di Luciano Tovaglieri
02 Settembre 2025
Negli ultimi giorni si è svolto un incontro storico tra Modi, Xi Jinping e Putin. Tre leader che, in passato, non hanno sempre avuto rapporti distesi: l’India e la Cina hanno combattuto una guerra di confine negli anni ’60, mentre la Russia e la Cina, durante la Guerra Fredda, arrivarono persino a scontrarsi militarmente per questioni territoriali. Nonostante questo passato di tensioni, oggi si ritrovano uniti di fronte a un Occidente che continua a comportarsi con atteggiamenti imperialisti e neocoloniali.
Gli Stati Uniti, insieme a Francia e Regno Unito, cercano ancora di imporre le proprie regole al resto del mondo come se fossimo all’inizio del Novecento. Ma la realtà è cambiata: ciò che un tempo era periferia o “mondo sottosviluppato” oggi rappresenta i nuovi poli di potere economico e politico globale.
Emblematico è il caso delle pressioni esercitate da Trump:
• verso l’India, minacciata con i dazi per impedirle di acquistare petrolio e gas dalla Russia;
• verso la Cina, a cui Washington ha cercato di imporre di non commerciare più con Mosca, né in importazioni né in esportazioni.
La risposta di Nuova Delhi e Pechino è stata netta: non saranno gli Stati Uniti a decidere con chi possono o non possono commerciare. In altre parole, i vecchi metodi di ricatto economico e di pressione politica non funzionano più con le grandi potenze.
Così, paradossalmente, la stessa arroganza occidentale ha spinto Cina, India e Russia a superare antiche rivalità e a costruire un fronte comune. Paesi che un tempo furono vittime del colonialismo britannico, oggi non hanno più alcuna intenzione di farsi dettare la linea da potenze che vivono ancora dell’illusione di essere i padroni del mondo.
Il grande cambiamento che stiamo vivendo è proprio questo: il centro del potere mondiale non è più esclusivamente a Washington, Londra o Parigi. Il baricentro si è spostato, e i paesi che l’Occidente guardava dall’alto in passato ora si presentano come attori protagonisti e indipendenti.
Il mondo multipolare non è un progetto teorico: è già in atto, e chi non lo ha ancora capito rischia di trovarsi ai margini della storia.

