di Roberto Siconolfi
16 novembre 2024
Spesso si sente dire che determinati magnati dell’economia e dell’innovazione tecnologica devono le loro fortune al potere politico-economico che li sovvenziona.
Ciò è in parte vero, fermo restando la genialità dei personaggi in sé, ma in parte è anche scontato.
Vi è sempre stato un intreccio tra il potere politico, gli imperi, e i grandi avanzamenti tecnologici e industriali. Questo quantomeno dall’avvento del mondo moderno, con le rivoluzioni industriali e scientifiche, l’illuminismo, il positivismo, le grandi fabbriche, la macchina a vapore, il telaio, fino agli idrocarburi e al silicio.
E attraverso gli imperi spagnolo, portoghese, francese, olandese, inglese, americano, e poi… il cinese??
Le imprese di Elon Musk procedono come quelle di ogni tecno-scienziato che porta avanti la sua opera all’interno di questo intreccio di poteri (politico, economico, militare e pure esoterico). Talune sono delle scemenze palesi (Hyperloop), altre procedono per alti e bassi (Tesla, Telepathy), ma altre sono all’avanguardia (Space X-Starlink, Open AI – che gli fu soffiata – e PayPal – poi andata nelle mani di Thiel).
Ma questo è lo scenario globale, pure i cinesi fanno le auto elettriche e sperimentano sul chip craniale, allo stesso modo le intelligenze artificiali sono campo di battaglia di tutte le potenze mondiali, come la rete di satelliti, della quale la più avanzata è quella di Musk.
Quello che voglio precisare è che non è che le cose le fanno solo Musk e gli americani, ma le fanno o le provano a fare tutti, come è normale, e come è sempre stato nella storia, da parte di tutte le potenze.
E non è che da un lato ci sono i buoni e dall’altro i cattivi.
O pensate che cadono gli americani e arrivano i buoni, magari sotto forma, “formale”, di multipolarismo, a direzione cinese, i quali stanno comprando semplicemente tutte le infrastrutture locali, con una forma di colonialismo soft (link all’articolo tra i commenti).
E con questo non intendo dire che “sono tutti uguali”, o che il multipolarismo sia sbagliato, ma che bisogna vigilare affinché il passaggio avvenga in maniera effettiva, sostanziale.

