di Luca Rudra Vincenzini
Il mantra principe associato al respiro nelle Upaniṣad è so’ham. Nel periodo successivo dal tantrismo venne invertito in hamsa. Fa riferimento alla coppia bindu/ardhacandra, ovvero al punto che sovrasta la mezzaluna nel simbolo dello Oṁ. La sua simbologia è ricca di sfumature. Innanzitutto c’è da dire che il bindu è: l’anusvāra, ossia la cerebralizzazione della ṃ, il suo risuonare in alto nel cranio, è la ritenzione, il riassorbimento, il seme della creazione ed i semi nelle cose create, il nettare che cola dall’alto ed è raccolto come un grembo dalla mezzaluna, in ultima analisi il bindu è Śiva. L’ardhacandra, invece, è: la mezzaluna, il grembo che raccoglie il seme e lo fa germogliare, è l’utero che foneticamente è rappresentato dal ḥ, ossia il visarga la lettera emissiva, quella che dà luogo con la fuoriuscita del soffio, al parto creativo, è il ventre ed in ultima analisi la Śakti.
Ora, in aggiunta a tale logica fonetica, il mantra principe del respiro cela un significato anche grammaticale ahaṃ saḥ, ovvero: Io [sono] Quello (l’Assoluto). Questa locuzione per le regole del sandhi diviene so’ham, quindi l’elisione della “a”, la trasformazione del visarga in “o” con la congiunzione dell’avagraha translitterato con l’apostrofo in caratteri romani e quindi: “Quello [sono] Io” (सोऽहं). In questa versione, so’ham pone l’accento sul binomio creatore/particola tanto caro alla cultura upaniṣadica. Quindi il mantra con so in inspirazione e ham in espirazione, rappresenta il ciclo discendente che, dall’alto verso il basso (avaroha), asserisce: Quello, l’Assoluto sono io (brahman e ātman). Mantiene vivi e presenti i due poli della filosofia tardo vedica: il Sé e la particola.
La versione rivisitata dal tantrismo inverte i cicli in ahaṃ saḥ, che si contrae in ham con l’inspirazione e sa con l’espirazione. C’è da far notare che la lettera ha, l’aspirata, l’ultima lettera dell’alfabeto sanscrito è Śiva, ed esattamente di Śiva il seme non custodito, bensì parzialmente versato nella creazione che poi viene richiamato, con le tecniche di aspirazione, sulla cima del monte Meru/Kailāsa (il cranio); mentre la s, come tutte le sibilanti, è la Śakti, la potenza creatrice. Ora in questa logica, essendo il ciclo invertito, e quindi risalente (roha), il mantra cigno/oca selvatica (hamsa), punta alla fusione di ātman con brahman. Ecco perché ahaṃ saḥ, al centro della filosofia monista (non-duale) del Kāśmīr, non significa che l’ātman è una particella del brahman, bensì che esiste solo un Io Assoluto (Pūrṇāhaṃta), fatto di infinita presenza, ergo la locuzione è da intendersi: Io Sono.
Quale dei due ripetere? Entrambi in base al livello di consapevolezza del momento…
da Tantra di Rudra

