a cura di Giuseppe Aiello
Stanno girando in queste ore notizie sulle proposte di legge nel Parlamento italiano in cui si parla anche di vietare – cito letteralmente – “certificati di verginità per motivi non sanitari”, associandoli alle comunità islamiche e all’Islam, ritengo doveroso fare chiarezza su questo punto, sempre attingendo all’Islam Tradizionale delle scuole giuridiche classiche, e non alle deviazioni culturali e dottrinali moderne.
La richiesta di “certificati di verginità” purtroppo avviene in certi ambienti di cultura islamica, non si può negare. Ma ciò ha un fondamento nel fiqh classico e tradizionale, tale da essere associato – a livello di mass media e di opinione pubblica occidentale – all’Islam, tanto da essere addirittura inserito in una legge dello stato?
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DISTINZIONE TRA DONNA VERGINE (BIKR) E DONNA NON VERGINE (THAYYIBAH) NEL FIQH TRADIZIONALE
Nei testi classici (sunniti e sciiti), i contratti matrimoniali distinguono spesso tra:
• Bikr (vergine): donna che non ha avuto rapporti sessuali prima del matrimonio.
• Thayyibah / Mu’tamadah (non vergine o vedova/divorziata): donna che ha avuto esperienze sessuali o è stata sposata prima.
Questa distinzione è rilevante principalmente per la dote (mahr) e in alcuni casi per la consentibilità del matrimonio secondo il fiqh classico. Tuttavia, l’accertamento non avviene tramite esame medico.
Come viene stabilita la condizione pre-matrimoniale
a) Dichiarazione della donna
• La giurisprudenza classica fa affidamento sull’onestà e dichiarazione della donna.
• Nei contratti matrimoniali tradizionali, lo status di verginità viene dichiarato dalla donna o dalla sua famiglia, e il matrimonio si conclude sulla base di questa fiducia.
• La donna ha l’obbligo morale e legale di non mentire al momento del contratto; la responsabilità della verità ricade su di lei.
b) Testimonianze della famiglia
• In alcune scuole (principalmente hanafi e ja’fari), la famiglia della donna può confermare la sua castità.
• L’autorità giuridica del fiqh non prevede esami fisici; la conferma si basa su fiducia, reputazione e testimonianze.
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Corano e Hadith
• Il Corano non prescrive alcun esame medico per accertare la verginità. L’idea che una donna debba dimostrare la propria verginità non compare nei testi canonici.
• Gli hadith autentici non contengono alcuna norma che imponga o raccomandi un “certificato di verginità” prima del matrimonio. Alcuni hadith parlano della virtù della castità prima del matrimonio, ma sono riferimenti morali e non procedurali o medici.
Sunniti: Hanafi, Maliki, Shafi’i, Hanbali
• Il principio generale del fiqh è che la donna sposata deve essere libera da impedimenti legali, ma la condizione della verginità non è formalmente richiesta.
• Alcuni giuristi discutono della possibilità di rifiutare il matrimonio se vi fosse il sospetto di adulterio o fornicazione (zina) passato (nei libri di giurisprudenza sulla dote e contratto matrimoniale, nikah), ma si tratta di sospetti morali, non di obbligo di certificazione medica.
• La scuola Hanbali menziona, in testi medievali, che in caso di dubbio sulla castità della sposa, il marito può rifiutare di consumare il matrimonio, ma senza riferimento a esami medici sistematici.
Sciiti: Ja’fari
• La dottrina sciita considera la castità pre-matrimoniale una virtù morale, ma non impone esami medici.
• Nei testi di fiqh ja’fari, come il al-Urwa al-Wuthqa o al-Kafi (testi di diritto e tradizioni), non si trova l’obbligo di verificare la verginità con esami fisici. L’accento è su fiducia, onestà e integrità morale.
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Questioni legali
• In caso di accuse di adulterio o impurezza morale, la legge islamica classica può richiedere testimonianze, ma mai un esame medico preventivo.
• Il concetto di “certificato di verginità” è quindi una pratica CULTURALE O MODERNA, influenzata da norme sociali locali o leggi statali, NON DA PRESCRIZIONI RELIGIOSE.
• In alcuni paesi a maggioranza musulmana, pratiche come i certificati di verginità vengono imposte da medici o uffici pubblici per motivi sociali, ma NON HANNO FONDAMENTO NELLE FONTI RELIGIOSE TRADIZIONALI.
• Molti giuristi criticano queste pratiche perché:
1. Non hanno validità legale o religiosa.
2. Possono violare la privacy e la dignità della donna.
3. Possono essere scientificamente inaffidabili, perché la verginità non è sempre verificabile da un esame fisico.
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Conclusione
• Nei testi classici sunniti e sciiti non esiste un obbligo giuridico di accertare la verginità prima del matrimoniom tantomento con un certificato medico
• La condizione di verginità è attestata attraverso dichiarazione e reputazione, non attraverso esami fisici.
• La castità pre-matrimoniale è un valore morale, ma
• Il “certificato di verginità” è una pratica culturale o moderna, non un precetto religioso, per cui qualsiasi normativa statale moderna che imponga tali certificazioni non deriva dalla shari’ah classica.
• La fiducia è centrale: si presume che la dichiarazione della donna sia vera finché non ci siano prove contrarie.
• Il matrimonio è valido anche con dubbi: se non ci sono prove concrete di adulterio, il contratto è valido anche se lo status di verginità è incerto.
• La verginità non è una condizione di validità assoluta: è rilevante solo per la dote e per alcune disposizioni economiche, non per la validità del matrimonio in sé.

