a cura di Sandro Consolato
“In Germania, di recente, è stata iniziata una campagna della cortesia – Kampf um die Höflichkeit – appunto in vista delle molte cause di maggior irritazione che la vita di guerra presenta. Nei tram, in ferrovia, nei negozi, si vedono vignette o scritte, con esortazioni ad un atteggiamento, malgrado tutto, cortese. E’ questo, un nuovo campo di ascesi spicciola, di un sottile superamento interno, nel quale, come è noto, gli Estremo Orientali sono già stati maestri, talvolta fino al paradosso: il sorriso perfino presso all’estrema tragedia e al supremo sacrificio. Questo riferimento però non faccia pensare a nessuno che noi esortiamo ad ‘orientalizzarsi’. Basterebbe, invece, riferirsi all’origine stessa del termine ‘cortesia’ che ci riporta alle corti medievali e soprattutto alla cavalleria; la cortesia è una virtù del cavaliere, dell’uomo virile che, come sa scagliarsi irresistibilmente contro l’avversario e l’ingiusto, del pari s’intende a dominare il proprio animo, a dare una forma al proprio contegno, a reprimere immediatamente ogni moto disordinato e istintivo. Esser duri con sé stessi, esser cortesi di fronte agli altri – questa è stata sempre la massima di uno stile aristocratico, dello stile di chi non è ‘volgare’. Il punto importante, pertanto, qui starebbe nell’intendere, che in ciò si tratta meno di una considerazione degli altri, del ‘prossimo’, quanto piuttosto di un’esigenza ‘ascetica’, di un’esigenza di libertà interna. L’ ‘altro’ potrebbe bene giustificare una mia brusca reazione; ma io non gli consentirò affatto di provocarla e di avermi dunque alla sua mercé – sarò, malgrado tutto, ‘cortese’. Si può dunque presentire, quale forza possa nascere da una tale disciplina.”
(Julius Evola, “Etimologia e realtà vive”, ne “La Stampa” del 28 aprile 1943; ora in J.E., AUGUSTEA (1941-1943) – LA STAMPA (1942-1943), a cura di G.F.Lami e A. Lombardo, Fondazione J.E.-Heliopolis Ed., Roma-Pesaro 2006, pp. 150-151).

