LA LINGUA IGNOTA DI SANTA ILDEGARDA

a cura di Tania Perfetti

La Lingua Ignota di Santa Ildegarda di Bingen (1098–1179) rappresenta uno dei fenomeni più enigmatici della storia linguistica e mistica del Medioevo europeo. Frutto della mente visionaria di una delle più grandi figure femminili del XII secolo, questa lingua artificiale è documentata in un lessico di circa mille termini, accompagnati da equivalenti latini o tedeschi, ma priva di una grammatica esplicita. Vorrei analizzare la Lingua Ignota sotto una triplice lente: filologica, linguistica e teologica, esplorandone le possibili funzioni, strutture e implicazioni spirituali, alla luce della visione cosmologica e antropologica di Ildegarda.

Santa Ildegarda di Bingen, benedettina, mistica, teologa, compositrice e naturalista, è anche autrice di una delle prime lingue artificiali documentate nella storia dell’Occidente medievale. La Lingua Ignota (lett. “lingua sconosciuta”) è testimoniata nel Riesencodex (Wiesbaden, Hessische Landesbibliothek, Hs. 2), insieme a una lista di 1011 parole tradotte in latino e, in parte, in medio-alto tedesco. La funzione, l’origine e la struttura della lingua rimangono oggetto di dibattito accademico.

CONTESTO STORICO E BIOGRAFICO

Nel cuore del Sacro Romano Impero, Ildegarda emerge come una figura di straordinaria autorità spirituale e intellettuale. Le sue opere principali, come Scivias, Liber Vitae Meritorum e Liber Divinorum Operum, delineano una visione teologica fondata sulla luce divina e sull’armonia cosmica. È in questo contesto mistico che si inserisce la Lingua Ignota, presumibilmente elaborata tra il 1150 e il 1170, periodo di massima fioritura della sua produzione visionaria.

DESCRIZIONE DELLA LINGUA IGNOTA

Il lessico

Il Vocabularium Ignotum è un glossario contenente sostantivi – prevalentemente nomi di creature, oggetti naturali, parti del corpo, cariche ecclesiastiche e virtù. Alcuni esempi includono:

• Aigonz – Deus

• Zuuenz – sanctus

• Loifol – populus

• Peueriz – pater

Il lessico suggerisce un intento universale e spirituale: il tentativo di designare la realtà creata secondo una nomenclatura “pura”, non contaminata dalla caduta del linguaggio post-babelico.

ASSENZA DI GRAMMATICA

Non esiste una grammatica formalmente attestata. Tuttavia, alcuni studiosi, tra cui Sarah L. Higley, hanno ipotizzato l’esistenza di una morfologia implicita o simbolica, forse ispirata alla struttura del latino o alle forme visive delle lettere. La Lingua Ignota, a differenza di altre lingue artificiali (come il Lingua Ignota di Leibniz o il Solresol ottocentesco), non sembra progettata per la comunicazione funzionale, bensì come strumento mistico e meditativo.

INTERPRETAZIONE TEOLOGICA

Secondo un’interpretazione mistico-teologica, la Lingua Ignota riflette l’ideale agostiniano della lingua perfetta, pre-babelica, nella quale la parola coincide con la verità. Ildegarda potrebbe aver cercato, tramite la lingua ignota, di partecipare alla verbum divinum, creando un idioma che “trasfigura” il linguaggio umano in un registro più puro e sacro.

FUNZIONE SIMBOLICA

La lingua sembra servire anche una funzione simbolica-identitaria. Il suo utilizzo in contesti limitati (ad esempio, nella denominazione delle virtù o nella designazione dei membri del clero) può indicare un desiderio di sacralizzare il linguaggio quotidiano del convento, creando un vocabolario esoterico riservato alle monache.

INTERPRETAZIONE FEMMINISTA

Alcuni studi contemporanei, soprattutto nell’ambito dei gender studies, hanno proposto una lettura femminista della Lingua Ignota. Come lingua creata da una donna in un contesto ecclesiastico dominato dagli uomini, essa potrebbe costituire un atto di affermazione dell’autonomia spirituale e intellettuale femminile, nonché una critica implicita alla limitazione del linguaggio sacro ai soli canoni maschili.

ANALISI COMPARATIVA

A confronto con altre lingue artificiali medievali (come la Lingua Adamica ipotizzata dai cabalisti o da Dante nella Vita Nuova), la Lingua Ignota si distingue per la sua originalità semantica e per la sua funzione non comunicativa ma contemplativa. Essa precede, in certo senso, i progetti linguistici dell’età moderna, mantenendo tuttavia un’impronta fortemente spirituale e individuale.

CONCLUSIONE

La Lingua Ignota non è solo un curioso esperimento linguistico, ma un potente strumento di espressione teologica, spirituale e personale. In essa si riflettono le tensioni tra parola e verità, tra visione e comunicazione, tra silenzio e rivelazione. In un’epoca di ricerca della lingua perfetta, Santa Ildegarda ha anticipato, in forma poetica e mistica, le domande che ancora oggi animano la filosofia del linguaggio.

FONTI:

• Higley, Sarah L. Hildegard of Bingen’s Unknown Language: An Edition, Translation and Discussion. Palgrave Macmillan, 2007.

• Newman, Barbara. Sister of Wisdom: St. Hildegard’s Theology of the Feminine. University of California Press, 1987.

• Dronke, Peter. Women Writers of the Middle Ages: A Critical Study of Texts from Perpetua to Marguerite Porete. Cambridge University Press, 1984.

• Schipperges, Heinrich. Hildegard of Bingen: Healing and the Nature of the Cosmos. Princeton University Press, 1998.

• Eco, Umberto. La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea. Laterza, 1993.

IMMAGINI:

Ildegarda di Bingen riceve una visione e la descrive al suo segretario (dal manoscritto Scivias).

LA LINGUA IGNOTA DI SANTA ILDEGARDA
LA LINGUA IGNOTA DI SANTA ILDEGARDA

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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