a cura di Felipe Guerra
C’era una volta, in un villaggio ai piedi delle montagne, un vecchio saggio di nome Liang. Ogni mattina, Liang si sedeva sulla riva del fiume che scorreva limpido e cristallino, osservando le acque danzare tra le rocce. Un giorno, un giovane del villaggio, turbato e afflitto dai pensieri, si avvicinò a lui.
“Maestro,” disse il giovane, “il mio cuore è pesante come una pietra. Come posso trovare la purezza che tu possiedi?”
Liang raccolse una pietra grezza dal greto del fiume e la mostrò al giovane. Era ruvida, coperta di terra e di muschio. Senza dire una parola, il vecchio la immerse nell’acqua e cominciò a strofinarla con calma tra le sue dita nodose. Minuto dopo minuto, la corrente portò via le impurità, e la pietra divenne liscia, lucida, quasi trasparente alla luce del sole.
“Vedi?” disse infine Liang. “Il fiume non forza, non afferra, non si agita. Eppure, con pazienza, purifica ogni cosa che tocca.”
Il giovane fissò la pietra, ora splendente, e poi guardò il fiume. “Allora devo attendere che il tempo mi purifichi?”
Liang sorrise. “No. Devi solo immergerti nella vita come questa pietra si è immersa nel fiume. Lascia che le acque del Tao scorrano attraverso di te, e tutte le tue asperità cadranno da sole.”
Da quel giorno, il giovane smise di lottare contro i suoi pensieri. Sedendosi ogni mattina accanto al fiume, imparò che la purezza del cuore non si conquista, ma si riceve, quando ci si abbandona al flusso silenzioso dell’esistenza.
E così, il suo cuore divenne limpido come le acque della montagna.
Morale Taoista:
“Il cuore puro non resiste, non trattiene, non si oppone. Come l’acqua, accoglie e riflette il mondo senza macchia.”

