di Giuliano Noci
Trump ci sveglia. Ma noi siamo ancora in pigiama.
Mentre l’ex presidente USA lancia minacce di dazi sull’Europa come se fossimo la Cina, noi rispondiamo con una bozza di lettera, una carezza diplomatica, una scrollata di spalle educata. Siamo un continente che ha smarrito la voce, confuso e impaurito, come un adolescente nel cortile della scuola geopolitica che cerca ancora l’approvazione del bullo americano.
La verità? Non è colpa di Trump. È colpa nostra.
Siamo noi che restiamo immobili, fermi a litigare sulle regole condominiali dell’Unione, mentre il mondo si muove. Gli Stati Uniti non sono più il faro dell’Occidente: si stanno chiudendo, guardano all’Asia, diventano ipernazionalisti. E noi, invece di adattarci, continuiamo a bussare alla Casa Bianca col cappello in mano. Come se la nostra dignità dipendesse ancora da loro.
Trump non è una minaccia: è uno specchio.
E riflette l’immagine di un’Europa immatura, incapace di reagire, ancora alla ricerca di un ruolo.
Vogliamo svegliarci? O vogliamo continuare a vivere nel sogno comodo di un passato che non tornerà?

