di Giuliano Noci
Quanto accaduto in Russia lo scorso fine settimana (23 Marzo 2024 NdR) non è stato un atto schizofrenico. L’attacco non è stato solo un evento isolato, ma riflette la postura che una certa parte del mondo islamico (l’Isis-Korasan) ha nei confronti di Putin.
È un segnale che le tensioni latenti non si sono mai sopite. La pandemia, giustamente, ha monopolizzato l’attenzione mediatica, ma questo non significa che i problemi precedenti siano stati risolti; piuttosto, hanno solo cambiato la loro posizione nell’agenda dei media. I legami tra il Cremlino e le varie fazioni islamiche, inclusi il sostegno alla Siria, gli accordi con l’Iran, in Africa e con parti dei talebani ostili all’ISIS in Afghanistan, hanno di fatto reso la Russia un bersaglio ineludibile; di fatto, Putin, che intende destabilizzare le democrazie occidentali e portare la guerra in Europa, si trova a dover convivere una clima di insicurezza e incertezza percepiti internamente. Le conseguenze di questo attacco vanno purtroppo ben oltre i confini russi. Innescano processi emulativi che potrebbero verificarsi nei paesi occidentali e si aggiungono alla complessa situazione geopolitica mondiale. Il rischio di un’escalation è reale, e se ciò accadesse, potremmo trovarci sempre più vicini a una situazione simile a quella della “pistola di Sarajevo”.

