LUZ: IL NOCCIOLO DELL’IMMORTALITA’

a cura di Ralù Raluca Antohie

Iside ed Osiride giacevano uniti nel ventre della loro madre: già qui Iside si scopre innamorata del fratello, già qui si uniscono ancor prima di nascere, già qui il loro destino appare segnato da travagli e angosce.

Osiride morirà, ucciso dal fratello Seth, che, inasprito dalla gelosia, dopo averlo annegato, ne smembra il corpo, nascondendone le varie parti. Da quel momento in poi Iside, sposa fedele del suo amato, vagherà disperata nel mondo ricercando i vari frammenti di quel corpo lacerato, vagherà fino a trovarli tutti e nell’innalzare la spina dorsale del suo amato, trovata, insieme all’osso sacro nella città di Busiride, esclamerà: “Risorgi, o Osiride, ti è resa la tua spina dorsale.”

Luz, l’ebraico “nocciolo dell’immortalità”

David Grossman, nel suo libro “Che tu sia per me il coltello”, allude ad una antica leggenda ebrea, quella del Luz, una leggenda affascinante ed esoterica, che lo scrittore recupera dandole una connotazione squisitamente romantica.

L’osso sacro che ridona la vita, che restituisce energia vitale ad un corpo smembrato, ha da lì affascinato l’uomo, accarezzando l’idea consolatoria di resurrezione ed immortalità. La leggenda dell’osso della resurrezione passa poi nella tradizione Talmudica.

Molto prima di Agrippa, già il rabbino Uschaia, nel 210 d.C. aveva scritto del piccolo osso avente proprietà divine. Secondo Heinrich Cornelius Agrippa, si narra che l’imperatore Adriano chiese al Rabbino Hananiah come avvenisse la resurrezione del corpo e questi gli rispose rievocando e dando prova della leggenda: si fece portare un ossicino che, per quanto egli tentasse di disintegrarlo, rimase intatto, perfetto nella sua modestia.

Quel nocciolo indistruttibile venne chiamato Luz, che in aramaico è appunto il nome del coccige, per poi andare a finire che nella città di Luz, luogo a cui, leggiamo in Genesi, sarà dato nome di Bethel da Giacobbe, in seguito al noto sogno ch’egli ebbe presso quella città.

Luz, si narra, era popolata da abitanti immortali, poiché in essa l’Angelo della Morte non aveva accesso, e coloro che, nell’immortalità, erano ormai stanchi della vita, venivano portati fuori dalle mura della città, così che l’Angelo potesse far loro visita.

È singolare, narrando ciò, sapere che il termine Luz ha linguisticamente una radice che indica tutto ciò che è nascosto e celato.

È affascinante pensare di avere una parte del corpo che rappresenti, in qualche modo, l’embrione di noi stessi, il punto da cui risorgere, da cui ritrovarsi, un punto indistruttibile, fisicamente e spiritualmente, stesso, come la fenice dalle proprie ceneri.

LUZ: IL NOCCIOLO DELL'IMMORTALITA'
LUZ: IL NOCCIOLO DELL’IMMORTALITA’

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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