“Ti ho detto che non esiste un modo per parlare dello spirito,” proseguì “perchè lo spirito si può solo sperimentare. Gli stregoni cercano di spiegare questa condizione quando affermano che lo spirito non si può vedere o sentire, ma è sempre presente e aleggia su di noi. Talvolta si presenta a qualcuno di noi, ma per lo più sembra indifferente.”
Me ne stetti zitto e lui continuò nella spiegazione. Disse che per molti lo spirito era una sorta di animale selvaggio. Teneva le distanze fino a quando qualcosa non lo attirava allo scoperto. Allora lo spirito si manifestava.
Sollevai l’obiezione che lo spirito non era un’entità o una presenza e quindi, non essendo concreto, come si faceva ad attiralo?
“E’ il tuo problema” rispose “perchè tu consideri solo la tua idea di ciò che è astratto. Per esempio, l’essenza interiore dell’uomo, o il principio fondamentale, per te sono cose astratte. O forse qualcosa un po’ meno vago come il carattere, la volontà, il coraggio, la dignità, l’onore. Lo spirito, naturalmente, si può descrivere con ognuno di questi termini. Ed ecco quel che crea la confusione: lo spirito è insieme tutti questi termini e nessuno.”
Aggiunse che quelle che io consideravo astrazioni erano o gli opposti di tutte le cose pratiche cui riuscivo a pensare, oppure cose che secondo me non avevano esistenza concreta.
“Mentre per uno stregone un astratto è qualcosa che non ha paralleli con la condizione umana.”
“Ma sono la stessa cosa!” urlai io “Non vedi che stiamo parlando tutti e due della stessa cosa?”
“No” insistè lui “Per uno stregone, lo spirito è un astratto semplicemente perchè egli conosce senza parole e anche senza pensiero. E’ un astratto perchè egli non riesce a concepire quello che è lo spirito. Eppure, senza la benchè minima possibilità o voglia di capirlo, uno stregone manipola lo spirito. Lo riconosce, lo alletta, gli fa cenno di avvicinarsi, impara a conoscerlo, lo esprime con i propri atti.”
(Carlos Castaneda – Il potere del silenzio)

