a cura di Giuseppe Aiello
Il sottovalutato e sottostimato Giuseppe Tucci – amico di Evola e firmatario del Manifesto sulla Razza
Portava lo smoking con rara eleganza, benché girasse sempre con un manoscritto nella tasca posteriore […]. Non
dormiva più di due o tre ore per notte. Si occupava a quel tempo della traduzione in sanscrito di alcuni testi di logica cinese.
Camminava per la stanza col testo cinese in mano, e traduceva ogni frase a voce alta. Quando non riusciva ad azzeccare
la parola esatta, lanciava contro la porta il pugnale con cui giocava. I suoi domestici credevano che invocasse
gli spiriti e lo abbandonavano gli uni dopo gli altri […]. Le ampie finestre aperte sulla campagna, la lampada accesa
tutta la notte in una stanza dove i libri e i manoscritti erano sparpagliati per terra e dentro alcune casse aperte o su mensole
ricoperte di polvere. Tucci si muoveva da un angolo all’altro, il pugnale in una mano, il testo cinese nell’altra […].
L’ultima volta che lo incontrai è stato sulla nave che ci portava entrambi verso l’Europa […]. Lo scorgevo talvolta
nel salone di prima classe mentre leggeva una commediola sanscrita e rideva fra sé, così che le inglesi si giravano sussurrando
in francese per non essere intese dal poveruomo:
“C’est un peu fou et très comique, n’est-ce pas?…“. La notte passeggiavamo tutti e due in coperta ed egli mi faceva
l’analisi dei più oscuri sistemi filosofici indiani, mi raccontava le biografie di lama morti cinque secoli prima
[Eliade su Tucci]
Uno che a 13 anni seminudo i faceva yoga sul balcone di casa d’inverno….

