TRA PARACELSO E PFIZER

di Cristiano Nisoli

Se vi dicessi che siete melanconici perché il vostro umore flemmatico nella mente cosmica non è bilanciato con l’umore sanguigno impedendo alla bile gialla di scorrere con quella nera nell’intelletto attivo, rendendovi così incapaci di sintonia con le sfere, pensereste che sono una specie di mago tra Cornelio Agrippa e Paracelso, che si rifà ad esoteristi magico-ermetico-cabalistici tardo rinascimentali.

Insomma, un ciarlatano.

Ma se invece vi dico che siete “clinicamente depressi” perché “l’equilibrio chimico” dei “neurotrasmettitori” nel vostro “cervello” è sbilanciato, rendendovi incapaci di “relazionarvi” con i significati profondi, allora penserete che vi stia dicendo qualcosa di molto serio, empiricamente verificabile, e scientificamente fondato.

(Ed anzi comprereste da me dei rimedi farmaceutici, che tra le altre cose causano suicidio, deliri di grandezza, e sono stati prescritti praticamente a qualsiasi ragazzo che sia stato poi coinvolto in sparatorie.)

Eppure sto dicendo la stessa cosa.

Gran parte dello scientismo funziona così: si usa un lessico che suona scientifico all’orecchio dell’ignorante (depressione clinica, chimica, equilibrio, neurotrasmettitori) per banalizzare concetti non si sa nemmeno come definire, e che ultimamente non possono essere che filosofici (perché dire che qualcuno soffra di questa o quella “malattia mentale” è un po’ come dire che Dio ha l’appendicite).

Ma soprattutto per aver ragione.

Perché la scienza ha sempre ragione–non lo sapevate?

Questo peraltro è vero per gran parte della storia della “arte lunga”. Chi fa il fisico o l’ingegnere può limitarsi a risultati ottenuti manipolando simboli algebrici (una forma di intelligenza decisamente inferiore, al punto che un software la può emulare) e negarne i presupposti filosofici, ma la storia della medicina è appunto una storia di paradigmi di comprensione dell’umano.

Questi paradigmi (dall’equilibrio degli umori dell’antichità ai cinque “elementi” al “meccanicismo” secentesco, alla riduzione alle “molecole attive” di fine 900, eccetera) sono in ultima analisi metafisici, ma da duecento anni spacciati come ovvi e “scientifici”.

TRA PARACELSO E PFIZER
TRA PARACELSO E PFIZER

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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