a cura di Paolo Consiglio
«Basta genocidio. Sta rovinando tutto. Fermatelo ora».
Sono le parole gridate da Ilan Volkov poco prima che la polizia lo portasse via di peso. Non un attivista qualsiasi, ma uno dei direttori d’orchestra più conosciuti di Israele, applaudito nei teatri d’Europa e d’America. La sua colpa? Aver detto apertamente ciò che lo Stato non vuole sentire.
Volkov ha parlato senza filtri:
«Ciò che accade nella Striscia di Gaza è atroce e orrendo. Io amo il mio Paese, ma sono addolorato per le sofferenze inflitte su scala inimmaginabile nei confronti di palestinesi innocenti, uccisi a migliaia, dispersi dalle loro case, privati di scuole e ospedali, ignari di quando potranno avere il prossimo pasto. Dobbiamo fermare il genocidio ora. Fermatelo!».
Il contesto non lascia spazio ai dubbi: un artista che mette da parte la carriera e il prestigio internazionale per pronunciare la parola proibita — genocidio — davanti alle telecamere. Una parola che, secondo l’ONU, descrive senza eufemismi ciò che avviene a Gaza.
Il suo arresto è stato rapido, quasi a spegnere sul nascere la scintilla. Ma le immagini della scena sono già virali: da un lato Volkov che parla di umanità, dall’altro uno Stato che lo zittisce.
Il contrasto è feroce.
Da una parte un uomo che sceglie la verità anche a costo della libertà personale.
Dall’altra un Paese che reprime persino chi denuncia la distruzione in atto.
La musica, per Volkov, si è trasformata in resistenza. E la sua voce, spezzata da un arresto, rischia di diventare ancora più forte, perché ora non appartiene solo a lui, ma a chiunque rifiuti di tacere.
Che le sue parole facciano il giro del mondo.
Paolo Consiglio
Fonti principali:
– La Repubblica – “Gaza, ‘Basta genocidio’: arrestato direttore d’orchestra israeliano Ilan Volkov” (20 settembre 2025).
– Commissione internazionale d’inchiesta ONU – Rapporto 2025 su Gaza.
– Testimonianze e riprese diffuse dai media durante la manifestazione.
Nota editoriale:
Questo testo è un’opinione critica fondata su dichiarazioni pubbliche e fonti verificabili. Ogni affermazione è contestualizzata alla luce del diritto internazionale e del quadro umanitario attuale. L’articolo si colloca nel pieno esercizio della libertà di stampa e di pensiero, principi cardine di una società democratica.
Foto: Repubblica.it – immagine usata a scopo giornalistico e di commento, nei limiti del diritto di cronaca.

