a cura di Giuseppe Aiello
Una bellissima e profonda riflessione dell’amico Marco Pavoloni rielaborata in termini islamici.
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“Il sonno della ragione genera mostri” (El sueño de la razón produce monstruos) è un’acquaforte e acquatinta realizzata nel 1797 dal pittore spagnolo Francisco Goya
La celebre incisione di Goya “El sueño de la razón produce monstruos” è una delle espressioni più enigmatiche e travisate dell’arte moderna — e, se riletta alla luce dell’Islam, il suo significato si trasforma da mera denuncia illuminista in una profonda parabola metafisica.
Il significato apparente è quello della Ragione che dorme:
Nel contesto storico dell’opera (fine XVIII secolo), Goya intendeva denunciare l’oscurantismo, la superstizione e la follia che emergono quando la ragione “dorme”, cioè abdica al proprio compito di illuminare la realtà. Il “sonno” diventa così simbolo dell’ignoranza e del ritorno dell’irrazionale. Tuttavia, già nel doppio senso della parola “sueño” — sogno e sonno — si annida un’ambiguità che apre a un’interpretazione più profonda: il sogno come visione, come immaginazione che non è solo illusione, ma anche canale dell’invisibile.
La chiave tradizionale di lettura: la separazione tra ragione (aql) e intelletto (lubb)
Nella prospettiva della philosophia perennis, la ragione (ratio, AQL) è soltanto una facoltà discorsiva, analitica, subordinata all’intelletto puro (intellectus-latino, nous-greco, buddhi-sanscrito, o LUBB-arabo), che è luce immediata, intelligenza intuitiva e sovrarazionale.
Quando l’uomo moderno ha separato la ragione/AQL dall’intelletto/LUBB — confondendo la chiarezza logica con la luce spirituale — la ragione/AQL è divenuta cieca, pur credendosi illuminata.
È allora che, paradossalmente, il sonno dell’intelletto/LUBB genera la veglia dei mostri: mostri mentali, ideologici, psicologici, prodotti da una ragione chiusa nell’immanenza, priva del suo principio trascendente.
I “mostri” come forme dell’infraumano
Nel simbolismo tradizionale, il “mostro” è sempre una forma irregolare, una deviazione dalla norma ontologica e reale. Esso rappresenta l’inversione dell’ordine gerarchico dell’essere: l’inferiore che domina il superiore, l’istinto e l’ego/NAFS AMMARA che sottomette l’intelletto/LUBB, il caos che prende il posto del cosmo.
Così, i mostri di Goya non sono solo incubi psicologici, ma emanazioni del mondo profano, proiezioni dell’anima privata del suo asse verticale (QUTB).
Essi sorgono non quando l’uomo rinuncia alla ragione/AQL, ma quando egli assume la ragione/AQL come unico lume, dimenticando la Luce da cui essa proviene.
L’inversione moderna e il regno della tenebra lucente.
La modernità, pretendendo di fondarsi sulla ragione/AQL autonoma, ha in realtà consegnato la ragione/AQL al suo opposto: all’irrazionale camuffato da razionalità. Da qui il proliferare dei “mostri” ideologici — scientismo, psicanalisi, relativismo, nichilismo, individualismo, desiderio di “perdersi” e “disconnettersi” — che sono maschere del medesimo vuoto.
La ragione/AQL, senza l’intelletto/LUBB, diviene come una lanterna che illumina soltanto la superficie del reale, lasciando tutto ciò che è essenziale nell’ombra. È la “tenebra lucente” del mondo moderno.
La frase di Goya, quindi riletta alla luce dell’Islam, può dunque essere rovesciata nel suo senso più alto:
“Non è il sonno della ragione/AQL a generare mostri, ma la ragione/AQL che si crede sveglia mentre dorme il suo intelletto/LUBB”.
Quando la ratio non è più guidata dall’intellectus, essa diventa cronaca dell’immanente — sterile, ripetitiva, cieca al Principio.
I “mostri” che ne scaturiscono sono forme della miscredenza (KUFR): l’uomo senza centro, la scienza senza sapienza, la luce che non illumina ma acceca. Una mera illusione che svia e inganna chi “crede” in essa, ma che svela il Reale (HAQQ) a chi sa vedere “oltre” essa.

