di Roberto Siconolfi
Con l’uccisione di Nasrallah Israele passa una linea rossa, evidente, palese, troppo palese, per essere messa sotto il tappeto come in altre azioni di guerra o terroristiche compiute finora contro le leadership iraniane e libanesi.
Questo oltre al massacro che non ha alcuna giustificazione militare e politica compiuto a Gaza, con un impressionante numero di vittime tra donne e bambini – e no, non c’è nulla di onorevole in tutto ciò, anche in un’ottica di guerra!
Un leader corrotto che continua imperterrito nella sua azione/missione di devastazione dell’area medio-orientale, e probabilmente anche mondiale; un governo di fanatici, mossi da idee fanatiche, altrettanto fanatiche di quanto essi stessi addebitano ai loro nemici: ecco il “sionismo” ecco lo Stato d’Israele del XXI secolo.
Sionismo che poteva avere anche un senso, in base allo spirito per il quale nacque nell’ottocento, in quel quadro di lotte e movimenti per l’indipendenza nazionale che ci furono in Europa e nelle altre parti del mondo.
Netanyahu e il suo governo che a questo punto, paradossalmente, sono il nemico n. 1 dello stesso popolo israeliano, e della stessa idea di stato di Israele, che perde sempre più legittimità e che è sempre meno sicuro; oltre ad essere i principali fomentatori dello stesso anti-semitismo.
Sorte simile, su altro scenario, che riguarda Zelensky, il nemico n. 1, insieme ai neocon e ai democratici americani, del popolo ucraino.
L’Europa occidentale percorra una sua strada di autonomia rispetto a queste folli posizioni, ovviamente non con governanti e ordinamenti politici così chini dinanzi agli USA, o più nello specifico al suo complesso militare-industriale (Deep State).
L’Italia recuperi quella politica che fu la politica della prima repubblica, di equidistanza dal mondo arabo e da quello israeliano, una politica che porti inevitabilmente a legittimare la presenza di Hamas, e pure di Hezbollah, liquidati come terroristi, ma che a tutti gli effetti, hic et nunc, non sono che una legittima espressione delle popolazioni palestinesi e libanesi.
Hamas ed Hezbollah, tra l’altro, nate e rinforzate proprio grazie alla politica guerrafondaia e razzista di Israele, in base a quella sottile e machiavellica tattica degli opposti estremismi, secondo la quale io rafforzo la parte a me nemica più radicale, in modo da essere ancor più legittimato a fare quello che faccio.
Che dire… difficile che la situazione possa scemare, anzi!
Probabile che si voglia la situazione particolarmente incendiata, da parte di Israele, per sfruttare in caso di vittoria di Trump, l’inevitabile appoggio del neoeletto presidente americano, la cui base populista non ancora è riuscita a costruire un vero processo di desionistizzazione, almeno non per ora.
Scenario anche questo simile a quello ucraino, dove Zelensky e i suoi mandanti faranno il possibile per giungere a un punto di non ritorno in quella zona, per via di una possibile elezione di Trump, che in questo contesto si è pronunciato in maniera più favorevole al raggiungimento di una pace.
Ma questo premesso che il punto di non ritorno non sia stato già passato, anche qui, o che comunque Putin abbia voglia di trattare al ribasso da una pozione di forza.
In alternativa, gli unici, che possono avere l’autorevolezza per imporsi, soprattutto in Medio Oriente sono i cinesi. E bisogna vedere come, quando e quanto.
Ma forse stiamo facendo troppi calcoli, per ora la situazione è davvero esplosiva!

