‎NON ESSERE TRA GLI INCURANTI CENTRANDO TE STESSO

a cura di Giuseppe Aiello

“In verità creammo molti dei dèmoni e molti degli uomini per l’Inferno: hanno cuori che non ‎comprendono, occhi che non vedono e orecchi che non sentono, sono come bestiame, anzi ancor ‎peggio. Questi sono gli incuranti.” (Sacro Corano 7, 179).‎

Cosa vuole dirci questo versetto apparentemente così duro e destabilizzante?‎

Ci vuole dire che la maggior parte degli esseri umani non vive, semplicemente “reagisce”.‎

Un’emozione positiva improvvisa li solleva per qualche ora, poi basta un evento negativo per ‎ributtarli giù.‎

Sono completamente identificati con ciò che accade “fuori”, e non si rendono conto di essere ‎mossi, per usare un linguaggio moderno comprensibile anche ai giovani, solo dai “programmi ‎automatici”, installati nella loro macchina biologica fin dalla nascita, che devono però servire e non ‎guidare l’essere umano.‎

Credono di scegliere, ma in realtà vengono spinti in una direzione o nell’altra da impulsi che non ‎comprendono, seguendo solo la loro nafs ammarah.‎

Basta un desiderio non soddisfatto o una paura attivata, e perdono lucidità, perdono sé stessi.‎

Si agitano molto, ma non si muovono mai davvero. ‎

Vivono come foglie portate dal vento, senza radice, senza direzione, senza un centro reale.‎

Ma Dio ci dice che in ogni essere umano esiste anche un “punto” immobile, una coscienza ‎silenziosa che osserva tutto senza essere toccata.‎

Finché non la si riconosce, si resta intrappolati nei movimenti della nafs (mente, emozioni…) e si ‎non può che ripetere sempre le stesse dinamiche.‎

Solo quando si inizi a osservare se stessi — senza giustificazioni, senza lamentele, senza cercare ‎colpevoli — si comincia a uscire dalla recita illusoria della vita ordinaria.‎

Chi sceglie di lavorare su di sé, chi decide di essere “presente”, inizia a collegarsi a quel punto, e ‎comincia ad avvertire la “presenza” di Dio, che in realtà c’era sempre stata.‎

E da lì nasce un orientamento (qibla) nuovo: non più dettato dal mondo esterno, dal dunya, ma da ‎una direzione interiore che non ha bisogno di conferme, perchè “è” da sempre.‎

‎“Essere” non ha nulla a che vedere con l’apparire o con l’essere speciali.‎

Significa semplicemente non essere più “spostabili”, rimanere fermi nella propria traiettoria verso ‎la Ka’bah interiore, anche quando tutto attorno si muove vorticosamente e minacciosamente.‎

Non perché si è rigidi, ma perché si è centrati. E solo chi è centrato può servire Dio davvero: in ‎silenzio, senza aspettative, e in accordo con un ordine superiore.‎

Il resto è solo una foglia che ancora si illude di volare, le cui “azioni saranno come cenere sulla quale ‎infuria il vento in un giorno di tempesta” (Sacro Corano 14, 18).‎

Shaykh Abd al-Malik M.‎

‎NON ESSERE TRA GLI INCURANTI CENTRANDO TE STESSO
NON ESSERE TRA GLI INCURANTI CENTRANDO TE STESSO

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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