a cura di Giuseppe Aiello
Il 17 febbraio si è ricordato l’anniversario della morte del filosofo Giordano Bruno, condannato a morte dal tribunale dell’Inquisizione dello Stato Pontificio e bruciato sul rogo a Roma, nella piazza di Campo de’ Fiori, nel 1600.
Lo sviluppo delle sue visioni filosofiche è dovuto al costante confronto con diverse dottrine filosofiche, scientifiche e religiose, tra cui anche quelle dell’Islam.
Ma quale è stato il ruolo della tradizione islamica e dei filosofi musulmani in relazione al pensiero di Giordano Bruno?
Non esiste uno studio completo su questo argomento, sebbene gli accademici abbiano trovato una connessione coerente tra la filosofia di Bruno e in particolare la filosofia di Ibn Rushd.
Le indagini filologiche accertano che Bruno leggeva traduzioni latine di libri islamici e trovava su fonti secondarie le teorie dei pensatori musulmani medievali: conosceva infatti autori come al-Ghazali, Ibn Bajjah, Ibn Sina, Ibn Rushd e altri, poiché li citava nelle sue opere.
Egli aveva interesse per le teorie scientifiche e filosofiche dei musulmani, ma la sua visione complessiva dell’Islam era vaga, un pò confusa, e condizionata dalle credenze e dai pregiudizi diffusi nel suo periodo storico.
In quanto intellettuale europeo del Rinascimento, Giordano Bruno visse in un contesto culturale cristiano. Anche l’educazione che ricevette fu cristiana, ma i suoi interessi per la teologia, la filosofia e la scienza (in particolare la “nuova astronomia” di Niccolò Copernico) lo portarono ad estendere la sua saggezza oltre i limiti del cristianesimo.
Oltre a ciò Bruno si occupò anche dei temi teologici degli altri due grandi monoteismi (Ebraismo, Islam). Giordano Bruno, però, non ha mai visitato il mondo islamico. Tuttavia, si è imbattuto in temi legati all’Islam e ha studiato le teorie dei filosofi islamici. Ad esempio, nel suo “De umbris idearum”, la sua prima opera filosofica rilevante, menziona il filosofo musulmano Ibn Rushd accanto a importanti teologi cristiani come Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, quando parla degli autori che hanno avuto un ruolo nella sua educazione.
Il pensiero di Ibn Rushd ha sicuramente avuto una parte rilevante nella filosofia di Bruno, ma molti altri riferimenti a temi e figure islamiche si possono trovare nelle sue opere.
Bruno menziona il nome divino “Allah” nel suo libro “De Monade” accanto agli dei di altre religioni, ed egli credeva che tutti i culti religiosi e le tradizioni spirituali fossero rami di un’unica vera religione. Bruno non distingue il dio degli arabi dagli altri; nella sua prospettiva, rappresentano lo stesso dio – il dio che ha rivelato la verità agli uomini di culture diverse. Ciò spiega anche perché Bruno annoverava il Profeta Muhammad tra figure di profeti e uomini illustri che rappresentano tutti persone a cui il divino si è rivelato.
Nelle opere di Bruno possiamo trovare inoltre anche riferimenti all’Araba Fenice e alla Simorgh nell’opera Gli eroici furori. Simorgh è il nome di un uccello mito-mitico iraniano.
Un ulteriore aspetto rilevante riguardo all’Islam nelle opere di Bruno è la consapevolezza della distinzione tra musulmani sunniti e sciiti, i due principali rami religiosi dell’Islam. Nella “Cena del Mercoledì” delle “Ceneri” troviamo un riferimento a questo argomento in un elogio a Elisabetta I, regina d’Inghilterra.
Innanzitutto sembra che in Bruno gli “sciiti” si distinguono dagli “arabi”, termine con cui Bruno si riferisce probabilmente ai sunniti, in quanto rappresentano la maggioranza dei musulmani. Il giudizio del Bruno sui musulmani in questo brano sembra essere negativo, poiché li cita accanto ai popoli “barbari”, anche se quando chiama “selvaggi” gli arabi e gli sciiti, non intende dire che siano subumani o qualcosa del genere; a nostro avviso, voleva piuttosto evidenziare la loro diversità rispetto agli europei, dal punto di vista antropologico e culturale.
Vale anche la pena menzionare l’influenza della tradizione astrologica islamica sull’Occidente. L’astrologia islamica fu conosciuta in Europa soprattutto a partire dal XII secolo, dopo la diffusione dell’opera “De magnis coniunctionibus” di Abu Mu’ashar Ja’far ibn Muhammad ibn ‘Umar Balkhi. Bruno probabilmente conosceva anche il “Picatrix”, una delle più famose opere di magia, il cui titolo originale è Gāyat-al-hakīm, cioè il fine del saggio, scritto da Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī, oriundo di Cordova morto nel 1007-8 d.C.
Un ulteriore esempio dell’influenza dell’astrologia islamica nella filosofia di Bruno sono le cosiddette “ruote della memoria”, che si trovano nel “De umbris idearum” e in altri lavori sulla mnemotecnica.
Altri astronomi musulmani citati da Bruno sono l’arabo al-Battani (c. 858 – 929) e il persiano Jabir ibn Hayyan (c. 721 – c. 815), noto anche come Geber nel mondo occidentale, nell’opera “Candelaio”.
Bruno menziona anche Ibn Sina e il suo Canone di medicina, e cita altri due filosofi musulmani, questa volta presentando le loro teorie in modo più completo: Ibn Bajja e Ibn Rushd, che come detto è sicuramente la figura islamica più influente nella filosofia di Bruno.
Al di là di Ibn Rushd e degli autori che abbiamo citato, non sappiamo se Bruno conoscesse o meno altri aspetti della tradizione islamica.
In conclusione, possiamo dire che il suo quadro generale dell’Islam è piuttosto vago. Bruno elenca gli “sciiti” e gli “arabi” (sunniti) accanto agli indiani e ad altri popoli di terre lontane: significa che la religione e lo stile di vita di tutti questi popoli è ai suoi occhi qualcosa di esotico.
Bruno non conosce nei dettagli la dottrina islamica, e menziona solo una volta “Allah”. Tuttavia Bruno mostrò un notevole interesse per gli aspetti della cultura islamica che si diffondevano in Occidente, ma era più interessato agli aspetti scientifici e filosofici della tradizione islamica, piuttosto che all’Islam come religione, e alla sua dottrina.
A causa delle sue visioni filosofiche e teologiche, che non si conciliavano con la dottrina cattolica (e in realtà non sono conciliabili neanche con quella islamica), la fine della vita terrena di Giordano Bruno è stata violenta, perché il tribunale ecclesiastico lo consegnò all’autorità politica del tempo, che poi lo bruciò vivo il 17 febbraio del 1600. Sul luogo del rogo, oggi nella famosa piazza Campo dei Fiori, è stata poi posta una sua statua.
E’ uno degli “eroi” della moderna Massoneria speculativa.

