di Roberto Siconolfi
La “commissione Covid” nata su iniziativa del governo Meloni e dell’attuale maggioranza va supportata, rettificata ed eventualmente integrata dall’azione di commissioni Covid nate in seno al popolo.
Io stesso ho avuto il piacere e l’onere di partecipare all’“osservatorio sulla commissione”, messo su da Ruggero Di Biagi, e che ha tra i suoi membri persone di elevata caratura come il dr. Alberto Donzelli.
Una delle mie proposte fu quella di far partire l’osservatorio, già mesi fa, benché la commissione non fosse ancora nata e per due motivi che sono esemplificativi di un modo di fare politica.
Il primo è che bisognasse già preparare tutto quanto, dal punto di vista medico, giuridico, politico con le opportune documentazioni “scientifiche”, affinché la commissione possa essere supportata ma anche criticata se non attaccata. Il fine è di dare profondità al lavoro della commissione, dandogli la giusta direzione e il giusto inquadramento del problema (non solo questioni di incapacità politica, corruzione e profitto).
Il secondo è che il popolo non deve aspettare che il potere politico istituzionale faccia cose in sua vece, delegando il potere “demos”-cratico che gli è proprio. Ma deve autorganizzarsi il più possibile per ridurre il più possibile l’intervento dello Stato e fare quelle cose che già esso può fare senza l’ausilio dello Stato.
In questa ottica sbagliate sono le due posizioni che emergono anche in tante altre questioni, e che poi rappresentano i due lati di una stessa medaglia e un modo di ragionare molto comune.
La prima è di aspettare che la commissione faccia da sé, vedendo anche positivamente la sua nascita, ma attendendo che le istituzioni operino da sole, perché sono le uniche deputate ad operare, magari narrando e facendo dibattito informativo intorno ad esse, o peggio ancora limitandosi a fare post su facebook.
Questa è la posizione del politicantismo classico, dell’elettoralismo, di chi intende la politica, anche con le migliori intenzioni, come un organo separato dalla vita concreta.
La seconda è invece dare tutto per già perso, dire che tutto è inutile, perché in fondo i giochi sono già fatti, e anzi la commissione servirà da “gatekeeping” e per dire che “i governi Conte e Draghi hanno fatto tutto correttamente”. E questa è la posizione dell’anti-politica, peggio ancora del qualunquismo, del purismo anti-sistema, o di chi vede nella fuga dal mondo mediante ecovillaggi (new age), catacombe (gli apocalittici cristiani), i “passaggi al bosco” (i neofascisti) la soluzione a tutti i problemi, magari con un sottile senso di superiorità e disprezzo verso il mondo (e quest’ultimo non è affatto una virtù).
Invece, la posizione più saggia è quella mediana, che integri la comprensibile sfiducia verso le istituzioni, e la necessità di rendersi il più possibile “autonomi” con la partecipazione attiva al fatto pubblico e politico.
E quindi che nascano “decine” di commissioni Covid, fatte di medici, scienziati, avvocati, giudici, professori, intellettuali, persone comuni, attivisti sociali e militanti politici, le quali fungano da organi paralleli popolari e dei territori, che rilancino la partecipazione e la responsabilità dei singoli e delle comunità sulla loro vita, e che producano documenti, relazioni ed eventualmente anche “condanne” verso gli artefici colpo di Stato politico “stragista” chiamato pandemia Covid-19.

