a cura di Gabriele Lungo
“Nulla di ciò che sta accadendo in Palestina – e per estensione, in Medio Oriente – sarebbe stato possibile senza la campagna islamofobica sistematicamente condotta in questi anni da molte fazioni politiche, realtà sociali e media mainstream. Il messaggio [talora perfino esplicito ed a chiare lettere, e considerato inaccettabile ove fosse rivolto a qualsiasi altra minoranza] è che gli “islamici” sono pericolosi, e perciò ammazzabili: sono alla stregua di subumani. La continua, quotidiana alimentazione di diffidenza e pregiudizi diffusi verso i musulmani in genere, e la costruzione dello spauracchio del cosiddetto “terrorismo islamico”, hanno consentito di mantenere uno stato di costante paura e allerta nel mondo “occidentale”, in modo da rendere l’opinione pubblica inerme e controllare qualsiasi moto di critica, di protesta o di solidarietà. In tal modo, è stato possibile mobilitare una fantomatica “guerra al terrorismo” in Medio Oriente – regione a prevalenza musulmana, ove sono stati provocati milioni di morti in oltre 20 anni di violenze: la propaganda islamofoba ha coperto le ragioni della pura supremazia geopolitica e dello sfruttamento delle risorse naturali, delegittimando e criminalizzando a priori qualsiasi forma di resistenza popolare.
L’esito di questo processo è stato la normalizzazione della disumanizzazione dei popoli da sacrificare alla ragion economica: se oggi di fatto è possibile “tollerare” decine, centinaia di Palestinesi morti ogni giorno, deprivati di qualsiasi diritto, è perché nel corso degli anni precedenti è stata resa “tollerabile” la morte di centinaia di migliaia di civili in quel “altrove” islamico, negandogli qualsiasi dignità.”
(Dott. Batul Hanife)

