IO ERO UN TESORO NASCOSTO

a cura di Mario Luigi Blandino

Una celebre «tradizione santa» (ḥadīṯ qudsī),(*) citata di continuo negli insegnamenti dell’esoterismo islamico, riferisce le seguenti parole: «Io ero un tesoro nascosto, desiderai essere conosciuto e creai il creato».

Questa frase descrive il susseguirsi di tre momenti diversi, da intendersi evidentemente nel senso di una successione logica e non cronologica, e questi momenti rappresentano la progressiva esteriorizzazione dell’Essenza dal suo stato di pura indeterminatezza fino alla sua manifestazione più apparente, che è l’universo.

La prima parte della frase allude allo stato del Principio incondizionato, che in quanto inaccessibile ad altro da sé viene rappresentato dall’immagine del «tesoro nascosto» (kanz maḫfī);

la seconda parte («desiderai essere conosciuto», aḥbabtu an u‘rafa) indica poi la volontà dell’Essenza suprema di determinarsi in se stessa e di affermarsi attraverso un atto di pura auto-conoscenza;

la conclusione della frase, infine, con le parole «creai il creato» (ḫalaqtu ’l-ḫalq) esprime il punto di arrivo di questo processo di determinazione, che consiste nell’effettiva apparizione del mondo manifestato.

(*) L’Islam definisce in questo modo una sentenza divina riportata dal Profeta ma non inclusa nel Corano; questi detti, nei quali in genere Dio parla in prima persona, sono quindi particolarmente autorevoli benché non facciano parte del Libro Sacro.

Alberto Ventura

IO ERO UN TESORO NASCOSTO
IO ERO UN TESORO NASCOSTO

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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