LA FINE DI OGNI ILLUSIONE DISTRUGGERA’ IL SISTEMA

a cura di Etna Da Roma

Tratto da “Il Regno della della Quantità e i Segni dei Tempi”

Introduzione

Già da tempo ci eravamo proposti di dare alla “Crise du monde moderne” un seguito più rigorosamente «dottrinale», appunto con lo scopo di mettere in luce alcuni aspetti di tale spiegazione dell’epoca attuale secondo la prospettiva tradizionale, prospettiva a cui sempre ed esclusivamente intendiamo attenerci, in quanto, per le ragioni su esposte, essa è, in questo caso, la sola valevole o meglio l’unica possibile, poiché, al di fuori di essa, una spiegazione del genere non è nemmeno tentabile.

Circostanze diverse ci hanno costretto a rinviare fino a questo momento la realizzazione di tale progetto, cosa di scarsa importanza per chi abbia la certezza che tutto succede necessariamente al momento adatto, e spesso in modi imprevisti e completamente indipendenti dal nostro volere.

Contro questo genere di cose nulla può la fretta febbrile che i nostri moderni contemporanei apportano a tutte le loro azioni; tale fretta, anzi, non può che produrre agitazione e disordine, cioè effetti del tutto negativi.

Del resto, non sarebbero certamente «moderni» se fossero in grado di capire i vantaggi che si hanno a seguire le indicazioni fornite da quelle circostanze, le quali, ben lungi dall’essere «fortuite» come essi immaginano nell’ignoranza di certe leggi, sono invece espressioni più o meno particolari dell’ordine generale, sia umano che cosmico in cui, volenti o nolenti, tutti dobbiamo integrarci.

Fra i tratti caratteristici della mentalità moderna, e come argomento centrale del nostro studio, prenderemo subito in esame la tendenza a ridurre ogni cosa al solo punto di vista quantitativo; questa tendenza è talmente radicata nelle concezioni «scientifiche» degli ultimi secoli, e diffusa altrettanto nettamente negli altri campi come ad esempio quello dell’organizzazione sociale, da permettere quasi di definire la nostra epoca (salvo una restrizione la cui natura e necessità appariranno in seguito) essenzialmente e innanzi tutto come il «regno della quantità».

Se adottiamo questa caratteristica a preferenza di qualsiasi altra non è tanto o principalmente perché sia più visibile o meno contestabile, ma perché ci appare come veramente fondamentale, dato che tale riduzione al quantitativo traduce rigorosamente le condizioni della fase ciclica raggiunta dall’umanità nei tempi moderni, e perché la tendenza in questione dopo tutto conduce logicamente al punto d’arrivo di quella «discesa» effettuantesi, a velocità sempre più accelerata, dall’inizio alla fine di un “Manvantara”, cioè nel corso di tutta la manifestazione di una umanità come la nostra.

Tale «discesa», come abbiamo già avuto occasione di affermare, non è altro che il graduale allontanamento dal principio inerente ad ogni processo di manifestazione; in virtù delle condizioni speciali di esistenza cui il nostro mondo deve sottostare, il punto più basso riveste l’aspetto della quantità pura priva di qualsiasi distinzione qualitativa.

E’ ovvio che si tratta esclusivamente di un limite, e che quindi si può parlare solo di «tendenza», poiché nello svolgimento del ciclo tale limite non può assolutamente essere raggiunto, trovandosi in qualche modo al di fuori e al di sotto di qualsiasi esistenza realizzata o realizzabile.

Al fine di evitare equivoci, e per rendersi conto di ciò che può dar luogo a certe illusioni, occorre fin dall’inizio sottolineare che, in virtù della legge di analogia, il punto più basso è come un riflesso oscuro o un’immagine invertita del punto più alto; ne deriva la conseguenza, paradossale solo in apparenza, che l’assenza più completa di qualsiasi principio implica una specie di «contraffazione» del principio stesso, espressa da taluni in forma teologica con l’affermazione: «Satana è la scimmia di Dio».

Questa osservazione può essere di grande aiuto per capire alcuni dei più oscuri enigmi del mondo moderno, enigmi non riconosciuti come tali perché nemmeno avvertiti, e la cui negazione costituisce una condizione indispensabile per il mantenimento di quella specifica mentalità che permette a tale mondo di esistere.

SE I NOSTRI CONTEMPORANEI RIUSCISSERO, NEL LORO INSIEME, A VEDERE CHE COSA LI DIRIGE, E VERSO CHE COSA REALMENTE TENDONO, IL MONDO MODERNO CESSEREBBE IMMEDIATAMENTE DI ESISTERE COME TALE, in quanto quel «raddrizzamento», cui spesso abbiamo fatto allusione, non mancherebbe di operarsi proprio per questo solo fatto.

Ma poiché tale «raddrizzamento» presuppone che si sia giunti al punto d’arresto in cui la «discesa» è interamente compiuta, e in cui «la ruota cessa di girare» (almeno in quell’istante che segna il passaggio da un ciclo ad un altro), fin quando questo punto non sarà effettivamente raggiunto queste cose non potranno essere comprese dalla maggioranza della gente, saranno comprese soltanto dall’esiguo numero di coloro che saranno destinati, in una misura o in un’altra, a preparare i germi del ciclo futuro.

A questo punto bisogna anche dire che, per tutto quanto stiamo esponendo, è sempre ed esclusivamente a questi ultimi che abbiamo inteso rivolgerci, senza preoccuparci dell’inevitabile incomprensione degli altri; è vero che questi altri, ancora per un certo tempo, sono e devono essere la stragrande maggioranza, ma è appunto nel «regno della quantità» che l’opinione della maggioranza può pretendere di esser presa in considerazione.

René Guénon

LA FINE DI OGNI ILLUSIONE DISTRUGGERA' IL SISTEMA
LA FINE DI OGNI ILLUSIONE DISTRUGGERA’ IL SISTEMA

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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