L’Iran nel mirino

a cura di Markus

22 Marzo 2025

La politica estera di Trump si è ridotta a richieste imperiose, volgari minacce e ringhi minacciosi. Credo che la frustrazione di Trump nel trattare con Putin raggiungerà il culmine giusto in tempo per coincidere con il lancio di una campagna aerea USA/Israele contro l’Iran. Will Schryver, analista militare

La spinta di Trump per un cessate il fuoco in Ucraina ha più a che fare con con Israele che con l’Ucraina. In altre parole, i frettolosi negoziati di Trump con Putin non mirano a porre fine alla guerra per procura con la Russia, quanto a spostare il fronte dal Donbas all’Iran. Questo “cambio di attenzione” è diventato evidente nell’ultima settimana, con le dichiarazioni sempre più ostili di Trump nei confronti dell’Iran. Martedì scorso, Trump ha avvertito che riterrà la Repubblica islamica responsabile degli eventuali attacchi degli Houthi alle navi in navigazione nel Mar Rosso. Ha detto che ci saranno “conseguenze terribili” (per l’Iran) se gli attacchi continueranno. Ha anche dato al governo iraniano “una scadenza di due mesi per raggiungere un nuovo accordo sul nucleare”. (In breve, Trump sta facendo quello che, secondo molti dei suoi critici, avrebbe fatto fin dall’inizio; sta placando i ricchi contribuenti alla sua campagna elettorale con una politica estera che promuove la loro ambiziosa agenda regionale. Sta trascinando gli Stati Uniti in una guerra con l’Iran per ripagare i potenti Sionisti che lo hanno fatto eleggere.

Questo aiuta anche a spiegare perché Trump voglia normalizzare le relazioni con la Russia. Non è solo perché il presidente vuole fermare delle uccisioni insensate o stabilire “una pace duratura”. È perché vuole garanzie da Putin che non assisterà l’Iran quando gli Stati Uniti lanceranno il loro attacco contro Teheran. Deve essere sicuro che Putin non si unirà alla lotta al fianco dell’Iran.

Come alcuni lettori sanno, all’inizio del 2025 la Russia e l’Iran hanno firmato un trattato di partenariato strategico. L’accordo impegna entrambe le parti alla cooperazione per la difesa reciproca in caso di guerra. “Il trattato prevede che se una delle parti verrà attaccata, l’altra non assisterà l’aggressore e cercherà di risolvere le divergenze a livello diplomatico, fornendo un certo livello di sostegno senza però garantire un intervento militare diretto”. Quindi, anche se alla Russia non verrebbe richiesto di mettere “scarponi sul terreno”, ci si aspetta che fornisca armi, intelligence e supporto logistico. (La Russia ha già fornito all’Iran tecnologia avanzata, tra cui jet da combattimento Su-35, addestratori Yak-130 e, probabilmente, sistemi di difesa aerea S-400).

L’analista militare Will Schryver ritiene che la Russia aiuterebbe direttamente l’Iran se il Paese venisse attaccato dagli Stati Uniti. In un post di Substack dell’aprile 2024 intitolato “The Triple Alliance, For Dummies And Neocons“, aveva scritto:

In una presunta guerra tra gli Stati Uniti e l’Iran, sia la Russia che la Cina sosterrebbero attivamente l’Iran… L’Iran verrebbe semplicemente rifornito di armi e altre necessità logistiche da entrambi i suoi partner e, molto probabilmente, preso sotto il loro ombrello nucleare in un esplicito atto di deterrenza.

Schryver faceva capire che questo sostegno – che potrebbe includere armi avanzate o supporto nucleare – avrebbe neutralizzato i vantaggi degli Stati Uniti, rendendo improbabile una vittoria netta senza un’escalation in un conflitto più ampio e senza possibilità di vittoria. Aggiungeva anche questa agghiacciante osservazione che dovrebbe tenere svegli i vertici del Pentagono:

Per far sì che gli Stati Uniti dichiarino guerra ad uno qualsiasi di Russia, Cina o Iran, sarebbe necessario svuotare tutte le principali basi statunitensi sul pianeta per concentrare una potenza militare sufficiente ad intraprendere la missione.

Ciò suggerisce che un conflitto con l’Iran metterebbe a dura prova le risorse degli Stati Uniti, rendendoli vulnerabili su ogni altro fronte. Schryver non lo vede come una ricetta per la vittoria, ma come un progetto per la sconfitta.

Su X, Schryver aveva espresso dubbi sull’efficacia militare degli Stati Uniti contro le difese iraniane. In un post dell’ottobre 2024, aveva commentato le capacità missilistiche dell’Iran dopo i suoi attacchi a Israele:

I missili iraniani sembrano aver funzionato in modo impressionante… Le difese aeree statunitensi e israeliane non sono state in grado di fermarne molti.

Contrappone questo dato alla forza militare statunitense, che considera eccessivamente sopravvalutata, suggerendo che la capacità dell’Iran di infliggere danni potrebbe complicare qualsiasi offensiva americana. Altrove aveva deriso la potenza navale degli Stati Uniti, definendo le portaerei “pignatte da 13 miliardi di dollari” vulnerabili ai moderni missili antinave, che l’Iran possiede in quantità.

Schryver non è il solo a nutrire seri dubbi nei confronti della potenza militare statunitense. Il colonnello dell’esercito americano in pensione ed ex capo dello staff del Segretario di Stato Colin Powell, Lawrence Wilkerson, ha ripetutamente avvertito che gli Stati Uniti non sono così forti come molti credono e non prevarrebbero in una guerra con l’Iran. Secondo Wilkerson:

Una guerra con l’Iran sarebbe da 10 a 15 volte peggiore della guerra in Iraq in termini di vittime e costi…  E perderemmo. Perderemmo senza dubbio….. L’Iran non è l’Iraq… Ha un terreno incredibile… Ha un esercito molto più capace: 500.000 truppe in attività, probabilmente un milione di riservisti che entrerebbero immediatamente in azione.

In un’intervista con il giornalista Chris Hedges, Wilkerson ha dichiarato in modo inquietante:

Israele sta cercando di risucchiare l’America in una guerra con l’Iran, un conflitto che potrebbe destabilizzare il Medio Oriente e forse porre fine all’esperimento di Israele e danneggiare irreparabilmente l’impero che l’America è diventata.

Come Wilkerson, anche l’economista e analista politico Jeffrey Sachs ritiene che gli Stati Uniti si stiano dirigendo verso una guerra con l’Iran. In una recente intervista vista da milioni di persone in tutto il mondo, Sachs ha dato la colpa dell’imminente Terza Guerra Mondiale a Benjamin Netanyahu, il leader israeliano responsabile del genocidio in corso a Gaza. Ecco cosa ha detto:

Per anni Netanyahu ha puntato alla guerra con l’Iran e noi lo abbiamo seguito… Sei guerre in Medio Oriente volute da Israele con il sostegno degli Stati Uniti, e ora ne vogliono una settima.

L’Iran non è solo, né sarà solo, avverte Sachs. La Russia sarà presente, la Cina sarà presente… Questo potrebbe essere l’innesco della Terza Guerra Mondiale, e stiamo parlando di una guerra nucleare.

Pur non essendo pessimista come Wilkerson o Sachs, l’ex analista della CIA Larry Johnson ritiene che Trump stia semplicemente aspettando che gli Houthi colpiscano una nave da guerra statunitense con un missile ipersonico, un evento che sarà usato come giustificazione per lanciare una guerra aerea contro Teheran. Ecco Johnson in un post di mercoledì:

Dallo Yemen arrivano affermazioni non confermate secondo cui [gli Houti] avrebbero lanciato una combinazione di missili e droni contro la portaerei USS Harry S Truman. L’amministrazione Trump, al momento, non ha detto nulla su questo attacco. Sono certo di una cosa: lo Yemen lancerà missili e droni contro le navi statunitensi e israeliane nel Mar Rosso e gli Stati Uniti continueranno a scatenare attacchi all’interno dello Yemen. Se gli Houthi riusciranno a colpire una nave statunitense, credo che l’amministrazione Trump lo userà come casus belli per attaccare l’Iran.

Invece di tremare per la paura, credo che l’Iran si stia preparando alla probabilità di un attacco statunitense e si vendicherà contro le installazioni militari americane nella regione. La situazione potrebbe sfuggire di mano molto rapidamente. Se i sauditi permetteranno agli aerei da combattimento statunitensi di effettuare missioni contro l’Iran, è probabile che anche le installazioni petrolifere saudite vengano distrutte. Is the Trump Administration Using Yemen as an Excuse to Attack Iran?, Sonar 21

Johnson propone uno scenario assai plausibile, soprattutto se si considerano gli sviluppi di cui il popolo americano è completamente all’oscuro, come questo resoconto tratto da un articolo del 6 marzo del Times of Israel:

L’aeronautica israeliana ha tenuto questa settimana un’esercitazione congiunta con l’aeronautica statunitense, durante la quale i piloti “hanno praticato il coordinamento operativo tra i due eserciti per migliorare la loro capacità di affrontare le varie minacce regionali”.

L’esercitazione ha visto i caccia israeliani F-15I e F-35I volare insieme a un bombardiere americano B-52.

“L’esercitazione mirava a rafforzare e mantenere la cooperazione di lunga data tra le forze, espandendo al contempo la connettività e costruendo capacità integrate per una serie di scenari”, afferma l’IDF.

L’esercitazione è probabilmente finalizzata a preparare le forze armate israeliane ad un possibile attacco congiunto con gli Stati Uniti contro l’Iran. L’IAF ha già effettuato due attacchi contro l’Iran senza il supporto degli Stati Uniti, ma, probabilmente, avrebbe bisogno dei bombardieri B52 per colpire efficacemente i siti nucleari sotterranei pesantemente fortificati dell’IranTimes of Israel

Il governo iraniano ha portato questi inquietanti sviluppi all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ma, naturalmente, i media mainstream hanno fatto in modo che le masse rimanessero praticamente all’oscuro delle provocazioni e dei rumori di guerra innescati da USA/Israele.

Vale la pena notare che l’Iran ha compiuto progressi significativi nell’ammodernamento della propria capacità militare, mentre gli Stati Uniti sono scivolati gradualmente indietro. Non c’è dubbio che i sistemi di difesa aerea e i missili ipersonici iraniani siano tecnologicamente più avanzati di qualsiasi cosa di simile esista nell’arsenale statunitense. L’Iran dispone inoltre di un esercito numeroso e ben disciplinato, addestrato a respingere gli invasori, e di un territorio aspro e montagnoso, che potrebbe smussare qualsiasi potenziale offensiva militare. Ma, soprattutto, non è affatto certo che gli Stati Uniti avrebbero la meglio in una guerra con l’Iran. In realtà – a giudicare dai giochi di guerra che sono stati utilizzati per simulare lo scontro- le forze americane perderebbero. E questo non perché l’Iran abbia un esercito più potente di quello degli Stati Uniti, ma semplicemente perché ha modellato la sua dottrina militare per adattarsi alle sue esigenze difensive e alla sua particolare situazione geografica. In breve, l’Iran avrebbe il vantaggio di essere la “squadra di casa”. Guardate questo estratto di un articolo di Jordan Cohen del Cato Institute:

Una campagna che si affidi alla potenza aerea e navale per costringere rapidamente l’Iran alla sottomissione incontrerebbe notevoli difficoltà. Le forze armate iraniane sono strutturate per prevenire un’invasione di questo tipo e imporre costi significativi a qualsiasi potenziale attacco aereo o navale. Dispongono di missili da crociera con un raggio d’azione di 600 miglia, sistemi avanzati di difesa aerea a lungo raggio, sistemi di difesa aerea a corto raggio, missili antiaerei, 3.000 missili balistici, 6.000 mine navali e i più capaci veicoli aerei senza pilota della regione.

…In precedenza, gli analisti avevano valutato le possibilità di successo di una campagna basata sulla potenza aerea e navale degli Stati Uniti. Una simulazione del 2002, che aveva costretto i pianificatori statunitensi a cambiare le regole a metà del conflitto, aveva dimostrato che l’Iran avrebbe potuto facilmente affondare le navi statunitensi e, nel 2012, i funzionari del Pentagono avevano stimato che una simile strategia avrebbe richiesto un minimo di 100.000 uomini.…

Se l’intenzione è quella di utilizzare la forza aerea e navale per consentire operazioni di terra, l’Iran è altrettanto preparato. Un tale assalto richiederebbe l’assorbimento di costi enormi per ottenere l’accesso al Paese. Gli analisti stimano che un’eventuale invasione di terra richiederebbe 1,6 milioni di truppe statunitensi, quasi dieci volte quelle impegnate dagli Stati Uniti in Iraq. Al momento dello sbarco in Iran, Washington si troverà di fronte alla tredicesima popolazione mondiale in termini di idoneità al servizio militare, al tredicesimo contingente globale di veicoli corazzati e artiglieria semovente, al nono arsenale al mondo di artiglieria trainata e all’ottava flotta globale di lanciarazzi mobili. I costi umani e materiali sarebbero immensi.

La strategia iraniana per combattere gli Stati Uniti sarebbe incentrata sul rendere qualsiasi assalto navale e aereo costoso, lento e basato sul presupposto che, alla fine, gli americani perderebbero la volontà di continuare a combattere una guerra. L’Iran è circondato dal mare e userà i suoi missili antinave e antiaerei per coprire i 2.400 chilometri di costa meridionale, oltre a sfruttare la mancanza di dragamine statunitensi per [gettare mine] e intralciare un assalto navale. Rallentando le operazioni belliche, l’Iran intaccherà la volontà politica dei politici statunitensi e dell’opinione pubblica americana, dandosi anche il tempo di prendere decisioni e possibilmente anche di bloccare lo Stretto di Hormuz fino al Golfo di Oman. Despite Washington’s Confidence, US War with Iran Would Be Disastrous, CATO

Per quanto l’analisi di Cohen possa sembrare pessimistica, la realtà che gli Stati Uniti dovranno affrontare (se Trump attaccherà l’Iran) sarà ancora più cupa. Secondo un rapporto esaustivo sullo stato attuale delle forze armate statunitensi redatto dalla RAND Corporation, “la macchina da guerra globale dell’Impero, ipertrofica e decadente… non è ‘preparata’ in alcun modo significativo per una seria ‘competizione’ con i suoi principali avversari – (ed è) significativamente superata in ogni ambito bellico….”.

Ancora sul Rapporto Rand:

“Crediamo che l’entità delle minacce che gli Stati Uniti devono affrontare sia sottostimata e significativamente peggiore… Come minimo, gli Stati Uniti dovrebbero presumere che, se entreranno in un conflitto diretto che coinvolga la Russia, la Cina, l’Iran o la Corea del Nord, il Paese sotto attacco beneficerà dell’aiuto economico e militare degli altri… Questo nuovo allineamento di nazioni che si oppongono agli interessi degli Stati Uniti crea un rischio reale, se non la probabilità, che un conflitto in qualsiasi luogo possa diventare una guerra multiterritoriale o globale…

Come il rapporto della Commissione spiega nei dettagli forensi, Washington sarebbe quasi del tutto indifesa in un simile scenario, e probabilmente sconfitta quasi all’istante…. La Commissione RAND ha scoperto che la “base industriale della difesa” di Washington è completamente “incapace di soddisfare le esigenze di equipaggiamento, tecnologia e munizionamento” degli Stati Uniti, per non parlare dei suoi alleati. “Un conflitto prolungato, specialmente in più teatri, richiederebbe una capacità di produzione, manutenzione e rifornimento di armi e munizioni molto maggiore di quella attuale….

….Questa “presunzione di superiorità tecnologica incontrastata”…. Quei giorni sono finiti da tempo ….. La “base industriale della difesa” americana si sta oggi sgretolando…

Siamo entrati in una strana epoca di fine impero, paragonabile alla Glasnost dell’Unione Sovietica, in cui alcuni elementi della cerchia imperiale statunitense possono vedere con accecante chiarezza che l’intero progetto egemonico globale di Washington sta procedendo rapidamente e irreversibilmente verso l’estinzione… Collapsing Empire: China and Russia Checkmate US Military, Kit Klarenberg, Substack

Sebbene non vi siano dubbi sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero infliggere ingenti danni ai siti nucleari iraniani, alle infrastrutture critiche e agli impianti di produzione petrolifera, è altrettanto indubbio che gli Stati Uniti non avrebbero la meglio in un conflitto prolungato con l’Iran. Semplicemente, gli Stati Uniti non hanno la capacità industriale, le scorte di armi e missili e nemmeno la superiorità tecnologica necessaria per sconfiggere un Paese potente come l’Iran. Esiste, naturalmente, la possibilità molto concreta che il Presidente Trump non sia consapevole di queste evidenti carenze e continui a credere che la superpotenza americana possa “schiacciare l’Iran come un insetto”. Se così fosse – e io sospetto che sia così – probabilmente procederà a lanciare attacchi aerei su Teheran, scatenando una risposta che manderà i prezzi del petrolio alle stelle, i mercati azionari a picco e le onde d’urto si faranno sentire in tutta l’economia globale. Lo Stretto di Hormuz sarà chiuso e Trump avrà creato le condizioni che finiranno per costringere gli Stati Uniti a lasciare la regione.

Una guerra con l’Iran sarebbe una catastrofe inimmaginabile per l’Iran, gli Stati Uniti e il mondo. Deve essere impedita.

Mike Whitney

Tratto da: Come Don Chisciotte

L’Iran nel mirino
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Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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