IL MODO NATURALE DI VIVERE

a cura di Piccole Storie

Un tempo, gli uomini e le donne non dormivano come noi.

Non c’era l’idea di “otto ore filate”. Nel Medioevo, la notte si divideva in due respiri: il primo sonno e il secondo sonno.

Quando il sole calava e il cielo diventava velluto scuro, le persone si ritiravano presto, lasciandosi cullare dal silenzio. Dopo quattro o cinque ore, gli occhi si aprivano da soli: non era inquietudine, era abitudine. Quella pausa notturna era un piccolo mondo segreto.

Alla luce tremolante di una candela si pregava, si sfogliavano libri consunti, si sorseggiava vino speziato.. Alcuni attraversavano la strada per bussare alla porta dei vicini, altri restavano in cucina a raccontare storie ai figli, con le mani intorno a una tazza calda. Era il cuore della notte, eppure la vita scorreva lenta, intima, profonda.

Poi, quando l’orologio invisibile dell’oscurità lo decideva, si tornava a letto. Il secondo sonno portava fino all’alba, dove il canto del gallo segnava l’inizio del giorno.

Per secoli fu così, documentato in diari, racconti e perfino nei manuali di medicina.

Poi arrivò l’Ottocento, con i lampioni, le fabbriche, il rumore delle città. Le ore centrali della notte persero il loro fascino e la gente imparò a dormire “tutto d’un fiato”.

Nel Novecento, quasi nessuno ricordava più che il sonno, un tempo, era spezzato in due atti, come un’opera teatrale scritta dal buio.

Oggi lo chiameremmo insonnia.

Allora… era semplicemente il modo più naturale di vivere al passo con la notte.

IL MODO NATURALE DI VIVERE
IL MODO NATURALE DI VIVERE

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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