a cura di Valentina Carnelli
Sull’onore non ci si mette a sofisticare — farlo, significa già essere privo di onore. Perdere l’onore vuol dire non esistere più per la vita, per il tempo, per la storia.
L’onore della casta, della famiglia, dell’uomo e della donna, della nazione e della patria, l’onore del contadino, del soldato e perfino del bandito, l’onore in genere significa che la vita in una data persona ha un valore, ha un rango storico, ha distanza, ha nobiltà. Esso appartiene al tempo legato ad una direzione.
Aver dell’onore come senso innato è sinonimo di aver razza. L’opposto è costituito dalle nature da Tersite, dalle anime di fango, dalla plebe: «Calpestami, ma lasciami vivere».
Tollerare una offesa, dimenticare una sconfitta, piagnucolare dinanzi al nemico — tutto ciò è segno di una vita divenuta inutile e priva di valore.
• tratto da «Il tramonto dell’Occidente» di Oswald Spengler, edito da Longanesi, traduzione di Julius Evola

