di Alessandro Orlandi
L’Eros senza Logos è spesso distruttivo per chi vive questo squilibrio, a volte diventa persino ridicolo. Ma il Logos senza Eros può rivelarsi molto più pericoloso: nella storia dell’umanità ha causato stragi di massa, discriminazioni, fanatismo, superbia, mancanza di generosità verso il prossimo, crudeltà disumana. Satana può perdere i singoli individui, ma Lucifero può annientare intere civiltà.
Il termine “Logos” è stato tradotto spesso come “Ragione” o “Pensiero”, il che, a mio avviso, ha seriamente compromesso la comprensione della filosofia greca, determinando seri fraintendimenti. Altri lo intendono piuttosto come “Parola Creatrice”. Il nostro termine “Parola” è un termine inerte, mentre il termine Logos trasmette l’idea di un atto creatore. Inoltre, il principale problema di traduzione del termine, secondo me, sta nel fatto che il “potere formatore” del Logos, nel suo significato originario, non scaturisce solo dal pronunciare la Parola Creatrice, ma anche dall’ascoltarla. Questa seconda accezione credo si sia perduta, data la scarsissima propensione di noi occidentali all’ascolto. Tuttavia, per comprendere il valore del termine Logos non si può prescindere dal fatto che i greci, da Eraclito in poi, credevano che anche il solo ascolto della parola creatrice avesse il potere di trasformare chi ascoltava. Una convinzione questa, sostenuta con forza da Martin Heidegger.
Per Hegel il Logos esiste immanente in ogni uomo, in quanto presenza della divinità, anche nei periodi di maggior abbrutimento della civiltà e della cultura.
Ma chi forse ha posto con maggior efficacia il problema di trovare un termine adeguato per tradurre “Logos” è Johann Wolfgang von Goethe nel suo “Faust”.
Nei versi 1224 – 1237, seduto su una logora poltrona, Heinrich Faust sta leggendo il Vangelo di Giovanni alla fioca luce di una lampada, mentre è assediato dagli Spiriti, e cerca di tradurre il termine “Logos”. Queste sono le sue riflessioni:
“Delusi delle cose caduche, noi ci rivolgiamo a quelle eterne, e sentiamo bisogno della Rivelazione, che in nessun libro splende così bella e mirabile come nel Nuovo Testamento. Sono preso dal desiderio di aprire il testo, e con retto animo tradurre il santo originale nel mio dolce tedesco (apre il volume e si prepara a tradurre). Ecco, sta scritto: «Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος», “Al principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. “Al principio era il Verbo” / Im Anfang war das Wort* Ecco, mi sento già in difficoltà! E chi mi aiuterà ad uscirne? No, io non posso dare tutto questo valore alla Parola, e se lo spirito vorrà illuminarmi, dovrò tradurre diversamente. Sta scritto: “In principio era il Pensiero” / Im Anfang war der Sinn. Rifletti bene fin dal primo verso Faust, che la tua penna non corra troppo! È forse il pensiero a creare e operare in ogni cosa? Forse sarebbe meglio tradurre così: “In principio era la Forza.” / Im Anfang war die Kraft. Ma, proprio mentre lo scrivo, sento che questa traduzione è insoddisfacente.
Ora finalmente, proprio mentre trascrivo questa parola, lo Spirito viene in mio aiuto! Adesso vedo chiaro, e scrivo con sicurezza: “In principio era l’Atto”! / Im Anfang war die Tat!
*Questa era la traduzione proposta da Lutero

