di Felipe Guerra
In una valle tranquilla, ombreggiata da montagne antiche, viveva una volta un maestro taoista di nome Yin. Ogni mattina, Yin si svegliava prima del sorgere del sole, calpestando a piedi nudi la terra umida di rugiada, percependo il silenzioso ritmo del battito della natura.
Fu in questi momenti di quieta comunione con il sussurrio del vento, la danza della nebbia e il dolce mormorio di un ruscello lontano che Yin scoprì la profonda verità: la vita scorre non con la forza, ma con una pacata accettazione.
Un giorno, un viaggiatore turbato di nome Jian giunse al villaggio. Gli occhi di Jian erano gravati dalla stanchezza di un mondo che sembrava troppo rumoroso, troppo caotico e troppo inflessibile. Egli cercò la guida del maestro.
Yin ascoltò, annuendo lentamente come se ogni parola di Jian fosse una nota in una melodia incompiuta.
Poi, sorridendo dolcemente, il maestro invitò Jian a unirsi a lui per una passeggiata lungo uno stretto sentiero montano.
Mentre si inoltravano tra enormi pini e fiori selvatici vibranti, Yin iniziò una lezione senza parole. Condusse Jian a un ruscello che gorgogliava e si inginocchiò alla sua riva. Posando una mano nell’acqua fresca, Yin sussurrò: “Ascolta, Jian. L’acqua non si precipita né fatica; segue semplicemente i contorni della terra, tracciando il suo cammino nel tempo. Si adatta, eppure possiede la forza necessaria a scolpire la pietra. Proprio come il ruscello, lasciati andare al flusso della vita.”
Jian rimase stupito dalla saggezza contenuta in quella semplice osservazione. Il ruscello non combatteva contro le rocce lungo il suo percorso le aggirava; a volte erodendo dolcemente i loro bordi, altre volte scivolando con grazia intorno agli ostacoli. Yin proseguì dicendo: “Nella quiete dell’accettazione risiede la forza. Abbracciando il corso naturale delle cose, troviamo il nostro slancio.”
Il loro cammino li condusse in un prato baciato dalla luce dorata del sole, dove le ombre si muovevano dolcemente, come il fluire del pensiero. Qui, Yin narrò antiche parabole del Tao: racconti di imperatori che rinunciarono alle loro corone, di guerrieri che scoprirono la forza nella resa e di poeti che trasformarono il silenzio in versi. Ogni storia portava lo stesso gentile monito — la vera armonia della vita emerge quando abbandoniamo il bisogno di controllare il torrente del cambiamento e, invece, impariamo a muoverci con esso.
Jian cominciò a vedere i suoi fardelli trasformarsi. Nella morbidezza della brezza e nella persistenza senza tempo dell’acqua, imparò che ogni ostacolo era semplicemente una curva in un fiume serpeggiante un invito ad adattarsi, a modificarsi e, infine, a trovare la liberazione nell’accettazione del presente così com’è.
Il percorso stesso divenne un capolavoro di momenti che si rivelavano, dove ogni passo era allo stesso tempo una domanda e una risposta, e ogni silenzio comunicava più delle parole.
Quando il crepuscolo scese sulle montagne, dipingendo il cielo con tonalità di ambra e indaco, Jian sentì emergere una pace che non aveva mai conosciuto prima.
Comprese che il Tao non era una dottrina distante rinchiusa in antichi scritti, ma una forza vivente e pulsante in ogni sussurro della natura. In quell’equilibrio tra il dolce cedimento e la silenziosa persistenza, scoprì l’arte di vivere.
Questa storia, nata dalla semplicità, ci ricorda che le nostre vite sono come il flusso incessante di un ruscello in costante movimento, sempre in trasformazione, eppure profondamente in sintonia con l’ordine naturale.
In ogni increspatura, in ogni momento di quiete, il Tao parla, invitandoci a lasciar andare le nostre ambizioni e a cogliere la bellezza di far parte del grande arazzo nel continuo svolgersi della vita.
Possa tu, come Jian, trovare la saggezza nel dolce mormorio della natura, e possa ogni passo che intraprendi condurti sempre più vicino al fluire senza sforzo del tuo vero sé.

