di Vincenzo Di Maio
In questi tempi ultimi, tra le tante cose accadute, si dibatte moltissimo sul ruolo dell’America di Trump nell’attuale quadro strutturale delle Relazioni Internazionali, attraverso una serie di posizioni molto opinabili e che, secondo Noi Visionari Primordiali, non rispecchiano i disegni divini insiti nello spontaneismo radiante della Tradizione Primordiale, come ad esempio in particolare l’ipotesi di deportazione dei Palestinesi, la istigazione dell’Unione Europea attraverso i dazi e per l’ipotesi di imitazione politica del federalismo americano sottinteso al motto di MEGA ideato da Elon Musk, nonché altre bizzarre posizioni come il cambiamento della nomenclatura geografica del Golfo del Messico e l’acquisizione della Groenlandia, attualmente danese, da parte degli Stati Uniti d’America.
Come forse pochi sanno, secondo il sottoscritto e molti altri studiosi, la Groenlandia sarebbe ciò che resta della mitica Atlantide che, secondo Platone, era nemica degli antichissimi popoli Greci, i quali altro non erano che tutti i popoli confederati dal re sacerdote RA del continente di MU, inerente all’antico impero del Sole e della Luna, oggi nascosto dalle nevi del continente di Antartide che, nella nuova Cartografia Planetaria, Noi Visionari Primordiali denominiamo con il termine ARAMU, quale altare augusto di Mu.
In tutto ciò, secondo la prospettiva geopolitica dello spazio vitale, quale principio di spontaneismo insiemistico e criterio di aggregazione continentalista, la prossimità latitudinale della Groenlandia proietta questa isola in linea orizzontale con lo stato del Canadà che, insieme all’Alaska, va a formare la linea di demarcazione dei popoli nativi eschimesi del Grande Canada, a cui si deve aggiungere il dakotan degli attuali Stati Uniti d’America che assumeranno, per lo stesso principio terminologico, il nomen di Grande Potlatch, una parola resa famosa dagli antropologi Franz Boas e Marcel Mauss come nomenclatura di una forma di “economia del dono”, una ulteriore insiemistica indipendentista dei popoli nativi che allo stesso tempo, presi insieme, questo grande nord america, o come Noi preferiamo “grande nord di Aztlanti”, va a deonominarsi come Eskimistan, per ricordare tutti quei movimenti sociali dove l’eskimo fu un giaccone che divenne famoso in tutto il mondo grazie alle rivolte del decennio 1960, e che accomunò i popoli nativi a tutti i popoli oppressi di questo nord di Aztlanti.
Quindi, in vista di una prospettiva indipendentista dei popoli del mondo, come in particolare del nostro Eskimistan, questo grande nord di Aztlanti, quando verrà il Salvatore Promesso dall’escatologia profetica delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche, troverà la giusta quadra per integrarsi in modo pacifico seguendo i disegni divini di un criterio di “spazio vitale” aggregato, non per darwinismo geopolitico come asseriva Ratzel, ma per prossimità ecologica del paesaggio, definendo così la legittimità del Canada ad integrare a est la Groenlandia e a ovest l’Alaska.
Pertanto le dichiarazioni internazionali di Trump non trovano riscontro in questa prospettiva sacra, tanto quanto Danimarca e Unione Europea nel rivendicare queste terre lontane dal continente eurasiatico di Aurania.

