di Lelio Antonio Deganutti
18 Settembre 2025
Nella storia sovietica non mancano episodi in cui mito e politica si intrecciano, generando racconti sospesi tra realtà storica e suggestione. Uno dei più affascinanti riguarda la tomba di Tamerlano (Timur, 1336-1405), il grande condottiero centroasiatico, e la decisione di Iosif Stalin di non trasferirne le spoglie a Mosca, per timore di maledizioni e rovesci storici.
L’apertura della tomba a Samarcanda
La vicenda prende forma nel giugno del 1941, quando un gruppo di archeologi sovietici, guidati da Mikhail Gerasimov, aprì la tomba di Tamerlano nel mausoleo di Gur-e-Amir, a Samarcanda. L’obiettivo ufficiale era quello di studiare i resti del conquistatore, ricostruendone il volto e confermando la veridicità delle cronache storiche.
Secondo la leggenda popolare, però, sul sarcofago di Tamerlano era inciso un monito: “Chi aprirà questa tomba scioglierà un conquistatore più terribile di me”. Profezia che assunse un significato inquietante: tre giorni dopo, il 22 giugno 1941, la Germania nazista diede avvio all’Operazione Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica.
Stalin e la paura della maledizione
Stalin, pur uomo di apparato e materialista, nutriva un rispetto particolare per il simbolismo storico. Era affascinato dalla figura di Tamerlano, considerato un esempio di stratega implacabile, capace di unificare vasti territori attraverso la guerra e l’autorità. Proprio per questa stima, inizialmente si pensò di trasferire i resti di Tamerlano a Mosca, per porli sotto la protezione dell’URSS e trasformarli in un trofeo di potere.
Ma la coincidenza tra l’apertura della tomba e l’attacco nazista non poteva passare inosservata. La superstizione – o, forse, un calcolo politico prudente – spinse Stalin a evitare qualsiasi ulteriore “provocazione” al destino. Ordinò che i resti venissero ricomposti con tutti gli onori a Samarcanda, nel dicembre del 1942, poco prima della decisiva battaglia di Stalingrado. Non pochi videro in quel gesto un tentativo di “placare” lo spirito del conquistatore.
La peculiarità della tomba di Tamerlano
Il mausoleo di Gur-e-Amir, che custodisce la sepoltura di Tamerlano, è uno dei monumenti più straordinari dell’arte timuride. Esternamente colpisce per la grande cupola turchese, decorata da complesse geometrie e iscrizioni coraniche, simbolo di potere e spiritualità.
All’interno, la tomba si distingue per il suo sarcofago in giada nera, un materiale raro e prezioso che, secondo la tradizione, avrebbe proprietà protettive e mistiche. Questo elemento unico – insolito per le sepolture islamiche dell’epoca – accentua il carattere leggendario del sepolcro, tanto che nei secoli si diffuse la credenza che fosse circondato da una forza soprannaturale. La combinazione di magnificenza architettonica e aura di mistero ha reso la tomba di Tamerlano un luogo carico di suggestione, perfetto terreno per alimentare timori e leggende come quella che impressionò Stalin.
Tratto da: Giornale Sera

