DIVIDE ET IMPERA

di Luciana Briganti

(ovvero: la guerra tra poveri favorisce il Male)

E’ naturale avere dubbi, timori, antipatie verso chi non la pensa come noi, verso chi in passato ci ha traditi, feriti, offesi. Sono sentimenti legittimi. Ma di fronte a un nemico davvero potente, se davvero vogliamo cambiare le cose, se vogliamo che la nostra voce abbia forza, non possiamo restare isolati. È in momenti come questi che possiamo imparare cosa significa PENSARE STRATEGICAMENTE.

Un proverbio antico ci ricorda: “Il nemico del mio nemico è mio amico”. Questa massima ha radici molto antiche, compare in testi come l'”Arthashastra” (un trattato indiano di strategia e politica risalente al IV secolo a.C.) e in latino si diffuse nella forma “Amicus meus, inimicus inimici mei” (amico mio, il nemico del mio nemico), diventando parte del linguaggio diplomatico e politico europeo nei secoli successivi.

Questo non significa che dobbiamo fingere di essere identici a chi combatte al nostro fianco, o rinunciare alle nostre idee: significa trovare un terreno comune quando il pericolo è più grande. Come nel “Signore degli Anelli”, quando Nani, Elfi e Uomini – pur con le loro diffidenze, antipatie feroci e pregiudizi – si unirono per affrontare il Male più oscuro: Sauron. È solo unendo le forze e andando oltre le divisioni, che si può affrontare qualcosa che nessuno di questi gruppi da solo avrebbe potuto sconfiggere.

Negli ultimi giorni, questa lezione ha trovato una realtà concreta: quasi 500 uomini e donne provenienti da vari paesi si sono messi in mare in una Flotilla, con navi a vela e barche civili, per portare un messaggio di pace e solidarietà verso un popolo che da decenni soffre sotto le bombe. Hanno rischiato: il mare, le minacce, l’impiego di bombe stordenti e incendiarie, l’abbordaggio in acque internazionali, il sequestro temporaneo degli equipaggi, i maltrattamenti. Tutto questo mentre l’esercito israeliano viola costantemente le norme del diritto internazionale e umanitario – come quelle previste dai Trattati di Ginevra – che stabiliscono che anche nelle zone di guerra deve essere garantito un corridoio umanitario.

In Italia (e non solo), dopo decenni di sofferenze atroci subite dal popolo Palestinese, la società civile si è attivata, la risposta dopo l’ennesima prevaricazione dell’esercito israeliano è stata immediata: piazze piene, proteste, manifestazioni, lo sdegno è trasversale.

Fra tutti si è mobilitata anche la CGIL chiedendo uno sciopero generale per manifestare solidarietà. Ma alle manifestazione hanno partecipato anche coloro che non si riconoscono nelle ideologie della “sinistra progressista”, degli ambienti woke, o arcobaleno, le PERSONE hanno sentito che questa causa è una causa UMANA, non di destra o sinistra. Molte persone sono passate sopra la strumentalizzazione politica. Non tutte.

Ed è proprio qui che entra in gioco l’elemento del “divide et impera” che chi detiene il potere ed ha interesse a mantenerlo utilizza. Così si cerca di frammentare il dissenso, far scadere la solidarietà in litigio, far diventare le differenze – religiose, ideologiche politiche e culturali – motivo di separazione anziché occasione di alleanza. Ma la posta in gioco è troppo alta per cadere ancora in questo tranello.

Solo quando un popolo non cede alla paura, alla diffidenza, al pregiudizio, ma sceglie di restare unito, diventa forza concreta.

Come diceva Che Guevara: “El pueblo unido jamás será vencido”. Il popolo unito non può essere sconfitto. Questo non vuol dire che ogni alleanza sia perfetta, che non ci siano tensioni o opinioni divergenti, talvolta opposte. Ma proprio queste differenze, se affrontate con rispetto, diventano ricchezza – diventano parte del tessuto che tiene insieme una comunità forte, un Paese, in nome di un valore più alto, di una causa di pace e giustizia.

Perciò: davanti a problemi così importanti – a guerre, ingiustizie, violazioni dei diritti umani – non possiamo permetterci di restare divisi. Serve coraggio non solo di stare accanto agli altri, ma di cercare alleati, di costruire ponti, di superare vecchi rancori, antipatie e pregiudizi. Serve che la società civile, tutti noi, impariamo a guardare oltre le etichette. Perché il nemico oggi è la negazione dell’umanità, non il vicino che la pensa diversamente su alcune cose.

“Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.” [Matteo 5:23-24] E’ Gesù che ci invita a riconciliarci con chi ha qualcosa contro di noi, l’invito è: non lasciarsi vincere dal male, ma vincerlo con il bene.

L’Unione fa la forza. Non con la violenza ma con la pace nel cuore e per Amore si sconfigge il Vero Male.

Come dentro così fuori. A buoni intenditori.

DIVIDE ET IMPERA
DIVIDE ET IMPERA

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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