di Vincenzo Di Maio
Dopo aver affrontato superficialmente in senso macroscopico il nerbo centrale dei processi di unificazione di questo nostro mondo, ci troviamo in senso microscopico nelle relazioni internazionali, ad analizzare due casi molto simili per cultura antropologica, per economia geografica e per politica storica, due casi ricchi di analogie distintive per comunanze e per differenze tra il caso cinese inerente al rapporto insito fra Repubblica Popolare Cinese (Pechino) e Repubblica di Cina (Taipei), come anche il caso coreano inerente al rapporto insito fra Repubblica Popolare Democratica di Corea (Pyongyang) e Repubblica di Corea (Seul), due realtà divise al loro interno che dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 non hanno più senso di esistere e che hanno bisogno di trovare confucianamente un “ponte di pace” tra le parti divise, tale che ne permetta la loro riunione ma senza diventare oggetto di ingerenze esterne come è avvenuto per la Germania in Europa.
Quindi queste analogie complesse, nel rispetto delle altre sostanziali differenze antropologiche tra i due casi, si presentano per essere principalmente entrambe succubi di fattori esterni nell’immediato secondo dopoguerra degli anni 1950 e dintorni, in quanto entrambi i paesi sono usciti vincitori “secondari” della seconda guerra mondiale, dei paesi secondari perché l’attenzione della comunità internazionale dell’Occidente colonialista era tutta incentrata a spartirsi il mondo nell’estremo occidente eurasiatico dell’Europa mentre nell’estremo oriente eurasiatico della Cina e della Corea tutto era fuori dall’attenzione sulle spartizioni coloniali dell’Italia e della Germania in seno alla costituente e farraginosa organizzazione internazionale delle Nazioni Unite (ONU), una situazione favorevole che ha permesso in questo frangente ad esse di trovare un momento opportuno di liberazione nazionale che ha cercato di formarsi come nuova unione popolare, con Mao Zedong in Cina che, per ragioni ideologiche spinse Chiang Kai Shek ad isolarsi nell’isola di Formosa quale attuale Taiwan, e con Kim Il Sung in Corea che, per ragioni ideologiche, dopo aver guidato l’esercito rivoluzionario popolare coreano nella resistenza comunista coreana all’occupazione giapponese, si impose come il principale capo della Corea in qualità di segretario generale del Partito dei Lavoratori di Corea, nato dalla fusione del Partito del Lavoro della Corea del Nord con il suo corrispettivo sudcoreano, una situazione in cui il Comitato popolare provvisorio della Corea esercitava le funzioni di governo provvisorio attraverso una serie di leggi su riforme popolari che portò serenità al popolo coreano fino alla spartizione di fatto della Corea, ratificata alla fine del 1948 ma che portò poi alla famosa guerra di Corea tra il Nord e il Sud il 7 luglio 1950.
Queste divisioni interne così impostate, sono quindi il risultato di una cortina di ferro orientale tipica della Guerra Fredda e insita nel bipolarismo tra USA e URSS, i quali utilizzavano il resto del mondo come scacchiere per i loro giochi di forza e di spartizione dei territori di influenza, una situazione che poi ha permesso l’emersione del cosiddetto Terzo Mondo in antitesi netta allo spartizionismo insito tra il Primo Mondo dell’Ovest liberale e il Secondo Mondo dell’Est socialista, un’opposizione ideologica di cui l’attuale movimento dei BRICS ne è pienamente erede per la sua opposizione al monopolarismo dell’Occidente Globalista.
In un tale quadro strutturale e realista delle relazioni internazionali abbiamo che nell’attuale fase di multiallineamento alla Gabriele Adinolfi e di multipolarismo alla Alexander Dugin, ci troviamo in realtà davanti a un nuovo raffreddamento delle relazioni internazionali tra il blocco occidentale globale capeggiato dagli USA di Trump, che domina l’Unione Europea e la NATO, e il blocco orientale mondiale capeggiato dai BRICS, che guidano con equità il resto del mondo affiliatosi ad essi fino ad oggi per la costruzione di un mondo più giusto per tutte le parti contraenti, il contesto di una situazione che vibra pesantemente attraverso gli scellerati scontri in atto in Ucraina e in Palestina, mirati all’approvvigionamento di risorse locali funzionali all’economia americana e israeliana, una situazione in cui la guerra è attualmente ancora il segno distintivo di un darwinismo sociale applicato all’anarchia insita nelle relazioni internazionali, un’assenza di ordine planetario che mina alla base i rapporti pacifici tra le parti e che invece vanno suggellati come nuova prassi nelle relazioni internazionali, una morale superiore stimolata dalla spiritualità religiosa che deve essere il parametro guida nelle relazioni tra gli stati nazionali.
Mediante questa morale superiore, questa virtù fondamentale deve esprimere un’etichetta di rito che permetta la conoscenza reciproca tra le parti in causa e che a livello microscopico deve permettere di coinvolgere i popoli nelle relazioni internazionali, rendendoli protagonisti del cambiamento in atto, proprio come deve avvenire tra Pyongyang e Seul o tra Pechino e Taipei, la costruzione di un impalcatura pacifica che deve iniziare e trarre spunto dall’instaurazione di relazioni diplomatiche tra le parti finalizzate alla condivisione del fine di unificazione concreta del paese in assenza di ingerenze esterne, quale ad esempio potrebbe essere un richiamo al voto popolare unito e sincronizzato in cui si decide quale partito sostenere per definire la transizione inerente alla unificazione, una votazione popolare di tutto il popolo cinese di Taiwan e della PRC che definisca gli equilibri in seno all’assemblea popolare dei partiti rappresentati, i quali per primi devono trovare la sintonia di unificarsi ideologicamente, in quanto sia in Cina che in Taiwan vige un pluralismo democratico, seppure costituzionalmente differente, in quanto in Cina oltre alla presenza di altri partiti esistono i rappresentanti delle 55 etnie che compongono la Repubblica Popolare Cinese.
Quindi allo stesso modo, anche la Corea deve unificarsi seguendo un analogo percorso democratico assicurandosi di non avere alcuna ingerenza esterna né da una parte né dall’altra parte, un mutuo sostegno che possa riportare agli antichi splendori sia la Cina Unificata che la Corea Unificata, una situazione democratica che oltre a definire il partito vincitore, che traghetterà l’unificazione costituzionale nel breve momento di transizione, deve definire il presidente espresso dal partito vincitore che guiderà il mutamento in atto mettendo a ferro e a fuoco il paese per riportare l’ordine originario in considerazione delle proprie radici confuciane comuni, quale viatico di affondo funzionale alla instaurazione successiva di una organizzazione politica superiore, tale che porti i paesi dell’estremo oriente eurasiatico del continente di Aurania, a definire come abbiamo già detto più volte, un nuovo processo confuciano di costruzione di ponti di pace che porti a costituire il cardine continentale della civiltà del Kongfuzistan, il quale comprende tutto il mondo confuciano, che include oltre alla Cina riunita con Taiwan, anche la Corea unificata, il Giappone con tutte le sue isole Curili, la Mongolia, le Filippine, la Thailandia, il Laos, la Cambogia, il Vietnam, la Malesia, il Singapore, il Brunei e l’Indonesia.
Pertanto, questa sfida confuciana è un astro celeste che può portare ad un esemplare gesto di Pace, Giustizia ed Armonia per tutto il mondo, un rituale democratico che può dimostrare alla comunità internazionale dell’Occidente Globalista la forza della giustizia confuciana nel mondo, stimolando a vicenda un progressivo processo di unificazione del mondo in modo giusto, equo, pacifico, armonico e solidale.
Nell’attesa che questo breve saggio possa ispirare sempre più persone, arrivando fino all’estremo oriente eurasiatico di Aurania, Noi Visionari Primordiali continuiamo e continueremo a lavorare per costruire insieme un mondo di Pace, di Giustizia, di Libertà, di Armonia e di Equità per tutti i popoli del nostro pianeta Urantia.

