di Alice Lattanzi
Questa domanda torna ogni volta che si esprime un’opinione che tocchi uno dei tanti temi della cristianità.
Solo che stavolta mi trovo nella condizione, per me non inedita ma certo non frequente, di essere quella che invita a non esprimere giudizi, mentre in passato capitava spesso, soprattutto per la mia simpatia non eccessiva per l’attuale pontefice, che quella accusata di giudicare fossi io. La differenza tra le due cose sta nell’animus con cui noi ci esprimiamo.
Prendiamo il tema dell’omosessualità. L’omosessuale che compie atti omosessuali commette peccato mortale e su questo non c’è alcun dubbio. La persona che prostituisce il proprio corpo, commette peccato mortale e anche su questo non c’è alcun dubbio.
Ma a questo punto si origina la differenza tra chi critica e chi giudica.
Chi critica, è consapevole che ogni uomo, ogni giorno, combatte una dura lotta contro Satana e le sue molteplici tentazioni, spesso nascoste sotto una coltre di assoluta innocenza. Eviterà dunque, di far sentire al peccatore il peso della propria riprovazione morale e
lo guarderà con la compassione di chi cerca semplicemente di fargli capire che la strada intrapresa lo porterà alla dannazione, consapevole tuttavia che egli stesso, ogni giorno, affronta una lotta col peccato, tanto che la Confessione serve proprio a questo: a dar conto ad un ministro della Chiesa delle proprie marachelle, più o meno gravi, che, di fronte ad una sincera contrizione, vedrà l’assoluzione provenire dal Confessore stesso.
Chi giudica, invece, non si limita a criticare un determinato peccato, ma è come se implicitamente dicesse “Io invece sono perfetto, non sbaglierò mai, sono un perfetto cristiano”. Che oltre a denotare una profonda presunzione, aspetto caratteriale che il Signore non gradisce, denota che si sono dimenticati tutti quei passi del Vangelo ove Dio mostra non soltanto di avere molto più a cuore quelli che peccano, cercando di ricondurli all’ovile, ma anche e soprattutto di condannare l’ipocrisia dei tanti farisei convinti che applicano procedure umane a contesti divini, oltre che la rabbia sdegnosa dei lapidatori pronti a colpire a morte l’adultera e che mentre vedono negli altrui occhi la pagliuzza, non vedono la trave nel proprio.
Capire che il Signore perdona molto più facilmente il ladrone pentito sulla Croce che chi si illude di essere stato un buon cristiano ma non ha capito il senso della sua venuta, è la comprensione dell’essenza di tutto il Cristianesimo.

