PLATONE E LA SELEZIONE DEI MIGLIORI

a cura di Carlo di Weiblingen

Platone: La selezione dei migliori e la concezione dello Stato come Ordine virile.

L’ordine platonico riceve un senso ed una qualificazione dalla sua élite. Essa non rappresenta soltanto la direzione politica, ma anche la giustificazione superiore dello Stato di fronte ai valori della civiltà. Lo Stato esiste per garantire la giustizia, per mettere ognuno al posto adatto ma anche per creare esemplari di un’umanità superiore, un gruppo scelto di aristocrati educati al controllo di sé culminante in una equipe di sapienti padroni delle verità ultime. Questa educazione rappresenta la vera fondazione della città che si confonde con l’Ordine ascetico-guerriero-intellettuale che la regge. Per la formazione della elite ogni disciplina è chiamata in causa, ogni possibile selezione presa in esame. Platone, passando via dalle crude prescrizioni d’igiene razziale ai duri esercizi ginnici e militari, dalla severa formazione umanistica alla disciplina filosofica degli iniziati alla contemplazione del Bene, traccia una serie di cerchi selettivi sempre più stretti per definire il magico spazio dove possa crescere l’uomo superiore.

La prima selezione è quella razziale. Scrive Kurt Hildebrandt nella sua classica opera: “Platone, secondo il modello di Sparta, è il fondatore spirituale dell’eugenetica. I popoli giovani posseggono l’istinto della necessità di una selezione, istinto che suole scomparire nell’epoca del commercio e delle comunicazioni. Perciò, nell’epoca delle caotiche mescolanze di razze è necessario chiarire le condizioni della selezione umana”. La selezione importa più della pietà: in queste dure parole è sintetizzato il pensiero di Platone in questo scabroso ramo della politica. L’eugenetica rappresenta, quindi, il primo gradino della selezione dei migliori.

Il secondo è costituito dalla ginnastica. In Platone corpo ed anima sono strettamente congiunti come materia e forma e l’uno non può essere educato separatamente dall’altra. La ginnastica rappresenta lo sforzo dell’anima di dominare il corpo e di conferirgli armonia che testimoni la vittoria dell’interiorità sull’esteriorità, dell’incorporeo sul corporeo. Conseguentemente l’elite platonica, i mille guardiani preposti alla direzione dello Stato, deve essere educata con la musica e con la ginnastica. Ma una formazione meramente umanistica e sportiva non basterebbe. Non basta creare dei veri uomini ma anche dei spiriti limpidi o inesorabili che non si lasciano intorbidare l’anima dal piacere e dal dolore. L’elite, come l’oro con il fuoco, va saggiata coi piaceri e col dolore perché sia all’altezza dei compiti politici che le sono affidati. Ma la classe dei guardiani non rappresenta ancora la sommità dello Stato. Essa vigila sulla società, forte di buone credenze, a lei inculcate con l’educazione e col Mito ma senza possedere la vera Sapienza. In questo ci appare simile alla casta guerriera indiana degli Ksatrya il cui attributo è la Bakhti, le fede, mentre la conoscenza è riservata ai Brahmani.

La direzione suprema dello Stato è perciò appannaggio dei filosofi. Ma il filosofo non è l’erudito e il sofista, l’acchiappanuvole ma il sapiente di autorità regale e di natura divina, a lungo maturato nella vita e nella lotta. La tragedia della filosofia sta appunto in questo che, in un’epoca che ha scisso la cultura dalla vita, i veri uomini disertano la filosofia intorno alla quale invece si affollano retori chiacchieroni. Perciò i filosofi platonici verranno scelti tra i guardiani di cui condivideranno l’educazione ginnica e guerriera. Più tardi, gradualmente, si apriranno i loro occhi alle verità supreme per mezzo dell’educazione intellettuale nel corso della quale essi vengono iniziati alla matematica, all’astronomia e alla dialettica. Quest’ultima è l’arte suprema, quella di saper vedere l’universale nel particolare, di saper cogliere nell’opaca immagine d’un istante lo scintillio dell’Essere immutabile ed eterno. La filosofia platonica non si esaurisce nel campo della ricerca intellettuale e della cultura, il filosofo si eleva alla verità suprema attraverso un procedimento rigorosamente razionale ma il soggetto ultimo è trascendentale ed indefinibile. E’ per questo che il mito dei filosofi che dalla caverna dell’ignoranza si elevano alla luce del Sole delle Idee ha tratti chiaramente mistici ed iniziatici, sia pure di una mistica lucida, diurna, asciuttamente luminosa ed apollinea. Ci troviamo di fronte ad un’ascesi visiva mediante la quale si scorgono via via le Idee più alte, fino all’Idea del Bene, perno della ruota solare, motore immobile intorno a cui si volgono le braccia della rotazione universale. Le Idee, oggetto di questa contemplazione sono i modelli eterni ed indistruttibili delle cose. Esse preesistono alle cose singole e sopravviveranno loro. Vivono fuori dal tempo, forme perfette irradianti pura chiarità, in una regione celeste chiamata Iperuranio. L’ascesa del filosofo verso di esse si configura perciò come un viaggio verso un remoto paese celeste e significativamente Platone paragona i supremi reggitori dello Stato a coloro che dall’Ade sono saliti tra gli Dèi.

Platone, con una lunga e paziente selezione del sangue migliore, delle forze più sane, degli ingegni più alti, ci ha gradualmente condotti, come per cerchi montagnosi sempre più stretti ed impervi, all’acrocoro nevoso che domina il suo sistema politico, alle cime splendenti dove in eterna chiarità dimorano i capi spirituali.

[Adriano Romualdi]

Fahrenkrog Ludwig, the holy hour, 1918

PLATONE E LA SELEZIONE DEI MIGLIORI
PLATONE E LA SELEZIONE DEI MIGLIORI

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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