di Zela Satti
13 Novembre 2024
Sia detto con una certa chiarezza: la sconfitta dei democratici USA che tiravano le fila dietro la figura logora di Biden e la facciata Harris, parliamo dei vari Obama, Hillary Clinton, Nancy Pelosi, Bill Richarson etc etc, non solo era prevedibile, ma persino auspicabile ed accolta con una certa soddisfazione generale.
In primo luogo per le scellerate decisioni in politica estera – cioè quelle che più ci riguardano – ma anche per quell’insopportabile doppiopesismo ridondante ipocrisia, per il quale diritti e leggi internazionali valgono solo in base al grado di vicinanza e sottomissione verso Washington.
Con altrettanta chiarezza va detto che i problemi legati al declino geopolitico americano, con il rifiuto di accettare una nuova impalcatura di sicurezza globale, sono destinati a continuare e la seconda presidenza di Donald Trump si annuncia nefasta sotto diversi aspetti.
La presidenza Trump si annuncia nefasta
All’indomani della nuova presidenza Trump, molti avevano sperato in un cambiamento che potesse correggere il corso internazionale e ridurre la distanza tra i popoli e i loro leader.
Eppure, i segnali che emergono dalle prime mosse politiche di questa amministrazione, le nomine annunciate delineano scenari foschi, in particolare per quanto riguarda la politica estera e i rapporti con l’Iran, l’Europa e il Medio Oriente.
Il tycoon ha annunciato di aver piazzato un falco anti-Cina sanzionato a Pechino alla guida della diplomazia, un ex colonnello delle forze speciali alla sicurezza nazionale – anch’egli sinofobico – , una governatrice che si vantò di aver sparato al proprio cane alla sicurezza interna, l’ex direttore della National Intelligence John Ratcliff, un altro falco, come capo della Cia, e del magnate dell’immobiliare Steven C. Witkoff come inviato speciale per il Medio Oriente. Per non parlare del caso Elon Musk che necessita di un capitolo tutto per lui ma per quello attendiamo le prime mosse.
Trump e il puzzle geopolitico
- Questione palestinese: Mentre la precedente amministrazione democratica manteneva una facciata di disapprovazione verso le violenze nei territori palestinesi, Trump appare deciso a legittimare apertamente ogni azione di Israele, rivendicando i massacri come difesa della civiltà. Il sostegno incondizionato al governo israeliano potrebbe persino accelerare progetti di annessione dei territori palestinesi, inclusa la Cisgiordania, dando ulteriore impulso a una possibile pulizia etnica.
- Iran come nemico principale: Trump sembra voler seguire una linea di scontro diretto con l’Iran, considerato l’ultimo vero ostacolo al pieno controllo statunitense e israeliano sulla regione. L’idea di destabilizzare il paese è alla base di una strategia che, attraverso l’inasprimento delle sanzioni e il supporto a dissidenze interne, mira a fomentare un conflitto civile sanguinoso. Parallelamente, la narrativa occidentale tende a concentrarsi sulle violazioni dei diritti delle donne in Iran, contribuendo a giustificare una crescente pressione.
- Diritti umani come strumento di destabilizzazione: L’interesse per i diritti umani appare selettivo, spesso orientato solo verso paesi che rappresentano una minaccia per gli interessi occidentali. In questo contesto, Afghanistan, Arabia Saudita e Pakistan ricevono scarsa attenzione, mentre in Iran, il discorso sui diritti umani diventa leva per legittimare interventi diretti o indiretti.
- Europa e aumento delle spese militari: La presidenza Trump non rappresenta necessariamente un allontanamento dagli alleati europei, ma al contrario sembra in perfetta sintonia con i leader dell’UE. Il piano prevede che l’Europa aumenti drasticamente le spese militari, con un costo che verrà coperto tagliando fondi da sanità e istruzione. La direzione suggerita da personaggi come Mario Draghi prevede che l’Europa mantenga il proprio legame strategico con gli USA, lasciando in secondo piano la possibilità di un’autonomia politica.
- Crisi ucraina: Con la probabile riduzione del coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, l’Ucraina diventa principalmente un problema europeo. Questo scenario rende l’UE maggiormente esposta a rischi di escalation, mentre gli Stati Uniti, restando a distanza, si sottraggono a possibili conseguenze.
- Tensione con Cina e Russia: La Cina di oggi, rispetto al 2016, rappresenta una sfida geopolitica più complessa. Le tensioni in Medio Oriente, in particolare l’approccio aggressivo verso l’Iran, potrebbero provocare reazioni da parte della Russia e della Cina, con un alto rischio di destabilizzazione su scala internazionale.
L’elezione di Trump come “uomo della provvidenza” rappresenta l’ennesimo tentativo di trovare risposte ai problemi globali all’interno delle sfere del potere, una tendenza che ha finora portato solo divisioni e conflitti.
La storia ha insegnato che la speranza di un cambiamento autentico non può dipendere da leader carismatici o rivoluzioni eterodirette. I popoli devono riappropriarsi del proprio destino, distaccandosi da logiche di potere che continuano a dettare regole e a fomentare guerre. È giunto il momento di difendere le culture, rispettando i loro ritmi e le loro evoluzioni naturali, senza permettere che il potere le manipoli.
Tratto da: Kultur Jam

