a cura di Niccolò Bonetti
“L’altro grande storico e pensatore politico, Huang Zongxi, fu mosso da analoghi intendimenti, contrapponendo al dispotismo imperiale il consenso quale base della legittimazione dell’autorità politica. Partendo dal problema dell’alternarsi nella storia di periodi di ordine e di periodi di disordine, di buon governo e di malgoverno, si occupò della periodizzazione storica per elaborare un sistema politico adatto alla nuova era, che considerava imminente. Le linee principali di questo sistema si trovano nel suo trattato politico, Mingyi daifan glu, che costituisce la sua maggiore opera, assieme a quella che può essere considerata come la prima storia intellettuale del periodo Ming, Mingru xue’an. Secondo Huang, l’ordine e il disordine non dipendevano dall’ascesa o dalla decadenza di una determinata dinastia, ma dalle condizioni reali della popolazione. Le istituzioni, le leggi e i governanti erano buoni o cattivi a seconda che servissero l’interesse generale o l’interesse pri vato del sovrano. E per far sì che operassero nel modo corretto, occorreva un sistema di contrappesi e di controlli, che permettessero la limitazione del potere del sovrano attraverso organi responsabili di fronte all’opinione pubblica (cioè la gentry). Questi organi sarebbero stati costituiti, a livello centrale, dal primo ministro, ma soprattutto, a livello locale, dal sistema delle scuole. Queste ultime infatti non avrebbero avuto soltanto la funzione dell’istruzione e della preparazione agli esami, ma anche il ruolo politico formale di dibattere i maggiori problemi pubblici, inviare consigli e rimostranze al sovrano, controllare l’opera dei funzionari, gestire gli affari finanziari, militari e giudiziari locali. “
(M. Sabatini e P. Santangelo, Storia della Cina. 2004 pp. 517-518)

