Dal silenzio imposto a Francesca Albanese al futuro di Gaza trasformata in resort

di Zela Santi

7 Settembre 2025

Dal caso Francesca Albanese alle speculazioni di The Great Trust su Gaza: due vicende che mostrano il volto ipocrita delle democrazie, dove finanza e politica cancellano diritti e popoli in nome di interessi economici e del potere delle élite.

Francesca Albanese e la dipendenza europea dalla finanza americana

Il caso di Francesca Albaneserelatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, rappresenta una delle più lampanti dimostrazioni del potere extraterritoriale esercitato dagli Stati Uniti attraverso il sistema finanziario. L’Albanese, impegnata nel supportare le indagini della Corte Penale Internazionale sui crimini commessi dai leader israeliani, è stata colpita da pesanti sanzioni personali introdotte dall’Amministrazione Trump.

Il provvedimento, formalmente giustificato con l’accusa di “danneggiare” gli interessi economici e finanziari statunitensi, ha comportato il congelamento dei suoi beni negli Stati Uniti, il divieto di transazioni e, soprattutto, una minaccia estesa a chiunque intrattenga rapporti economici con lei.

Le conseguenze sono state immediate: persino in Italia, le banche hanno rifiutato di aprirle un conto corrente per timore delle ritorsioni americane e della possibile esclusione dai circuiti internazionali di pagamento. Nemmeno istituti che si presentano come indipendenti e attenti all’etica finanziaria, come Banca Etica, hanno osato sfidare la rete di condizionamenti proveniente da Washington.

Questa brutta vicenda rivela la totale subordinazione della finanza europea al sistema bancario statunitense. In pratica, un’istituzione sovrana come una banca italiana non è libera di offrire un servizio a una cittadina italiana senza il rischio di pesanti conseguenze economiche. Non si tratta dunque solo di un abuso contro un individuo, ma di una dimostrazione plastica del grado di asservimento delle economie europee al potere finanziario degli Stati Uniti.

La vicenda Albanese, apparentemente marginale rispetto al grande quadro geopolitico, è in realtà un campanello d’allarme: mostra come strumenti economici e giuridici vengano usati in modo selettivo, trasformando i principi di giustizia e di libertà in un apparato punitivo che rafforza il dominio politico ed economico.

Gaza trasformata in resort: il progetto The Great Trust

Parallelamente, un’altra vicenda mette a nudo la logica di sfruttamento che guida certe visioni politiche e imprenditoriali. The Great Trust è un piano elaborato durante l’Amministrazione Trump con la partecipazione di figure di spicco della politica europea ed ex leader progressisti, volto a trasformare Gaza in un polo di lusso per ricchi investitori e turisti internazionali.

Il progetto prevede dieci grandi opere immobiliari e infrastrutturali, legate alle petromonarchie del Golfo, che avrebbero come presupposto fondamentale l’allontanamento forzato della popolazione palestinese. La “soluzione” ideata appare quasi grottesca: la distruzione di Gaza, seguita da una “tokenizzazione” delle proprietà. I palestinesi riceverebbero in cambio dei loro beni dei gettoni elettronici, simbolici e di scarso valore, più un pacchetto di 5000 dollari e un anno di approvvigionamento alimentare per trasferirsi altrove.

Dopo dieci anni, in teoria, questi gettoni potrebbero essere usati per acquistare un appartamento nella nuova Gaza “di lusso”. In realtà, il piano è concepito affinché la popolazione palestinese, schiacciata dalla povertà, sia costretta a cedere i gettoni alle grandi società immobiliari, che li riunirebbero per ottenere il controllo degli appartamenti destinati a clienti ben più facoltosi: uomini d’affari arabi e investitori occidentali.

Dietro una retorica di “ricostruzione” e “opportunità”, si cela un gigantesco meccanismo di espropriazione e di pulizia etnica mascherata. L’operazione non solo cancella la presenza palestinese da Gaza, ma la trasforma in una farsa contrattuale, dove una popolazione viene indotta ad abbandonare la propria terra con l’illusione di un compenso che, nei fatti, rappresenta soltanto una beffa.

Dunque, a ben vedere, le due vicende, pur diverse, si intrecciano nel mostrare un aspetto comune: l’uso distorto del potere politico ed economico per ridurre al silenzio individui e interi popoli. Che si tratti di impedire a una relatrice ONU di esercitare i suoi diritti finanziari o di immaginare la trasformazione di Gaza in un parco giochi per miliardari, ciò che emerge è un quadro inquietante di dominio, ipocrisia e cinismo.

Dietro il paravento delle “democrazie”, si rivela un meccanismo in cui la giustizia diventa un ostacolo da neutralizzare e la ricostruzione un pretesto per arricchire élite già privilegiate.

Tratto da: Kultur Jam

Dal silenzio imposto a Francesca Albanese al futuro di Gaza trasformata in resort
Dal silenzio imposto a Francesca Albanese al futuro di Gaza trasformata in resort

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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