di Carlo Weiblingen
La bilancia ha sempre simboleggiato la via del ritorno all’unità, al non manifestato, poiché il “manifestato” è soggetto alla dualità e alle opposizioni. L’equilibrio dei due piatti allude a una dimensione che trascende il tempo-spazio, ovvero la materia. Soltanto situandosi al centro della bilancia, nella immobilità dell’ago, si possono capire le opposizioni come complementari. Il segno si addice al periodo in cui cade l’equinozio d’autunno, quando la durata del dì e della notte si equivalgono, a simboleggiare psicologicamente la condizione nella quale il crepuscolo di un autunno fisico, esteriore, è bilanciato da una primavera spirituale. “Questo crepuscolo autunnale della natura” scrive Barbault “è in dialettica con l’aurora dell’anima, simboleggiata dall’esaltazione di Saturno il quale valorizza le tendenze al distacco, alla privazione, alla rinuncia, in altri termini, la vittoria dello Spirito sulla materia”.
[Alfredo Cattabiani, Planetario]

