’apparenza delle cose, ed annullare la dualità osservatore/osservato, andando oltre il livello ordinario della realtà, mediato dai nostri strumenti conoscitivi ordinari, rompendo lo schermo dei condizionamenti che non ci permette di cogliere il reale in sé. Si tratta di un tipo di esperienza eidetica ben conosciuto da tutti i mistici (si pensi alla meditazione buddhista, nella quale il saggio osserva un oggetto identificandosi totalmente con esso).

