a cura di Giuseppe Aiello
“Quello che abbiamo detto in precedenza chiarisce quale sia la natura dell’errore che può dare vita al politeismo: questo, che è in sintesi solo il caso più estremo dell'”associazione”, è ammettere una pluralità di principi considerati del tutto indipendenti, mentre sono e possono solo essere, in realtà, più o meno, aspetti secondari del Principio Supremo. È ovvio che ciò può essere solo la conseguenza di un malinteso di certe verità tradizionali, quelle specificamente legate ad aspetti o attributi divini; tale malinteso è sempre possibile in individui isolati e più o meno numerosi, ma la sua generalizzazione, corrispondente ad uno stato di estrema degenerazione di una forma tradizionale in via di estinzione, probabilmente è stata molto rara di quanto si ritenga ordinaria. In ogni caso, nessuna tradizione, qualunque essa sia, saprebbe di per sé essere politeista; è rovesciare qualsiasi ordine normale che assumere politeismo all’origine, seguendo le visioni “evoluzioniste” della maggior parte dei moderni, anziché vedere solo la deviazione in cui si trova. realtà. Ogni vera tradizione è essenzialmente monoteista; per parlare più precisamente afferma innanzitutto l’unità del Principio Supremo, da cui tutto deriva e dipende interamente, ed è proprio questa affermazione che, nell’espressione che esprime soprattutto nelle tradizioni religiose, costituisce il monoteismo stesso; ma, assoggetta a questo spiegazione necessaria per evitare qualsiasi confusione di opinioni, possiamo riassumere il significato di questo termine di monoteismo senza inconvenienti per applicarlo ad ogni affermazione di unità di principio. D’altra parte, quando diciamo che è il monoteismo ad essere necessariamente all’origine, va da sé che non ha nulla in comune con l’ipotesi di una cosiddetta “semplicità primitiva” che non è mai esistita; basta, invece, evitare ogni disprezzo in proposito, notare che il monoteismo può includere tutti gli sviluppi possibili sulla molteplicità degli attributi divini, e anche che l’angelologia, strettamente legata a questa considerazione degli attributi, come abbiamo spiegato in precedenza, occupa in realtà un posto importante nelle forme tradizionali dove il monoteismo asserisce nel modo più esplicito e rigoroso. Non c’è quindi alcuna incongruenza, e anche l’invocazione degli angeli, purché li consideriamo solo come “intermediari celesti”, cioè sicuramente seguire quanto già esposto, come rappresentare o esprimere tali aspetti divini nell’ordine della manifestazione informale, è perfettamente legittimo e normale in vista della il monoteismo più severo.”
~ René Guénon, Monoteismo e Angelologia, Studi tradizionali, Ott. -nov. 1946.

