a cura di Giuseppe Aiello
«L’uomo di oggi, non importa quale istruzione abbia ricevuto, non è più in grado di mettere in discussione alcunché né di sollevare dubbi di qualsiasi genere sulla natura di alcunché. L’uomo è ormai in grado di trangugiare passivamente qualsiasi cosa gli venga somministrata, sia essa una teoria scientifica, la concezione del mondo, un ordinamento sociale o quello esattamente opposto, qualsiasi farmaco, qualsiasi aberrazione comportamentale, sessuale, sociale […]
per lui ormai tutto si è già compiuto, tutto è esattamente come deve essere e non resta che cercare di ottenerne nella quantità maggiore e per il tempo più lungo possibile: più piaceri, più vita, più esistenza e infine non poteva che esserci un’arena finale in cui vengono innalzati i più grotteschi simulacri della libertà, il mercato e la politica, dove il simulacro dell’uomo, ormai carne da manovra, viene scagliato a recitare la ultima farsa della propria effimera esistenza.
Chi dovesse nutrire dei dubbi in proposito non deve fare altro che esaminare con quale naturalezza l’uomo occidentale, che è la quintessenza dello spirito antitradizionale, riesca a trangugiare le più disparate dottrine esoteriche, comprese le principali testimonianze della tradizione, senza provare il minimo turbamento o dubbio. In pratica egli riesce a sopravvivere benissimo sostenendo un principio metafisico e poi vivendo secondo tutte le modalità che negano proprio quel principio.
Ora, se ci si pensa attentamente, non c’è modo più efficace per esorcizzare il sacro che il nasconderlo sotto le forme più esasperate del profano in modo da svuotarlo del suo contenuto, farlo apparire quasi come una cosa scontata e annetterlo alla concezione profana del mondo.
A questo proposito si è fatto osservare che il mondo moderno è un carnevale perenne. Questo significa che lo spazio “terapeutico” concesso al libero sfogo delle tendenze inferiori dell’uomo, le sue pulsioni infernali e devianti, si è ormai dilatato fino a inglobare tutto lo spazio umano perché ormai ogni attività dell’uomo è lo sfogo di una tendenza inferiore-infernale: dalla caramellosa sentimentalità sino al cinismo più radicale passando per le patetiche esibizioni di sé che gli uomini danno sui ‘media’, ogni comportamento umano è una caricatura carnevalesca dell’uomo normale, e proprio perché la norma del mondo moderno è data dalla media dei comportamenti di tutti gli uomini, la media scende continuamente e gli uomini, rispecchiandosi in essa, vi si adeguano con scrupolosa aderenza in un volano automatico di azioni e reazioni […]
Qualche sprovveduto potrebbe pensare che questo carnevale si sia prodotto spontaneamente oppure, il che è patetico, che esso sia stato progettato da centri occulti di potere politico, economico, finanziario o quant’altro, ma ciò sarebbe la più pericolosa delle illusioni perché implicherebbe che costoro siano in possesso di conoscenze sovrumane che invece non possono avere: semplicemente, essi sono inclini a servirsi e a favorire per istinto mercantile le bassezze più nocive che vengono a galla di volta in volta. È vero piuttosto che questo carnevale nasce da una volontà sovrumana – in qualsiasi modo gli uomini possano immaginarselo – che fa parte essa stessa del destino del mondo e che perciò gli uomini non possono evitare nell’insieme dei suoi effetti: in pratica questo destino, che fa dell’uomo una marionetta, non è manipolabile da parte dell’uomo ma è esso stesso la causa del delirio, di cui l’uomo è vittima, che lo spinge a manipolare la struttura del mondo».
Raffaele Marolda, ‘La trottola di Dio. La Medicina, l’Uomo, il Sacro nella Tradizione’, Nuovi Orizzonti, Milano 1997, pp. 203-205

