di Giacomo Gabellini
Il cosiddetto “piano di occupazione” della Striscia di Gaza elaborato dal governo Netanyahu prosegue imperterrito, a dispetto delle critiche formulate – a costo di subire una procedura di licenziamento – dal Capo di Stato Maggiore dell’Israeli Defense Force Eyal Zamir e delle iniziative di contrasto assunte da Paesi come la Norvegia, il Brasile e la Colombia, il cui attivismo stride pesantemente con il collaborazionismo de facto degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Di fronte al disastro umanitario in atto, certificato ormai da anni dalle agenzie delle Nazioni Unite e negato strenuamente da Israele anche attraverso un’aggressiva campagna propagandistica diffusa a tamburo battente sui social media, una personalità di spicco come Richard Falk, professore emerito dell’Università di Princeton e relatore speciale per la Palestina delle Nazioni Unite, ha sottolineato che esistono allo stato attuale gli strumenti giuridici per avviare un’azione militare volta a impedire l’esecuzione del “piano di occupazione” israeliano della Striscia di Gaza, da condurre a livello di Nazioni Unite.
Tratto da: Il Contesto

