di Luca Rudra Vincenzini
“Mandapāla seguì la via dei saggi, trattenendo il seme in castità, praticò il tapas e vinse i sensi, ma quando morì nell’altro mondo non ricevette alcuna ricompensa…”, Mahābharata.
Nella letteratura ascetica indiana la castità e la ritenzione del seme sono temi centralissimi (cfr: Śiva, Prajāpati, etc. ed il potere creativo associato al tapas/astinenza meditativa). Seppur questi erano considerati punti focali dalle compagini spirituali, non erano per nulla visti di buon grado dal resto della società.
Per il credo vedico, infatti, un uomo è degno di tale nome se ha figli, soprattutto maschi. Ciò sia perché la progenie garantiva un futuro prospero alla famiglia, sia perché i maschi erano incaricati delle onoranze funebri, in mancanza delle quali l’anima del defunto genitore sarebbe divenuto un fantasma (preta).
All’importanza della progenie, le credenze, sorte in seno ai gruppi ascetici upaniṣadici, contrapposero l’astinenza e la non filiazione, non solo come pratica spirituale ma anche come protesta sociale.
Gli asceti anarchici ed il tantrismo, poi, diedero un altro giro di ruota alla questione sessuale: né la sola astinenza, né il mero atto per procreare, bensì la pratica al fine del piacere (sukha), della beatitudine mistica (ānanda) e dei poteri psichici (siddhi), anche con l’utilizzo e la bibizione delle sostanze gonadiche (rājaḥ pāna-bevanda con i fluidi femminili, retas varṣaṇa-versamento del seme e ārtava-sangue mestruale) come parti integranti dell’atto.
Una cosa interessante da osservare, a mio avviso, è che in tutte e tre queste applicazioni della sessualità: filiazione, ascesi e trasgressione, l’umanità ha sempre legato la dimensione sessuale al rito. Questo per sedare il senso di colpa che si associa al non riuscire a gestire la forza vitale della passione (kāma). Il rituale funge non solo da spazio sacro ma, anche e soprattutto, da contenitore delle ansie: il rito fa sentire l’essere umano, a torto o a ragione, in linea con la volontà divina che lo sovrasta e che lo spaventa.
Nella foto ballerina thailandese che interpreta una seducente Apsarā.

