a cura di Stefano Bernacchi
L’alba stava appena colorando le montagne quando l’allievo scese nel cortile del tempio.
Il maestro era già lì, immobile come un albero, ma vivo come il vento che muove le sue foglie.
«Oggi parleremo del bacino,» disse il maestro, senza aprire gli occhi. «Il grande asse rotante. Il segreto del potere del Tai Chi.»
L’allievo lo guardò confuso.
«Il bacino? Ma il potere non viene dalle braccia, maestro? Dalla forza del colpo?»
Il vecchio sorrise.
«La forza di un uomo comune nasce dalle braccia. Ma la forza di chi conosce la Via nasce dal vuoto tra cielo e terra… proprio qui.»
Con la mano si toccò la vita, come a indicare un centro invisibile.
Poi iniziò a muoversi.
Ogni passo era lento, ma vibrante. Il suo corpo sembrava disunirsi — spalle, schiena, anche — eppure era un solo fluire.
«Vedi?» disse il maestro, «Tutto è sconnesso, come una bambola di pezza. Ma anche tutto unito, come l’acqua che scorre senza spezzarsi.
Trova la via di mezzo tra il duro e il morbido, tra il pieno e il vuoto. Così nasce il potere vero.»
Il maestro sollevò le braccia e girò il corpo in un cerchio perfetto.
«Quando il bacino ruota, l’intero corpo lo segue. Non pensare alle mani: pensa all’asse che le muove. Così nasce la grande forza rotante.»
«Ascolta bene, ragazzo. Esistono due poteri che vivono in te: il Drago e la Tigre.»
L’allievo si mise in posizione, incuriosito.
«Il Drago,» continuò il maestro, «sale lungo la tua colonna vertebrale. È la forza verticale, stabile e flessibile allo stesso tempo.
Immagina un drago che si arrampica sulla tua schiena, toccando una per una le vertebre, unendole in un solo respiro.»
«Come si chiama questa pratica, maestro?»
«Long Jin – il Potere del Drago.
Mantieni l’intenzione del drago che cerca le ossa: Shou yi long xing sou gu.
Lascia che la testa si sollevi verso il cielo (Ding tou) e il coccige affondi verso la terra (Wei lu zhui).
Così il Qi scende al Dantian, e il tuo centro diventa saldo come una montagna.»
Il maestro fece una pausa, poi ruggì sommessamente, muovendo i fianchi come in una spirale.
«E ora la Tigre,» disse. «La Tigre ruota. È la forza orizzontale, che nasce dai fianchi e dal bacino.
Quando la vita e le anche girano, tutto il corpo diventa un vortice, e l’energia si libera come un colpo improvviso.»
«Hu Jin,» mormorò l’allievo, ripetendo il suono antico.
Il maestro annuì.
«La Tigre insegna l’agilità nella potenza. Dong zhong you jing – nella quiete, il movimento.
Non irrigidire il petto, non forzare le spalle. Lascia che l’intenzione (Yi) guidi il Qi, e che il Qi muova il corpo.
È l’intenzione che comanda, non il muscolo.»
L’allievo iniziò a imitare i movimenti. Il suo corpo oscillava, un po’ incerto, ma vivo.
«Maestro… come faccio a sapere se sto girando con l’asse giusto?»
Il vecchio sorrise.
«Quando non sei più tu a muoverti, ma l’universo che gira in te… allora il bacino è davvero il grande asse rotante.»
E mentre il sole saliva, nel silenzio del tempio, il giovane imparò che la forza non nasce dalla lotta, ma dall’armonia.
Nel suo corpo si accendevano due presenze — il Drago che saliva, e la Tigre che ruotava — uniti nel respiro del Cielo e della Terra.

